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Riceviamo e pubblichiamo

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ERA MEGLIO IL PRIMO OTTOBRE – Chissà quante volte da bambini, arrivando il 30 settembre, cominciavamo a sognare il colore dei libri e dei nostri quaderni da comprare presso il negozio di Luigino Cirillo, che era anche l’unico negozio di cancelleria presente in Vieste. Ci piaceva intrattenerci in quel locale perché lì trovavamo di tutto e ….trovavamo anche quel profumo  esaltante d’inchiostro che emanava dai libri appena stampati. Con il ricordo dell’estate appena passata si ritornava fra i banchi di scuola per rivedere gli amici e per cominciare un nuovo anno che ci avrebbe aiutati a crescere e a formarci verso il nostro avvenire.
La giornata dei nostri primi incontri scolastici si consumava sempre il primo ottobre, anche se cadeva di sabato. Ma il primo ottobre era una data da ricordare, una data che accomunava grandi e piccoli studenti ed era il giorno in cui, lasciati alle spalle i giorni della spensieratezza estiva, si ricominciava seriamente.
Oggi i nostri ragazzi non possono più sognare come facevamo noi perché, in una continua altalena di date, non si capisce più quando ricomincia la scuola. Le Amministrazioni Regionali italiane assegnano una data ma  poi le autonomie scolastiche locali, senza troppo tener presente le esigenze dei genitori e degli stessi alunni, fanno tutto il resto, contribuendo a creare già dal primo giorno una sorta di confusione, soprattutto laddove in una stessa famiglia esistono bambini,ragazzi e giovani di età diversa  e, poveri genitori, non sanno più …quando ricomincia la scuola.
Da qualche giorno a Vieste c’è un rincorrersi di voci diverse che vorrebbero addirittura un inizio notevolmente anticipato rispetto alla data del 15 settembre stabilito dalla Regione Puglia. Naturalmente le critiche che gli stessi genitori avanzano sono diverse e, se c’è chi accetta qualsiasi data, c’è anche chi le giudica negativamente perché un inizio aniticipato della scuola danneggia il turismo, danneggia l’economia familiare e la salute di quei ragazzi che, per svariati motivi, hanno dovuto lavorare per una intera stagione senza per nulla riposarsi, e non consente neanche di applicarsi allo studio perché le giornate sono ancora lunghe e calde. Sorge spontanea una domanda: ma non era molto meglio prima quando si conoscevano bene le date di inizio e della fine delle attività scolastiche senza concedere quei lunghi “ponti” in occasione di qualsiasi vacanza infrasettimanale?
Se i docenti mi daranno ragione, allora chiedo loro, anche a nome di alcuni genitori che lamentavano la stessa cosa, di attenersi almeno alle direttive regionali e di lasciare qualche giorno di tranquillità ai nostri ragazzi dopo il termine di un periodo caldo e quasi sempre caotico che qualsiasi estate ci offre, senza necessariamente anticipare…anticipare…anticipare.

Bartolo BALDI   


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