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La storia di un giovane disoccupato, dirimpettaio di una fabbrica

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Da un po’ di mesi, Stefano, un piccolo imprenditore, era distratto in ufficio. Lo vedevano spesso alla finestra, con un viso preoccupato.Eppure, gli affari non gli andavano male. In famiglia, non aveva grossi problemi. La salute non gli mancava.
Finché un giorno il suo “braccio destro” trovò il coraggio di chiedergli perché fosse così visibilmente preoccupato.
Dopo un po’ di riluttanza, Stefano gli disse: “E’ da un anno che osservo la finestra di quella casa di fronte ai nostri uffici. Dietro c’è sempre un ragazzo. Il mattino, il pomeriggio, la sera”. Ed aggiunse: “Quel ragazzo ha bisogno di noi. Ha bisogno di un lavoro”.
“Dai, vieni con me!”, esclamò. Scesero le scale dell’ufficio, attraversarono a passo svelto il piazzale dello stabilimento, uscirono dal cancello e si recarono dritti sotto casa di quel ragazzo.
Suonato il campanello, Fabri scese con la madre, incredula ed insospettita. Temeva che il figlio si fosse reso responsabile di una spiacevole azione.
“Tranquilla signora, non sono qui per una lamentela. Ma per offrire a suo figlio un posto di lavoro, in azienda da me”.
“Come dice?”, replicò trasecolata la madre di Fabri.
“Ha capito bene, signora. So che suo figlio è un bravo ragazzo. Noi abbiamo bisogno di lui”.
La signora scoppiò in lacrime dalla gioia.
Fabri, subito dopo il diploma, si era presentato in decine di aziende, aveva risposto a tutte le inserzioni pubblicitarie di offerte di lavoro, ma tutti, indistintamente, anche il ragioniere di Stefano, gli avevano risposto di no. Provò pure due concorsi pubblici.
Fabri aveva sofferto molto. Non aveva grandi pretese. Stava molto in casa. Qualche mese prima aveva fatto l’imbianchino. Quel lavoro gli durò il tempo di decorare due stanze.
Era sempre più preoccupato per la sua situazione. Diceva che, in famiglia, si sentiva di peso. Non serviva che i genitori gli ripetessero che non doveva pensare simili cose. Spesso aveva lo sguardo spento. I genitori erano attanagliati dall’angoscia.
La visita di Stefano restituì a Fabri il sorriso.
Da quel giorno, la sua vita cambiò. Dopo qualche mese, comprò un’automobile usata. Due anni dopo, si sposò. Ebbe un figlio, che chiamò col nome del suo datore di lavoro.
Ma, da quel giorno, cambiò anche la vita di Stefano. Si sentì veramente utile.
Quella che vi ho appena raccontato è una storia vera. I nomi – per volontà dei protagonisti – sono, invece, di fantasia. E’ una storia che racchiude il dramma di tanti giovani del nostro tempo. E delle loro famiglie.
Chi può, faccia come Stefano. Nell’attesa che i nostri politici facciano – si spera – il resto.
Nella vita, nessuno può farcela da solo.

Alfonso Masselli


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