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Funerali per Ciccio e Tore, «L’infanzia sia protetta»

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E' stato il vescovo di Gravina in Puglia, Mario Paciello, nell'omelia dei funerali di Francesco e Salvatore Pappalardi a indicare gli insegnamenti offerti da questo dolore. Ha invitato tutta la società a farsi carico dei problemi dell'infanzia. «Tutti possiamo fare molto di più per i fanciulli e gli adolescenti», ha aggiunto«Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati, e ce ne saranno nelle nostre città. Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini, per lanciare anatemi; ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore, lasci il mondo come si trova». Lo ha detto il vescovo di Gravina in Puglia, Mario Paciello, nell’omelia dei funerali di Ciccio e Tore Pappalardi.
«Ciò che è avvenuto il 5 giugno 2006 e tutti gli altri episodi di cronaca che hanno riempito giornali e trasmissioni in questi anni, sono avvenuti per nostro insegnamento; devono farci capire in quale baratro si trova il mondo oggi; quanto siamo caduti in basso, non i gravinesi, ma la società, la cultura laicista che azzera i valori essenziali della natura umana e legalizza il disvalore della vita e della famiglia, la totale disattenzione ai bambini come soggetti di diritto di nascere e di scegliere -ha detto Paciello- Davanti alle bare di Ciccio e Tore è facile dire: “Siamo tutti responsabili”. Dobbiamo ripetercelo e non dimenticarlo dopo questo momento, quando saremo chiamati da una presa di coscienza personale e comunitaria, a creare tutte le condizioni possibili perchè siano evitati certi epiloghi tragici, per offrire disponibilità, impegno, mezzi, per promuovere luoghi di incontro, occasioni di aggregazione». Il vescovo ha fatto appello a tutte le istituzioni, le agenzie educative, le comunità parrocchiali «a prendere atto delle rispettive responsabilità in ordine alla tutela e alla cura dei minori».
«Tutti possiamo fare molto di più per i fanciulli e gli adolescenti», ha aggiunto.
«I papà e le mamme diano il loro tempo libero ai figli; seguano da vicino le loro esperienze e il loro cammino di fede; si prendano cura dei piccoli negli oratori, nelle associazioni, nelle parrocchie – ha continuato Paciello – Tutti coloro che hanno attrezzature sportive imitino il Seminario Diocesano che ha messo a disposizione il campo di calcetto per i ragazzi della città. Gli amministratori regionali e locali, incoraggino la buona volontà, la creatività progettuale e gli sforzi di privati, associazioni e parrocchie, sfoltendo gli iter burocratici per la realizzazione di progetti per la gioventù. Non basta piangere i morti, se sul piano amministrativo, etico, culturale, economico, non si fa nulla perchè certi eventi drammatici e luttuosi non si verifichino». Per il vescovo «non è uno spreco, nè una spesa secondaria, per una comunità civile, favorire la realizzazione e l’uso di strutture sportive, luoghi di aggregazione, spazi attrezzati e custoditi per attività ludiche, ginniche, artistiche, culturali, educative».
«Tra le tante risposte alla mia lettera – ha detto il vescovo – un gruppo di quinta elementare mi ha scritto: “Le Istituzioni non pensano molto a noi ragazzi. Gli adulti non sentono il nostro grido di aiuto e fanno finta che non esistiamo”. Esaminiamoci tutti per verificare quanto questo pesante giudizio ci interpella».


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