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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

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“Silvio, che ci vieni a fare sul Gargano?”
Carissimo Silvio (“mi consenta” di chiamarla per nome e di darle del tu… posso?),
circola voce da queste nostre parti talvolta (o spesso?) dimenticate dalla divinità e dagli uomini – capirai benissimo a quale genere di uomini mi stia riferendo!  – che stai programmando una visita, se non proprio qui a Peschici, almeno nelle zone devastate dall’incendio di cui ci siamo sinceramente scocciati di individuare con la data (ormai è stampata a fuoco nella memoria di tanti, ma forse non in quella di chi la memoria ce l’ha corta). Mi sto chiedendo, dal momento in cui tale… pettegolezzo ha cominciato a diffondersi, come ci verrai: in auto… treno… aereo… elicottero… yacht? Non ritenere superfluo l’interrogativo poiché un mezzo non vale l’altro, quindi ti consiglierei, anche per una certa comodità, l’elicottero. E il motivo è semplice: quando arriverai in zona non potrai assolutamente esimirti dal chiedere al pilota un ulteriore giro d’ispezione su quanto starai sorvolando e forse capirai cosa sia veramente successo da noi in quella maledetta giornata. Non è questo comunque lo scopo della mia missiva, ma solo un modo “scientifico” per introdurre l’argomento. E l’argomento è presto detto. Te lo traduco con una semplice, schietta, senza peli sulla lingua (come piace a te), popolana o popolaresca, fai tu (come piace a noi garganici), cruda, spietata?, ma tanto tanto sincera domanda: CHE CI VIENI A FARE? Conoscendo (e non sempre apprezzando, per la verità) il tuo “sense of humor”, sono sicuro che non la troverai intraprendente, impertinente o persino offensiva, anche perché questa terra ci ha insegnato a non girare intorno a un discorso, soprattutto a non nasconderci dietro un dito o, arrivo a dirti, a “tirare ‘a petrella e nascondere ‘a manella”. Sicuro di ciò, te la ripeto: cosa vieni a fare! A vedere il cimitero degli scheletri, così, per morbosa curiosità, a rendergli omaggio come si fa il 2 novembre con i cari defunti, a constatare “de visu” lo scempio del rogo, al quale ci sta pensando – praticamente – solo la natura, come un novello santommaso il quale se non vede non crede? A rinnovare i fasti edilizi di Arcore e Costa Smeralda… o che? Sono sicuro che ti starai ponendo a tua volta un interrogativo: «Ma cosa va cercando, che vuole, questo sconosciuto che non so neanche se abbia votato per me alle ultime elezioni, facendomi gonfiare il petto più delle altre due volte in cui gli italiani mi hanno beneficato, questo arrogante protervo presuntuoso individuo che pretende, quasi, di rivolgersi a me dandomi del tu, questo “convitato di pietra” che mi parla di scheletri cimiteri defunti, forse ignorando che la morte l’ho già sfiorata una volta e non mi fa più paura?» Ecco, è questo che mi preoccupa: che la tua ventilata visita garganica la intraprenda senza il timore di sapere quale panorama ti attende, sprovvisto del più elementare antiemetico per contrastare il senso di vuoto che ti stritolerà lo stomaco e il conseguente conato, la paura di non arrivare a comprendere quanto sia VERAMENTE accaduto su questi tremila ettari di “aleppeta” svaniti nei fumi di una ubriacatura generale e ciascuno dei coinvolgimenti ad essa legati; quindi già pronto a dire le stesse cose, a proferire le stesse frasi sentite e risentite – aria fritta e rifritta di decenni statal-governativi – e le identiche promesse, le medesime assicurazioni che hanno riempito la bocca di tanti in quella occasione e di cui non sono neppure capaci di vergognarsi, le stesse parole vuote, vuote perché rimaste senza seguiti, che ci hanno riempito le orecchie e, ma solo all’epoca, i cuori mentre oggi sono diventate un peso insopportabile che non riusciamo ancora a scardinare dal velo dei timpani e lo appesantiscono impietosamente insordendoci e facendoci perdere l’equilibrio (sai bene che nell’orecchio abbiamo la sua sede). Se prima di salire sull’elicottero non penserai o riterrai opportuno armarti di questa paura, ti rifaccio la domanda: “COSA CI VIENI A FARE!” Se poi, e questo non posso saperlo, dietro al tuo mezzo di locomozione ci sarà una sterminata coda di altri mezzi di locomozione carichi di virgulti di pino d’Aleppo, o vagonate di deroghe all’articolo dieci della legge 353, o valanghe di taniche di cherosene per far volare i Canadair, dopo averli privati di 50 milioni di euro destinati ad acquistarlo, allora capirò cosa ci vieni a fare. Mi auguro tu avrai notato – apprezzandolo, spero – che il mio breve elenco è avulso da richieste di oboli, alieno dal ricorrere a quella cultura dell’assistenzialisnmo che ha imbastardito il popolo del Sud e oggi non “vuole” esistere più, cancellata da iniziative giovanili (leggi la piantumazione di centinaia di alberi ad opera di trentenni aiutati da… 92enni!) e di volontariato seconde a nessuno, ma rivolto e indirizzato alla rinascita di un territorio frustato da una calamità (prevedibile, evitabile… questa è un’altra storia!) che non riesco ancora a quantificare come danni prossimi e futuri. E ancora: se poi hai deciso di venire a trovarci per cancellare “fattivamente” la quantità di cazzate che ci hanno imbonito e ammannito nei giorni immediatamente successivi alla tragedia (io e te non dimentichiamo la scomparsa violenta di tre miei compaesani che mai avrebbero pensato di venire traditi dal loro Gargano, vero?), bè, il discorso cambia da così a così. Per chiudere voglio offrirti un appiglio a evitarti l’eventuale imbarazzo di una risposta al mio interrogativo: sono sicuro che riunire il primo Consiglio dei ministri a Napoli non sia stata una “boutade”, una trovata pubblicitaria, ma la ferma (non mi deludere, per carità di Patria!) intenzione di risolvere uno sconcio di cui tutti gli italiani stanno già pagando lo scotto (le leggi, no, le statistiche sui flussi turistici nella più nota delle nostre città meridionali legata al Gargano da vincoli secolari). Altrettanto vorrei tu mi rassicurassi che il mio “che ci vieni a fare” è solo una gratuita provocazione, il vaneggiamento di un deluso dalla politica, l’impazzimento di un meridionalista ante-litteram che ha in bella evidenza nella personale biblioteca i volumi di Salvemini, Di Vittorio, Fortunato, Fiore (del cui figlio Vìttore siamo stati amici e confidenti, ahimè, per breve tempo), il disperante stordimento di un “amante” di questa terra che ha promesso ai propri figli di conservargliela intatta e si vede accusato dalla prole di non essere riuscito nemmeno a proteggere la pineta al cui interno ha acquistato per loro un alloggio (non abusivo!). Eppure, fermo restando tutto ciò, la domanda torna insistente a riaffacciarsi: “Silvio, presidente, che cosa ci vieni a fare sul Gargano?” = TUO (aff.mo?) PIERO   


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