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Vieste – Giuffreda: “Clemente sbaglia se, per far valere queste ragioni, pensa di utilizzare il PD”

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Sento il dovere di intervenire nel dibattito sulla presunta incompatibilità di Clemente dalla carica di
consigliere comunale, per la sopravvenuta condizione di lite pendente nei confronti del Comune
perché la discussione sta assumendo caratteri che, a mio avviso, nulla hanno di politico.
Pongo semplicemente due questioni.

 

La prima. Non si tratta di discutere sulla legittimità dell’atto posto in essere dal consigliere
Clemente nella qualità di libero professionista che presta la sua opera e che, per queste prestazioni,
ha diritto a vedersi liquidare in tempi certi le competenze previste per un lavoro svolto e
commissionato da altri. Non posso entrare nel merito della congruità della richiesta di Clemente in
quanto professionista, sono gli organi competenti che devono eventualmente pronunciarsi, né posso
esprimere giudizi sulle sue capacità professionali. Se Clemente è stato chiamato a prestare la sua
opera evidentemente il committente (la società Aurora e non il Comune) ha creduto nella sua
professionalità e nella sua preparazione oltre che nelle sue competenze. Da questo punto di vista, se
il professionista ha inteso adire le vie giudiziarie per vedersi riconosciuto un suo diritto avrà le sue
ragioni e le esporrà nelle sedi opportune. L’amministrazione Comunale e la maggioranza, d’altro
canto, non gli contestano il quantum ma il semplice fatto che con questa sua azione, a torto od a
ragione, si è posta in essere una condizione di lite pendente tra il Comune ed un suo amministratore.
Per cui, dal loro punto di vista , a Clemente, paradossalmente, potrebbe essere corrisposto quanto
richiesto ma resta il fatto che non può rivestire la carica di Consigliere Comunale. Non solo, se
questa incompatibilità fosse riconosciuta anche dagli organi competenti tutti gli eventuali atti
adottati nel frattempo dal Consiglio Comunale, dalla concessione di suolo pubblico ad interventi di
pianificazione territoriale e/o amministrativa, potrebbero essere considerati illegittimi. Se questo
fosse vero c’è da augurarsi che la vicenda si chiuda subito e che la collettività non subisca danni.
La seconda. Clemente non è solo un semplice consigliere comunale. È il segretario politico del PD
e, per questa carica, la vicenda assume aspetti che sino ad ora sono stati esclusi dal dibattito. È
giusto che il segretario politico, per risolvere una questione di carattere professionale, chieda la
solidarietà del gruppo consilare e dell’intero partito? Cosa c’entra il partito, in quanto tale, in
questa vicenda? Non si rischia di confondere le questioni professionali con quelle politiche? Di
mescolare gli interessi privati con quelli politici? Di “usare” il partito, i suoi dirigenti, gli stessi
iscritti per determinare giudizi che nulla hanno a che vedere con la politica? Su questo terreno
rischiamo di non farci capire dalla gente. Il messaggio che rischiamo di mandare è quello che per
risolvere una, seppur legittima, questione di carattere personale si utilizza la politica. Dove sta
allora la novità politica del PD?
È, quindi, il caso di riportare la discussione nei giusti binari.
Clemente avrà le sue ragioni e non può essere criticato perché si impegna per vederle riconosciute.
Clemente sbaglia se, per far valere queste ragioni, pensa di utilizzare il partito.

Antonio Giuffreda Capogruppo PD Vieste


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