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La cucina foggia a chilometro zero: “i turisti vengono qui”

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Il distretto agroalimentare vara il Parco del gusto: piatti tipici come un’attrazione turistica. Dopo la cucina slow food, i piatti a «chilometri zero». Perchè che pietanza tipica è se poi viene consumata a distanza? «Qualche giorno fa ho mangiato la malga in Friuli: non sarebbe stata la stessa cosa se l’avessi provata qui», commenta Loreto Gesualdo. Il  presidente del Dare, il distretto tecnologico agroalimentare, prova così a spingere sull’acceleratore della promozione turistica: dopo le coste del Gargano, il mare da «bandiera blu» e San Pio, tanto vale provare ad acchiappare i turisti anche per la gola. Nasce così l’idea del Parco del gusto: dodici chef della ristorazione orsarese si sono impegnati a sottolineare gli aspetti salutistici nei piatti che prepareranno.
Appuntamento, questa sera, alle 21,30, nel giardino della piscina comunale (ingresso su invito, ma l’appuntamento potrebbe essere istituzionalizzato la domenica mattina). Momento conclusivo della giornata «alimenti e salute» dedicata all’alimentazione sana, genuina e di qualità (almeno così si spera). Si comincia alle ore 13 con un incontro di presentazione nella sala Turtur degli ospedali riuniti, poi verso sera dibattito al parco San Felice, oasi dei podisti, location più adatta a celebrare il connubio fra sport e alimentazione.
Ma se il Dare apre idealmente la porta al turismo enogastronomico in Capitanata, la facoltà di Agraria dell’università di Foggia lavora, per così dire, in senso opposto. E’ già buono il livello di sperimentazione raggiunto con le imprese agricole sulle produzioni di quarta gamma: lattuga, insalate e broccoli possono restare in freschezza fino a sei giorni sui banchi della grande
distribuzione organizzata nelle regioni del Nord e in alcuni paesi dell’Unione europea tradizionali importatori di verdura e ortofrutta. «E’ la dimostrazione – spiega Gesualdo – che quando l’innovazione viene applicata all’alimentazione in modo corretto, a guadagnarci è il prodotto e il consumatore. A Giardinetto – aggiunge – hanno idratato la zucchina per venderla in Germania». –
La degustazione sarà a sfondo scientifico, «spiegheremo perchè un piatto è buono e quali sono le sue proprietà nutritive». Lo spunto lo fornisce lo slogan “mangia sano, mangia locale” di Slow food che promuove nelle mense aziendali e scolastiche il cibo nostrano. «Ad Alba, in Piemonte, si valorizza enormemente la cucina locale. Magari riuscissimo a introdurlo anche da noi quel messaggio – sospira il presidente del Dare – a cominciare dagli ospedali». Chissà che, in attesa di sedurre i turisti, il distretto non riesca a sconvolgere il menu in corsia.


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