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Pane e pasta, anche in Capitanata la guerra del grano

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Gli italiani potrebbero essere costretti a rivedere la dieta mediterranea. Le scorte nazionali di pane e pasta saranno sufficienti a coprire il fabbisogno fino ai primi mesi del 2009. A lanciare l’allarme è la Coldiretti nazionale. L’inghippo nasce da un mancato punto di incontro tra domanda e offerta. La situazione nazionale si riflette anche in Capitanata, provincia leader nella produzione di grano, il cui costo al quintale è fermo a 35 euro. Un prezzo troppo basso per i produttori che ora si sono bloccati nella vendita a causa dell’aumento delle spese necessarie alla raccolta. Ripercussioni anche nel mondo dell’industria di lavorazione che è ferma per le continue oscillazioni del prezzo delIa materia prima. Di conseguenza, con la mancanza di magazzini per la conservazione di grano appena raccolto e con l’esaurirsi delle scorte attualmente disponibili nei mulini, c’è il rischio che pane e pasta diventino beni rari. Scenario inconsueto ma comunque temibile come dichiara ai microfoni di Radio Nova Pietro Salcuni, presidente della Coldiretti Puglia. "Se continua il tira e molla potrebbe esserci questo rischio, ma penso che alla fine la parte industriale capirà che è giusto aumentare il prezzo perchè i nostri costi sono aumentati. Oggi noi siamo sui 35 euro al quintale, abbiamo bisogno di recuperare quelle cifre per dire che abbiamo guadagnato. La nostra sfortuna è che non abbiamo i magazzini. Strutture come il Consorzio Agrario che prima ammassavano milioni di quintali ormai sono finite in rovina. E’ una guerra che noi stiamo portando avanti. Una guerra che avremmo potuto già vincere se solo il prodotto fosse tutto in mano nostra".


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