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Pepe e la nuova giunta Provinciale. Spuntano Sergio Cangelli e Filippo Fedele

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Accantonato per un paio di setti­mane il pallottoliere per contare consiglieri e relativi assessori, il notaio l’ha ripreso di gran lena. In­gessato ed incalzato dalle richie­ste dei partiti, circondato dai suoi fidi consiglieri, alla fine il buon Pe­pe ha ceduto riservandosi il nu­mero aureo, tre, in sua quota.
"Ma che veramente pensava di fare di una giunta tecnica- dice Paolo La Torre- secondo me quest’idea non l’ha mai avuta". In odore di assessorato in quota a Fi, La Torre è il primo dei non eletti del Pdl. Stronca le discussioni prelinimari sulla giunta e guarda ciò che ora­mi c’è, tre per Pepe, sette peri par­titi. Il totoassessori sta giungendo al traguardo sebbene gli umori re­stino tetri e si spari su chi pilota le scelte del notaio. Lui era lì che in­dugiava, attento attento per ri­durre le sue pretese a pochi e scel­ti moschettieri. Magistro Corra­do, Di Gioia Leo, Consiglio Billa, probabilmente, sono il notabilato alla corte del presidente giunto al­la ribalta per deriva familistica e rango ricercato. Di Gioia, lo ab­biamo detto, è uno che "balla da solo", se ne frega degli altri e pat­teggia per suo conto, Corrado Magistro è quello della prima ora, di­rimpettaio di studio, Consiglio fi­glia di un decano del foro. Ecco tracciato il lembo di territorio su cui si ferma la cavalcata del presi­dente, tanto rumore per nulla, per ottenere, alla fine, almeno tre. Di tecnico, a questo punto, resta so­lo la tattica, faccio un sacco di ca­sino e alla fine mi prendo solo ciò che è mio, il resto vada al diavolo. Il pactum 3 a 7 aveva avuto degli stasimi intermedi, come si faceva nelle commedie di un dì. Il notaio la politica la fa da un po’ di tempo, "mica fa un altro lavoro", spiega Paolino La Torre, avrebbe voluto una giunta controllabile, uomini di partito che però rispondessero, in qualche modo, a lui. Invece si è arreso anche su questo, saranno i partiti ad indicare i propri tecnici con casacca propria. Punto. Una fiumana di aspiranti assessori, consulenti ed esperti bussa alla porta di Pepe per farsi aprire. Nel frattempo i pensieri di chi ha vis­suto queste fervide ore di prepara­zione sono del seguente tenore: scelte di Pepe". Nel frullatore del­l’esecutivo spuntano altri ingre­dienti. La territorialità sarebbe un criterio rispettato però anche scarso sul piano della rappresen­tatività . Se il Sub-Appennino spinge per Vito Guerrera, S. Seve­ro richiede Leonardo Lallo con­sulente di Carmelo Morra alla co­munità Montana, Foggia si fa avanti con Lucia Lambresa e Ce­rignola con Romano D’Antonio. Stefano Pecorella è dato vicepre­sidente certo, da Manfredonia ai Monti Dauni in dirittura d’arrivo Antonio Montanino o Antonella Sammarco. Da quelle parti furo­reggia Saverio Lamarucciola, in ballo per la giunta e sindaco di Pietra Montecirvino. Presidenza del consiglio, pace è siglata fra SantanielIo e Marinacci, ma non si tratta di rose e fiori. L’accordo dà il consigliere regionale in stand-by per sette mesi, dopo il presidente lascerebbe l’incarico per correre come sindaco, o per qualche altro incarico al Comune di Foggia. La firma della pace è il visto di Marinacci che il 29 mag­gio potrebbe riservare sorprese, decidere all’ultimo momento che "concede" a Santaniello l’incari­co di presidente, vidimazione ne­cessaria anche per una più unani­me votazione in consiglio. Corsi e ricorsi storici. Luca Cangelli è sta­to, per anni, l’uomo vicino a Pao­lo Agostinacchio, testa di ponte verso Forza Italia cui Paolo prefe­riva parlare per mediazioni, non sempre riuscite. C angelli ha un fi­glio che si chiama Sergio, marito di Silvia Pellegrini, esponente di Forza Italia, una delle prime a di­chiarare amore incondizionato a Silvio, il cavaliere. E Sergio po­trebbe rientrare in questo gioco delle parti con la mediazione di Assunta Pinto, l’assessora che fe­ce il "gran rifiuto". Al fianco di Co­stanzo Natale durante le penulti­me elezioni comunali, smistata dall’ex onnipotente Sabino Co­langelo nella giunta blindata DS-­socialisti, ora s’impegna per la promozione di Cangelli. Mai do­ma Maria Rosaria Lo Muzio ha una chance per ritornare nei luo­ghi alti della politica. Agostinac­chio dice un gran bene di lei, "ot­tima amicizia", come quella con Giuseppe Mainiero, in corsa da anni per fare il consigliere comu­nale, amico di tante campagne elettorali, braccio armato di An giovani durante le guerre con­gressuali. Commercialista, co­lonna di Azione universitaria, ora rientrerebbe nel giro. Altro nome che ha fatto la storia dell’associa­zionismo a Foggia è quello di Fi­lippo Fedele, anche lui in odore di unzione a Palazzo Dogana. Acer­rimo nemico di Ciliberti, fiera­mente schierato dall’altra parte, lo si è visto in pole position nei giorni in cui Pepe apriva le finestre del Palazzo e si rimirava le belle e adorne sale in cui ‘e passatala sto­ria della nostra provincia. Che continua con un presidente, tre fedeli e l’ascia dei partiti sulla scri­vania del palazzo.
Paola Lucino
L’Attacco


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