The news is by your side.

Peschici, quindici autori per descrivere le tradizioni religiose della civiltà garganica

9

  Avere fra le mani un libro di Teresa Maria Rauzino riveste un solo significato: prepararsi mentalmente e psicologicamente a un rapido inabissamento in un universo di microstorie le quali, una volta collegate fra loro, esplodono come i fuochi di Sant’Elia o di qualsiasi altro patrono garganico omaggiato dal popolo.

Questo succede con i volumi di cui lei è autrice unica (vedi, tra le tante sue produzioni, la rivisitazione dello storico Liceo Lanza di Foggia, frequentato, tra i nomi celebri, anche da Renzo Arbore), ma anche quando si trasfigura in attenta e pignola curatrice di testi scritti a più mani, in cui inserisce, ovviamente, il suo personale zampino. Come questo “Chiesa e religiosità popolare a Peschici” affidato a 15 autori – quinto volume della collana “I luoghi della memoria” – co-curato da Liana Bertoldi Lenoci, dell’Università di Trieste, per il peschiciano Centro Studi “Martella” nell’ambito degli Itinerari del Parco Letterario “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”.
Parco fortemente voluto da altro “illuminato”, Filippo Fiorentino, ormai non più tra noi, e di recente istituito sotto gli auspici della Comunità Montana del Gargano e delle fondazioni “Ippolito Nievo” e “Pasquale Soccio”.
Elegante e ponderoso, il volume viene presentato lunedì 3 marzo, ore 17, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana (Foggia, P.zza XX Settembre), alla presenza del presidente della Provincia, Carmine Stallone, con gli interventi di Pasquale Corsi, ordinario di Storia Medievale Università di Bari, e delle curatrici, coordinati da Gianfranco Piemontese, uno degli autori, e preceduti dalla proiezione del cd di Enzo D’Amato “Kàlena, lo scrigno chiuso”, l’Abazia benedettina (872 d.C.) per il cui recupero la Rauzino, presidente del Centro Studi, si è battuta e continua tenacemente a battersi in una “guerra” che dura da dieci anni e solo ora intravede la conclusione.
Tornando al libro, lo abbiamo appena definito ponderoso, ma solo come numero di pagine, in quanto l’interesse che suscita sin dalle prime battute è tale da non fartene perdere una, man mano che gli argomenti si snocciolano con il successivo cambio d’autore.
E così via via si alternano i temi, passando dalla pittura sacra stile Bauhaus di Bortoluzzi, al capitello erratico che narra la sua storia, dagli argenti della chiesa di Sant’Elia (patrono di Peschici) alla visita pastorale di Vincenzo Maria Orsini futuro papa Benedetto XIII, dalle Confraternite alla devozione per l’Arcangelo Michele, dalle vestigia slave nel dialetto peschiciano all’ipotesi “tecnica” del restauro della citata Abazia, raccontata attraverso i suoi lapicidi, la sua statua lignea, in un susseguirsi sempre più intrigante di argomentazioni che consentono di approcciare le manifestazioni socio-religiose, collegate alle chiese della cittadina garganica e del suo territorio, da vari punti di vista: storico, architettonico, iconografico, devozionale, sociale.
Ovvio che il largo spettro, in cui interagiscono le differenti angolazioni interpretative, fornisce al lettore una chiave in grado di ripercorrere la storia di Peschici secondo differenti vettori i quali, intersecandosi, s’illuminano e si arricchiscono reciprocamente, creando un monumentale e “variegato affresco” che si fa lastra radiografata di storie minime inserite appieno nella ben più vasta storia italo-europea.
Uno studio serio e qualificato, dunque, su uno degli assi portanti dell’identità del nostro Sud, attraverso il pregnante scandaglio del rapporto “secolarereligioso”, lesto a rifarsi a un forte richiamo all’attualità (leggi il ricordato recupero della millenaria Abazia). A cosa mira l’accoppiata Rauzino-Lenoci? Ce lo dicono loro stesse: far diventare questa ricerca una chiave atta ad aprire la porta delle emozioni e l’orgoglio della storia, della cultura autentica e della identità del Gargano.
 
La recensione di Piero Giannini al volume  "Chiesa e religiosità popolare a Peschici" è stata pubblicata a pagina 11 del quotidiano regionale "Puglia " del  1 marzo 2008.

PIERO GIANNINI  

MONSIGNOR D’AMBROSIO SUL LIBRO DEL CENTRO STUDI MARTELLA: “CHIESA E RELIGIOSITA’ POPOLARE A PESCHICI”

Il titolo del volume “Chiesa e religiosità popolare a Peschici” é una grossa sfida che il Centro Studi “Giuseppe Martella” e per esso, in particolare Liana Bertoldi Lenoci e Teresa Maria Rauzino che ne hanno curato l’organizzazione e la sistematizzazione, vogliono affrontare, alla ricerca di quell’humus che, nei secoli addietro, è riuscito a fare di un piccolo e povero aggregato umano una comunità di persone tese a sostenersi in quella difficile, e spesso improba fatica, atta a garantire un sufficiente livello di esistenza.
Questo humus, alla base dell’evoluzione e della storia di Peschici ed esperienza vissuta e conosciuta dagli attori, fruitori e protagonisti di questa storia che siamo noi suoi abitanti, è la fede nelle sue espressioni più semplici e tipiche che qualifichiamo come religiosità popolare, studiata, analizzata e rivisitata nelle pagine del volume, con puntuali, originali e accattivanti interpretazioni.
A Liana Bertoldi Lenoci e a Teresa Maria Rauzino mi corre l’obbligo, come peschiciano e come Vescovo, di una particolare parola di gratitudine per il lavoro che viene pubblicato per onorare la memoria di quell’inedito e singolare certosino della nascosta e ora sempre più svelata storia di Peschici, delle sue tradizioni, della sua religiosità, che è stato Giuseppe Martella.
Non intendo entrare nel merito delle lucide e intelligenti analisi di Libera Iervolino sulle origini e sugli aspetti del culto del Santo Patrono, il Profeta Elia, o sulla documentata, interessante e puntigliosa traduzione degli atti della Visita Pastorale del Cardinale Vincenzo Maria Orsini ad opera di Grazia Silvestri e dei numerosi contributi che gli altri studiosi hanno saputo offrirci.
Vorrei soffermarmi sul tema della religiosità popolare che nel passato quasi remoto è assurto, soprattutto nelle nostre realtà locali, al valore più alto e rappresentativo della religiosità di un popolo che nel passato prossimo forse è stata molto spesso ingiustamente e talvolta maldestramente ostracizzata. Oggi questa categoria è in parte recuperata, riletta nella sua validità, espunta nelle sue esagerazioni, riproposta come via perseguibile nella trasmissione del messaggio cristiano.
Lo spunto per questa mia puntualizzazione sulla religiosità popolare mi viene offerto dal titolo del volume e da varie sottolineature che si ritrovano nei contributi che arricchiscono questa preziosa pubblicazione.
Ancora oggi, analizzando il fenomeno della religiosità popolare a Peschici – devozione alla Madonna nelle sue varie feste, ai Santi: il Profeta Elia, S. Michele, Sant’Antonio, S. Matteo – ci si accorge della sua innegabile ricchezza sia a livello tematico che espressivo. La religiosità popolare è un fenomeno complesso che non tollera approcci rudi o spiantamenti violenti e immotivati.
La religione del popolo o del popolo deve essere capita nel suo linguaggio, nella sua origine, nelle sue ricorrenti mutazioni storiche. Va rispettata perché per tanti di noi essa è stata la forma privilegiata di educazione alla fede, ma anche perché è la forma di religiosità del popolo dell’alleanza e perché esprime prevalentemente la religiosità dei poveri.
Paolo VI scriveva che bisogna “saper cogliere le sue dimensioni interiori e i suoi valori innegabili”. Necessita di essere purificata da alcuni elementi superstiziosi, dagli aspetti magici e da innegabili sopravvivenze pagane.
Il testo che abbiamo davanti ci aiuta a ripensare la qualità della fede del popolo dei semplici e degli umili che è fede vera, sicura, fortemente radicata.
Un’ultima parola e una forte provocazione sul sogno che mi accompagna da tutta una vita: riusciremo a non far crollare del tutto quella grande ricchezza di arte e di fede che è l’Abbazia di Santa Maria di Càlena?
Saremo capaci di trasformare questo monumento insigne in un bene fruibile dall’intera nostra comunità e da quanti vorranno riascoltare, come scrive Teresa Maria Rauzino, “le voci dirette dei protagonisti” che per secoli hanno trasformato questo luogo, oggi deserto e impietosamente lasciato alla ruina e all’oblio, in un “canticum laudis” al Signore Onnipotente e in fervida officina esaltante il lavoro umano, fedeli al motto benedettino ora et labora?
Mi chiedo, di fronte al degrado in cui versa il complesso architettonico, soprattutto della “chiesa antica” e di quella “nuova”, quale significato abbia la dichiarazione che qualifica l’abbazia come appartenente al patrimonio artistico-culturale da salvaguardare e tutelare. Il momento significativo che stiamo vivendo riuscirà a riportare alla luce e alla fruibilità di tutti la ricchezza storica, artistica e religiosa dell’Abbazia di Santa Maria di Càlena?
Me lo auguro e sarò con i tanti che amano questo patrimonio che fa ricca la povera, per altro verso, storia di Peschici, per ricostruire, ripresentare, riconsegnare, riamare una delle mete misteriose e ricche di fascino della nostra infanzia e della nostra adolescenza.
Non mi resta che esprimere rinnovata gratitudine, ammirazione sincera e plauso convinto per questa opera, che pone all’attenzione e all’interesse di un più vasto pubblico pagine inedite della storia che una popolazione povera, ma ricca della sua fede e orgogliosa delle sue tradizioni, ha saputo costruire.
Riportare alla conoscenza dell’oggi la vita del passato, è ricordare a quanti godono del miracolo del presente che esso è frutto della ostinata fedeltà e fatica del passato, che ha visto nella trasmissione della fede l’elemento unificante e saldante la precaria fragilità e la evidente debolezza del tessuto sociale ed economico della comunità peschiciana.

DOMENICO D’AMBROSIO*
* Arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo.

Appuntamento a Palazzo Dogana, Foggia, lunedì 3 marzo
“Chiesa e religiosità popolare a Peschici"
Itinerari del Parco Letterario “Gargano Segreto”
-AA.VV. (pagg. 398) – Centro Studi “Giuseppe Martella” – Fg 2008
  


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright