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Regione – Sanità, è scontro aperto

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PDL: ormai regna la delinquenza, conti in rosso e valzer di poltrone. Dal profilo basso alle contumelie. Subito dopo una conferenza stampa convocata dai capigrup­po di minoranza sui «debiti, disastri, scontri di potere e di poltrone nella sanità» – in linea con quanto denunciato nei tre anni di governo Vendola – si sol­levano le repliche stizzite della maggioranza e del governo. E va in scena l’ennesima rissa tra i poli. «Il sistema sanitario di Vendola e del centrosinistra è al collasso, contressegnato dai continui cambi ai vertici delle Asl e delle aziende ospedaliere» tuona Rocco Palese, capogruppo di FI. Che senza mezzi termini parla di «delinquenza politica». «Dicono di voler sottoporre a controllo i conti delle Asl solo per decidere se tagliare le teste dei manager. I pugliesi invece – sottolinea – han­no il diritto di conoscere la si­tuazione per capire se nel 20091e tasse aumentate dalla giunta Vendola (Irap, Irpef, accisa sulla benzina, gas metano e tassa ri­fiuti) resteranno uguali o addi­rittura aumenteranno». La replica di Antonio Mani­glio (Pd) non si fa attendere: «An­che Fitto e Palese cambiavano i manager, ma per esigenze cau­telari. La sanità ereditata dal cen­trosinistra era quella di alcuni manager arrestati, dei comitati d’affari a Taranto, di aziende del­la ristorazione che potevano dare ai malati carne immangiabile anche per i leoni dello Zoo safari>>. Si inalbera anche l’assessore alla Salute Alberto Tedesco: «delinquenza politica? Mi limito ad osservare che gli unici politici sanzionati dalla magistratura li ritroviamo nella gestione sanitaria del centrodestra nella passata legislatura». Palese, a stretto giro, controreplica: «Se avessimo fatto quello che state facendo voi le Asl sarebbero già state tra­sformate in penitenziari». Posizioni contrapposte, ovviamente, anche sui con­ti della sanità, al centro delle contestazioni del cen­trodestra. «La spesa è totalmente fuori controllo – dice Palese in conferenza stampa – con 521 milioni di euro di deficit tra 2006 e 2007 e chissà quanti già a giugno 2008; la spesa farmaceutica che nei primi sei mesi del 2008 è già aumentata del 7%. Emblematico il ritardo con cui vengono pagati i fornitori: imo a febbraio del 2005 (governo Fitto) venivano pagati entro 140 giorni, oggi si arriva anche a 400 giorni». Non solo, «non c’è il piano di rientro triennale dal deficit chiesto dal go­verno nazionale e nella più totale irresponsabilità maggioranza e giunta nascondono i conti delle Asl, che sono in loro possesso». Deficit che, secondo Pa­lese, stanno spingendo il governatore a minacciare di far cadere qualche testa di manager (il caso Troiano nell’Asl foggiana) ma non ad affrontare il problema in maniera strutturale. Dal centrosinistra dicono di non vedere «Quintino Sella in giro», pronti a risolvere i problemi, ma am­mettono che le denunce sollevate dal manager di­missionario del Policlinico Castorani devono far ri­flettere. «Il piano regionale della salute è una grande chance, ma quella impostazione progettuale – dice Maniglio – deve nutrirsi di alcune amare verità che ha detto il prof. Castorani: il concreto modo di fun­zionare del sistema sanitario pugliese presenta an­cora grandi ombre». E, stavolta, si leva la voce anche -della Cgil: il segretario regionale Mimmo Pantaleo e la segretaria Fp-Cgil Antonella Morga repli­cano alle accuse sulle «lobby» lanciate da Castorani, ma lancia­no un affondo anche a Vendola sulle scelte fatte: «siamo stati tra i primi a contestare il metodo scel­to per le nomine dei manager del­le Asl e chiediamo al presidente Vendola e alla giunta un deciso cambio di passo sulla sanità. Se non vedremo cambiamenti reali – dicono – non staremo fermi». Quella imboccata dal governo Vendola è «una strada senza ri­torno», attacca Gianmarco Su­rico (Misto), ricordando che i di­rigenti `scelti da Vendola «resi­stono al massimo un anno, poi vengono cacciati o si dimettono», mentre viene «riabilitata la clas­se dirigente scelta da Fitto, ri­tenuta capace e meritevole». E il capogruppo di An Roberto Ruocco, preannunciando un’«operazione verità» nelle piazze pugliesi sulla sanità aggiunge: «Dopo mille miliardi di vecchie lire di debiti e l’au­mento delle tasse, chiediamo ai pugliesi se stavano meglio imo a12005 o se stanno meglio oggi». Vendola – dice Francesco Damone (Puglia prima di tutto) – si presentò al suo insediamento «come San Francesco, promettendo attenzione per i deboli, cura per i sof­ferenti e gli ammalati. Ora si è scoperto che lui e la sua maggioranza sono dei lupi sciagurati». Dall’Udc regionale, che così conferma la sua linea nettamente anti-Vendola e si smarca dal possibile dialogo auspicato dal Pd, Antonio Scatera dice che «se a settembre la giunta non ci dimostrerà che il Piano ha copertura finanziaria, non saremo dispo­nibili neanche a discuterne». II capogruppo Gino Caroppo (Udc) aggiunge: «il decisionismo di Vendola ricalca il "facite ammuina" del regolamento della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Novello ammi­raglio borbonico, Vendola sposta i direttori generali da sopra a sotto per mascherare le vistose falle della sua politica sanitaria e per giustificare agli occhi dei cittadini il fallimento del suo progetto, addebitan­done le responsabilità ai direttori generali».


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