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Vino «tossico», s’indaga a Taranto

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 L'indagine, partita da Verona e che ha portato al sequestro di 70 milioni di litri di vino «tossico», ha messo in evidenza potenziali reati compiuti in terra pugliese da un'azienda che aveva rapporti proprio con la società del Nord coinvolta nello scandalo del vino adulterato. Il ministro De Castro: sono dei malviventi 
Piu' controlli per impedire ad aziende o imprenditori già coinvolti, e condannati, in inchieste su gravi sofisticazioni alimentari, come nel caso del vino, di essere ancora sul mercato. L’auspicio è del procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia alla luce della bufera che sta investendo il settore vitivinicolo.
“Bisognerebbe evitare – ha detto – che queste aziende e persone siano ancora sul mercato”, indicando comunque che è una questione complessa che investe soprattutto le norme che regolano il commercio.
Sul piano delle inchieste in corso, la procura di Verona sta compiendo accertamenti sui rapporti tra una cantina vinicola di Veronalla, il cui titolare era stato arrestato il 3 dicembre scorso, e altre ditte. In particolare, in questi mesi, l'attenzione si è concentrata sui rapporti con una azienda trapanese e una di Taranto. Per quello siciliana è risultato che i contatti sarebbero serviti per fare fatture false, quindi investendo ipotesi di reato di natura fiscale, mentre le sorprese sarebbero arrivate dagli accertamenti in terra pugliese. A tale proposito, gli atti relativi a questo troncone sono stati trasmessi per competenza da Verona a Taranto. Ad inizio anno, le indagini avrebbero portato a sequestri di vino adulterato seguendo le stesse modalità dei circa 1.700 ettolitri sequestrati a dicembre nella cantina veronese. In quell'occasione, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato avevano posto sotto sequestro 810 ettolitri di vino rosso e 860 ettolitri di vino bianco da tavola, ancora in fase di fermentazione, 60 litri di acido cloridrico e solforico e 60 chilogrammi di zucchero. Gli esami eseguiti all’istituto agrario di san Michele all’Adige (Trento) e all’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari di Conegliano (Treviso), avevano dato un responso inequivocabile, con forte presenza di zucchero e acqua con una quantità imprecisata dei due acidi. Sempre il 3 dicembre, in occasione dell’arresto del veronese, erano stati compiuti altri controlli in Veneto e Trentino.

IL MINISTRO DE CASTRO: SONO MALVIVENTI, ROVINANO L'IMMAGINE DEI PRODOTTI ITALIANI
FOGGIA – «Mi auguro che ci sia una ricaduta positiva per il nostro Paese perchè ha mostrato di avere controlli seri e siamo in grado di dimostrarlo con i fatti». E' quanto ha dichiarato il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, in merito all’inchiesta sul vino adulterato con i giornalisti in un convegno a Foggia.
«Quella sul vino adulterato – ha aggiunto il ministro – è un’operazione di pulizia che abbiamo condotto noi e quindi un plauso va al Corpo Forestale dello Stato ed all’Ispettorato Centrale Qualità che hanno individuato la banda di malviventi, perchè di questo si tratta. L’inchiesta è ancora in corso e c'è ancora molto lavoro da fare, per cui mi auguro che in questi mesi possano essere assicurati alla giustizia i malfattori che tra l’altro rovinano l’immagine di uno dei prodotti più straordinari del made in Italy». Per De Castro però «la quantità di vino adulterato non è poi così spaventosa.E' pari alla produzione di due cantine, meno dell’1% della produzione totale».


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