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Oggi e domani a Vico del Gargano grandi spettacoli

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Largo del Conte, ore 20.30
Gli occhi di Piero – Storia di Piero Bruno, un ragazzo degli anni 70 (prima regionale) di Massimiliano Coccia e Fabrizio Giannini, con Fabrizio Giannini, regia Marco Simeoli, musiche Lorenzo
Marsili e Luigi Pulcinelli
Lo spettacolo, tratto dal libro omonimo di Massimiliano Coccia, ricorda i fatti del novembre del 1975, quando, durante un corteo per il riconoscimento della Repubblica Popolare dell’Angola, venne ucciso dalle forze dell’ordine Piero Bruno, giovane studente dell’ITIS “G. Armellini” di Roma e militante di Lotta
Continua.
La vicenda viene narrata da Alfredo, portiere di un palazzo in Via Ludovico Muratori, la strada in cui avvenne l’uccisione. Ma Alfredo è anche la memoria di Gustavo, suo padre, portiere all’epoca dei fatti. L’io narrante dunque si sdoppia nel ricordo e nella trasmissione da padre in figlio, trovando una duplice espressione nell’intensa interpretazione di Fabrizio Giannini. Alla storia di questo ragazzo, vittima di tutti i tempi e di tutti i tiranni, fa da sfondo l’Italia degli anni ’70 con la sua cronaca (la strage del Circeo, l’omicidio di Pasolini) e la sua musica. Lo spettacolo si avvale di contributi video dell’epoca, di una colonna sonora originale creata da Lorenzo Marsili e Luigi Pulcinelli (già arrangiatore dei “Tiromancino”) e del contributo di molte canzoni degli anni ‘70.
 
Anfiteatro Hintermann, ore 22
Angolo somma zero (prima assoluta)
di e con Alessandro Langiu, musiche originali eseguite dal vivo da Peppe Voltarelli
Un fioraio e un musicista specializzati in matrimoni e feste, parlano tra loro. Conoscendosi raccontano il mondo che li circonda. Storie di operai tangheri, che passano da una tangheria all’altoforno. O di bambini, nipoti, che credono che l’omino d’acciaio sia un super eroe, sbarcato da Marte. I viaggi sulla statale Taranto-Brindisi sono per lavoro. A Brindisi c’è Franco che vende vasi di plastica, e apre il negozio in pantaloni e camicia quando deve andare in tribunale. Tre città, tre luoghi, Manfredonia – Brindisi -Taranto. Quest’ultimi due sono i massimi inquinanti italiani e tra più importanti d’Europa. Sotto il cielo delle bonifiche non fatte, l’elenco delle morti dirette e indirette del lavoro sono alle stelle. Un registro fatto di persone isolate dalla comunità e ignorate dai più. Storie dure di lotte silenziose per le malattie. Brindisi come Taranto come Manfredonia, il triangolo isoscele i cui angoli fanno somma zero: non si vede, non esiste.
 
 
Giovedì 31 Luglio
 
 
Agriturismo Fausta Munno, Contrada Canneto, ore 19.00
Orti insorti – Elena Guerrini (prima regionale)

“In giardino con Pasolini, Calvino e il mi’ nonno contadino in Maremma”. Scritto e raccontato da Elena
Guerrini, in collaborazione con il portale www.ortidipace.org, con l’aiuto prezioso di Pia Pera autrice de Orto di un Perdigiorno e di Libero Guglielmi, il giardiniere di Itali Calvino.
Nell’orto, nel giardino, tutto nasce, vive, muore e rinasce… Tra ricordi del nonno contadino che
insegnava a contare da zero a cento ai mezzadri, storie paesane, ricette di antiche merende, bicchieri di vino rosso, barzellette, canzoni degli anni settanta, bestemmie e riflessioni sulla coltivazione di un orto come esperimento di costanza e pazienza, Elena Guerrini ci accompagnerà in un viaggio a contatto con la nostra terra.

Largo del Conte, ore 20.30
Malastrada – Tino Caspanello (prima assoluta)

Segnalato alla quarta edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2007
Un’isola, un deserto quasi. Una famiglia – padre, madre e figlio – in viaggio verso la “strada” che collega l’isola al continente. Un pellegrinaggio attraverso percorsi ormai cancellati, al buio, senza nemmeno una
lampadina. L’attraversamento, obiettivo finale del viaggio, incuneandosi come subdola promessa tra i legami affettivi, scatena il conflitto, il crollo definitivo della comunicazione, e trascina i tre protagonisti verso una violenza, che, sempre in agguato nel loro non dire, mette a nudo le miserie del ricatto. C’è un luogo in Sicilia, il suo capo estremo a nord est, che dovrebbe essere lo scenario di un intervento che ha occupato, e continua ancora a farlo, le menti di politici, di ingegneri, di società e di tanta gente comune. Si tratta del progetto del ponte sullo stretto di Messina. Di tanto in tanto, con l’avvicendarsi di governi, economie e sistemi politici, l’idea del ponte ritorna puntuale a impegnare dibattiti uguali in Parlamento come nei bar, oppure rimane assopita, nascosta nelle profondità marine, proprio come i mitici mostri Scilla e Cariddi. Non si discute qui della sua necessità, dell’importanza socio-economica, della sua urgenza civile, non sono questi argomenti che interessano in questo contesto. Si parla d’altro: verrebbero distrutte case e strade, rasi al suolo cimiteri e nuclei boschivi, sparirebbero mestieri e microeconomie; verrebbe dunque intaccato pericolosamente il tessuto sociale, così delicato nei suoi equilibri già precari per annose, secolari questioni che ancora oggi fanno del Meridione il “Meridione”. Il dubbio che nasce di fronte all’ipotesi di questo intervento, troppo grande per potere offrire una misura si sé, è una riflessione sulla coscienza, non soltanto dei singoli, ma anche, e forse soprattutto, dei nuclei sociali e familiari: riusciremo a mantenere intatta la nostra integrità morale di fronte al ricatto che ci
obbligherà a cambiare casa, abitudini e modi di pensare?

Anfiteatro Hintermann, ore 22.00
Oscar Dolls – Stefano Taiuti (prima nazionale
Premio della giuria popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2007
Oscar è un maiale. Se si tratti di un vero maiale che indossa abiti umani, o di un umano con un’anima di maiale, da principio, poco importa, Oscar è un maiale. Al maiale si attribuiscono ogni genere di difetti, non solo è grasso e sporco, ma anche meschino, ingordo, insaziabile, animato da desideri inconfessabili, autore di fantasie ed atti sessualmente e moralmente riprovevoli, e queste ultime non sono certo caratteristiche del maiale animale, solo dell’animale uomo. Vestendo i panni del maiale, Oscar ne sposerebbe le inclinazioni, diventando comunque un “maiale”.
"Il lavoro è espressione profonda e consapevole del linguaggio performativo contemporaneo. Su questa base Taiuti costruisce un’opera la cui metafora erotica è intrisa della crudezza connotante la società del consumo e della consunzione. Tale contenuto è veicolato da un senso di fastidio e disagio senza alcuna pretesa di rassicurare il pubblico". (La motivazione del Premio).


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