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La transumanza sul Gargano

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‘Maggio, andiamo. E’ tempo di migrare". I versi di D’Annunzio celebrano l’epopea della transumanza su cui da secoli ruota, con alterne vicende, l’organizzazione sociale delle genti della montagna. Per anni e anni dall’Abruzzo verso la Puglia e viceversa, due volte l’anno, in autunno e primavera, pecore, mucche e uomini, masserizie e muli andavano a pascolare sulle alture del Gran Sasso o della Majella durante l’estate, e in autunno tornavano in Puglia.
Oggi sono davvero pochi i pastori che d’estate si spostano in Abruzzo. Gli allevatori del Gargano si limitano a spostare greggi e mandrie dalla piana di Campolato, tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo, all’altopiano di monte Calvo, oltre mille metri sul livello del mare. Una fiumara di mucche, cavalli e pecore che una volta percorrevano le autostrade della transumanza, e che oggi si spostano di pochi chilometri. Uno degli ultimi transumanti, tra i più grandi allevatori della provincia di Foggia è Francesco LiBergolis, 65 anni di Monte SantìAngelo, allevatore transumante dall’età di sette anni. Francesco ancora oggi, con i suoi figli, conduce un’azienda di quasi 500 mucche podoliche e maremmane, da cui produce squisiti formaggi e caciocavalli, rinomati in tutto il Gargano. Quest’anno lo spostamento degli armenti è avvenuto con l’aiuto del centro ippico Posta Ruggiano di Manfredonia che ha creato intorno a questa tradizione rurale un evento turistico attirando l’attenzione anche di gente che è giunta dalle varie cittadine del promontorio. Un modo intelligente per promuovere le aree interne della montagna del sole..

Saverio Serlenga


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