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Vieste, Strappo nell’UDC è nato il Movimento Popolari Liberali nel Popolo della Libertà

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Ora che tutto è consumato s’impone una serena presa di coscienza.  L’U.D.C. che ambiva a governare il Paese non poteva offuscare la strategia e le idee fino allo strappo con il P.D.L. e mettersi fuori dal nuovo partito dei moderati italiani della grande famiglia del P.P.E.Il partito non può essere patrimonio personale di qualcuno. Appartiene a milioni di elettori italiani cui render conto delle scelte proprie. Né un partito può mai chiudersi nel proprio interno e rinsecchirsi miseramente. Soprattutto dopo che per anni è stato unito in una coalizione di cui ha condiviso principi, valori, obiettivi, percorso governativo, seppure tormentoso e a volte sbilanciato.
Non si può oggi buttare in discarica la lista unitaria e il partito nuovo del popolo in cantiere per riaggregare tutti i moderati e competere con la lista opposta del centro sinistra. Il nuovo che emerge nella storia non si fa fermare da pretesti particolari e da ritardi. L’interesse del Paese invece richiede di conservare non un piccolo partito, ma di formarne uno più grande che abbracci esperienze storiche, culturali e politiche diverse, ma conformi tra loro. Lo esige la necessità della comunità italiana di risolvere i suoi problemi, vecchi e nuovi, mediante una stabilità di governo e una coesione politica solida e leale. La nuova fase politica, storica, deve fondarsi d’ora in poi su riferimenti nuovi e certi di coalizioni aggregate e allargate. E’ ciò che sta succedendo in questi giorni davanti ai nostri occhi e alle nostre responsabilità. Il senso di responsabilità appunto ci impone di non aver paura, di non arretrare, di guardare avanti. Lo richiede la resurrezione di una politica nuova per superare tutte le mancanze e i danni di quella passata.
Il fatto storico è la chiamata a contribuire a questa proposta di politica unitaria e attiva. Con un partito e un’identità nuova, significatamene espresso con forza provenienti da radici diverse e da esperienze di collaborazione, conformi ai contenuti programmatici, e dalla rinascita della speranza nuova del Paese.
Il gran rifiuto dell’Udc segna un dato negativo sia nei confronti della coalizione dei moderati sia nei
confronti di se stesso. Abbandona gli alleati e s’avventura verso un percorso solitario e tratteggiato di molte ombre. Ha tenuto purtroppo in scarsa considerazione la volontà di non pochi suoi elettori, già disorientati per troppe deviazioni e recriminazioni nella stessa esperienza governativa. Lacerante
è stata la gestione di questi rapporti negli ultimi tempi, irrigidendo gli antagonisti e irritando gli elettori. Non si è voluto comprendere che il compito di tutti era di rimanere sullo stesso piano di rinuncia o di favore, con simboli nuovi e con un nuovo progetto. Non si poteva rivendicare da nessuno privilegi così come nessuno poteva escludersi senza motivazioni forti. Fatto sta che il destino dell’Udc è rimasto sospeso e ora rimarrà a rischio per una decisione non condivisibile.
Oggi è in atto una rivoluzione politico-culturale per molti aspetti analoga a quella del 1994.
Quella era una rivoluzione politico-giudiziaria. Questa è una rivoluzione politico ed etica. Tutte e due, in varie forme, hanno turbato e squassato gli schemi politici e le categorie culturali, di allora e di oggi. Con due diverse e opposte visioni della storia e della vita.
Questo momento storico di cambiamento politico, e di recupero del buonsenso tra le forze politiche,
lascia ben sperare per il futuro. I problemi gravi e annosi del Paese potranno essere affrontati con mentalità nuova conseguente alle scomposizioni e alle ricomposizioni della geografia politica. Ora che si respira uno spirito nuovo, in forme generalizzate, eccetto nell’Udc, non sentiamo più di poter essere reclutati alla loro disperata avventura, essendo rimasto un partito chiuso in se stesso, bloccato nel suo funzionamento, afflitto dalla cronica democrazia interna, votato ora all’affondamento in alto mare, non offre più né luci né speranze, né ai vecchi, né ai giovani, né garantisce una capacità di guida lungimirante e creativa.
Due grandi coalizioni si giocano la partita immediata elettorale. Altre più piccole sono frammenti di rappresentanza storica, ideale, culturale, nella miglior delle ipotesi, utili forse al giuoco infinito del teatrino della politica. Lo spirito del tempo di oggi obbliga QUI e ORA a saltare su un tornate o sull’altro delle due liste probabili vincenti, senza avventurarsi in mare aperto verso una meta indefinita. Noi abbiamo scelto il Movimento Popolari Liberali nel Popolo della libertà.

Movimento Popolari Liberali nel Popolo della Libertà
                                                                              Vieste


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