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E’ morto il regista de ‘La Legge’, Jules Dassin il film cult girato a Carpino nel 1958

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Se ne è andato il 31 marzo, alla bella età di 96 anni, il regista americano Jules Dassin nella sua casa di Atene.Colpito dal maccartismo
all'apice della sua creatività, crudo testimone di una società violenta,
passato a ricreare il noir in Francia scoprì con Melina Mercouri una
seconda patria, la Grecia, tra la lotta ai colonnelli e scoperta di una
cultura
I suoi film, i noir americani «Forza bruta», «La città nuda», «I
trafficanti della notte», i francesi «Rififi», «La legge», la Grecia di
«Mai di domenica», «Fedra», l'humour di «Topkapi».
Nato negli Stati uniti, nello stato del Connecticut, figlio di un barbiere
ebreo emigrato dalla Russia, Dassin muove i suoi primi passi in un teatro
yiddish. Partecipa come aiuto regista nel film di Alfred Hitchcock "Il
signore e la signora Smith" e conquista la scena internazionale con "Forza
bruta" interpretato da Burt Lancaster.
L'attenzione sociale ai temi della detenzione e del carcere e il rifiuto
di ogni strumento repressivo portano il suo nome sulla lista nera di
Hollywood e, durante l'ondata maccartista degli anni '50, lo costringono
ad emigrare in Europa. Vive in Inghilterra dove realizza "I trafficanti
della notte" con Richard Widmark e in Francia fino al '59, quando
sceglierà di vivere in Grecia insieme all'attrice Melina Mercouri che
diventerà sua moglie. Con lei girerà a Carpino, nello stesso anno, "La
legge" che vede protagonisti Gina Lollobrigida e Marcello Mastroianni e
l'anno seguente vincerà il festival di Cannes con "Mai di domenica".
Dopo la morte della moglie nel 1994 Dassin aveva ricevuto la cittadinanza
greca a titolo onorario grazie alla sua battaglia ingaggiata per la
restituzione alla Grecia dei fregi del Partenone esposti al British Museum
di Londra.

Nel giugno 1956, uno scrittore in piena crisi ideologica trascorreva le
sue vacanze nel Gargano, cercando la solitudine e la pace; nel giugno
1957, un romanzo di ambiente italiano "La Loi" compariva nelle librerie
parigine; nel giugno 1958, Jule Dassin dava il primo giro di manovella al
film che era stato tratto dal film. Interpreti del film sono Gina
Lollobrigida, Pierre Brasseur, Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves
Montand e Paolo Stoppa.

La legge cui si richiama il titolo è quella vigente in un paesino
meridionale, e consiste in un gioco nel quale chi perde deve sottostare ad
una serie di umiliazioni da parte del vincente. È la stessa legge che
impera in un paese nel quale a farla da padrone è un signorotto con i suoi
accoliti. Il film, frutto di una co-produzione franco-italiana secondo una
prassi corrente negli anni Cinquanta, fu girato dal regista americano
Jules Dassin, trasferitosi in Europa in seguito alle discriminazioni
maccartiste di cui erano rimasti vittime negli USA i cineasti sospettati
di simpatie comuniste. In Italia Dassin realizzò La legge prima di
sistemarsi definitivamente in Grecia. Il paese immaginario di Porto
Manacore dove si svolgono i fatti narrati è in realtà Peschici mentre
Carpino è la location in cui il film fu girato.

Ecco la cronaca di quei giorni a cura di Luciano Perugia. "Carpino, il
rosolio, il portale della chiesa, il vespasiano e una troupe" 'strano, ma
le fatiche dell'organizzazione, a film finito, assumono, nella
retrospettiva del ricordo, un tono clairiano, come se quell'entità
composita e pittoresca che è la troupe si muovesse al ritmo accelerato di
16 fotogrammi al secondo. Gli esterni nel Gargano, per esempio. Arrivammo
a Carpino per caso, Dassin ed io, durante il primo sopralluogo in Puglia:
la piazza, movimentata e un pò squallida, senza nessuna civetteria, era
piaciuta a Dassin. Per lo più, la disponibilità delle case e la loro
abitabilità da parte dei personaggi corrispondeva alle esigenze del
copione, anche se alcuni ritocchi architettonici erano necessari. Tutto
perfetto, tutto a posto. A questo punto, invece, la produzione si trova ad
una specie di anno zero.
Complesso abitazione del giudice, del commissario, commissariato e
prigioni : occorreva parlamentare con gli inquilini di tutto lo stabile,
soprattutto con quelli del primo piano, che dovevano prestarci una camera
e permettere che le bocche di lupo della prigione levassero ogni luce al
resto dell'appartamento. Si trattava di due vecchie signorine, che da
quindici anni non erano più uscite di casa. Non avevano mai visto un film,
ed il loro drastico isolamento dal mondo era interrotto soltanto dalle
visite del parroco. Come io sia riuscito a convincerle non so ancora.
Ricordo il loro salotto buono, invaso da pizzi e fiori finti, consolle e
abatjours, cuscini 1926 dipinti a Pierrot inespressivi, falsi arazzi con
le vedute del Vesuvio, un rosolio densissimo e sciropposo, ed io, che
continuavo a parlare, sicuro che le due figurette nero-vestite e silenti
non comprendessero neppure una parole. Non dissero niente. Avevano capito?
Potenza del cinema : avevano capito. Mi mandarono il parocco : rifiutavano
i compensi, ma volevano che il cinematografo – eravamo noi – si adoperasse
"per il bene della chiesa". In breve, che ne restaurassimo il portale.
Oggi il portale della cattedrale di Carpino ha ritrovato l'eleganza delle
sue decorazioni barocco minore, opera paziente degli operai della troupe.
Si rimetteva a nuovo il portale, e si costruivano le bocche di lupo e
l'ascensore per il primo carrello de La legge. Non potevo attraversare la
piazza senza che le due vecchiette, ormai con la coscienza esultante, non
mi mandassero a chiamare per offrirmi il rosolio. Occorrevano due caffe e
un sigaro toscano per togliermene il gusto dolciastro dalla bocca: ma loro
erano convinte di aver trovato un intenditore. Arrivo uno degli
architetti, Pasquale Romano. Ignaro, si reca subito dalle due anziane
signorine. E queste, impacciate, lo ricevettero nell'unico cerimoniale che
conoscevano : ossequiosi baciamani segni di croce e rosolio a volontà.
Romano, allibito, fortunatamente tacque. Ma il peggio doveva ancora
venire. Si doveva arredare il commissariato : – "questa è la stanza – gli
dissero le due vecchiette – faccia tutto quello che vuole. Ma il letto
dove è morta nostra madre, quello non si può ne toccare ne spostare". Il
letto in questione – una specie di Moby Dick dei letti matrimoniali
dell'ottocento in ferro battuto – era piazzato esattamente davanti alla
finestra, e nessuna angolazione avrebbe potuto evitarlo. Un letto dentro
un commissariato ! Romano tacque anche di fronte a questa angelica
imposizione. Il solido archivio che occupa buona parte del commissariato
non induca gli spettatori a pensare ad una iper-attività criminosa delle
genti del luogo : fu l'unica – e aggiungo anche, ottima soluzione per
coprire il letto tabù, intoccabile come un apria indiano.
Quindici anni di segregazione sono molti, anche se dedicati ad un intensa
fabbricazione di rosolio. Non passarono de mesi, e le due anziane
signorine persero l'abitudine al silenzio e all'isolamento : operai sempre
per casa, rumore, confusione, due finestre tappate per mesi, tutto questo
giovò loro in maniera inaspettata. Una sera – ma già erano iniziate le
riprese – le incontrai in piazza, tutte allegre e alle prese con due coni
di gelati.
La gente ha una strana idea del cinema e del suo miracolismo economico.
Oltre tutto la storia del portale fece colpo, e si diffuse ai quattro
venti. Un giorno mi si pararono davanti tra assessori di un comune che non
nominerò. Il termometro segnava i 40° gradi all'ombra, ma i tre erano
correttamente vestiti di scurissimi e pesantissimi panni di circostanza.
Motivo della visita : il bilancio del loro comune era in deficit, quindi
eravamo invitati a risanarlo. Tanto per noi, a sentir loro, cinque milioni
erano una bazzecola. Se ne andarono via offesi. Fenomeno di ingenuità, non
lo nego.
Ma il caso si ripetè quasi identico per la faccenda del vespasiano.
Chi ha pratica dei piccoli centri di provincia, sa cosa conti l'orgogliosa
esibizione di un semaforo. Inutile, puramente decorativo, il semaforo sta
ad indicare una specie di maggiorità cittadina. Nel Gargano, come ebbi a
scoprire, i semafori erano sostituiti in questa funzione simbolica dai
vespasiani. E Carpino non ne aveva neppure uno. Da anni gli abitanti si
rodevano il fegato, pensando a quelli di Rodi, o di Sannicandro o di San
Severo. Lo spirito di campanile suggerì loro una grande trovata. Vennero
da noi, seri, computi, cerimoniosi. Avevano preparato tutto : preventivi,
disegni, progetti : per un impianto a quattro post – il loro ideale -, a
tre, e, alla peggio, anche a due. Noi dovevamo sovvenzionare l'iniziativa;
loro in cambio avrebbero aggiunto una enorme lapide, a grandezza di
monumento, con gli imperituri grazie della popolazione a Dassin, a
Brasseur, a Mastroianni, a Montand, a Stoppa ed a mi. I nomi femminili
erano stati esclusi per un comprensivo delicatissimo senso del pudore.
Ho accennato a questi episodi tra i tanti, perchè mi sembra rivelino il
clima che circonda il nostro lavoro : un clima mitico, che non facilitava
certo le cose. E le difficoltà erano molte, ma accresciute e
sensibilizzate da mille ostacoli, piccoli e grandi.
Era come se non girassimo a 400 km da Roma ma a 4000 km, urtando di
continuo contro la mentalità chiusa e diffidente, ed usi e costumi di
mezzo secolo prima. Per la sequenza del ballo, ci rivolgemmo alle ragazze
che, immobili, restavano per ore ad osservare con sconfinata ammirazione
Gina Lollobrigida. Eravamo sicuri di chiamarle a nozze. Rifiutarono : si
sarebbero compromesse a ballare in pubblico con sconosciuti. Una di loro,
la più vivace, ci offrì il destro per aggirare il problema : "vengo se il
ballerino è mio fratello". Fratelli, cugini, zii e perfino genitori
funsero quella sera da cavalieri. Per la stessa sequenza, ci rivolgemmo ai
notabili del luogo. Ci risposero con un no collettivo. Non si sarebbero
mescolati con la plebe. Più tardi, attraverso messi di fiducia, ci
mandarono ad avvertire che avrebbero acconsentito ma ad un patto : paga
doppia, e che la cosa fosse risaputa. Insomma, volevano mantenere le
distanze : e come far capire a certa gente che i generici sono generici, e
le comparse sono comparse, ai fini della ricompensa? Ne andava del loro
onore. Alla fine, partendo da Carpino, andai a salutare le due vecchie
signorine, e mi rassegnai all'ultimo rosolio. Mi parve che se lo
meritassero, perchè, in fondo avevano rivelato uno spirito di
collaborazione esemplare.

Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa : antonio basile

http://www.carpinofolkfestival.com
http://carpinofolkfestival.splinder.com


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