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Bari, il coordinatore nazionale Verdini: “Costruire entro luglio il Popolo della Libertà”

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«No, indietro non si torna. Il Popolo delle libertà ha un patrimonio che è pari al 45 per cento. Possiamo diventare il più grande partito del Dopoguerra». A Bari per incontrare i quadri dirigenti regionali di Forza Italia, Denis Verdini, neocoordinatore nazionale di quello che è ancora il partito degli azzurri, parla del Pdl come di una cosa già fatta. «Non abbiamo fretta, ma non vogliamo nemmeno indugiare», dice Verdini nel pomeriggio incontrando i giornalisti, accom­pagnato dal ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, dal il vicecapogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Fabrizio Cic­chitto, e dal responsabile nazionale enti locali di Fi, Mario Valducci. Verdini, che per tutto il tempo in cui si intrattiene con i giornalisti parla sempre con il piglio di chi non ha il benché minimo dubbio sulla riuscita dell’operazione Pdl, non si scompone nem­meno quando gli fanno notare che proprio qui in Puglia il Popolo delle libertà è costretto quanto meno a prendere atto della frenata imposta da una personalità del calibro di Adriana Poli Bortone, coordinatrice regionale di Alleanza nazionale. «Prima della fine di luglio tutti dovranno adeguarsi», dice con tono perentorio dopo aver ammesso che ci sono «difficoltà contingenti». «Il processo costituente – ribadisce Ver­dini – non si può fermare». Perché – e il neocoordinatore nazionale di Forza Italia lo ripete più volte – «non vogliamo guar­darci indietro». Perché «sarebbe sbaglia­to». Perché «sarebbe come tirar schiaffi agli elettori». Perché, in fondo, «i gruppi di Camera e Senato sono già uniti». Perché – sintetizziamo – c’è anche da recuperare alcuni compagni di viaggio che si sono allontanati, a cominciare da quelli della «Destra» di Storace. Perché il Pdl ed il suo leader, il premier Silvio Berlusconi, sperano di poter raggiunge quel 45 per cento già nella prossima primavera, quando gli italiani saranno nuovamente chiamati in massa a rinnovare i170 per cento degli enti locali e ad eleggere î nuovi parlamentari europei. Sin qui Verdini, il quale non solo non intravede ostacoli al processo costituente del Pdl ma »non accetta nemmeno che questo possa essere paragonato a quello, a suo avviso fallimentare, del Partito democratico. Durante l’incontro con i giornalisti, c’è anche il tempo per una puntualizzazione (a richiesta) di Fabrizio Cicchitto sul decreto sicurezza in discussione alla Camera e soprattutto sui i 1.100 emendamenti presentati dall’opposizione: «Dico francamente che se loro non cambiano e non ritirano questi emendamenti, per battere questa operazione il Governo sarà costretto a presentare la fiducia. E non dicano che lo fa per conculcare l’opposizione. Lo fa perché c’è una opposizione che è su una linea di ostruzionismo perfino sul decreto sulla sicurezza, che è stato chiesto dai cittadini». «Da parte nostra – aggiunge – abbiamo modificato alcune cose rilevanti e, allo stato attuale, la risposta è stata il mantenimento di 1.100 emendamenti che non si giustificano, anche rispetto al fatto che tutti reputano che sul terreno della sicurezza si debbano introdurre delle novità». La verità – conclude Cicchitto – «è che sono in debito con il loro elettorato e dimostrano una volontà ostru­zionistica preoccupante».


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