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La Regione deve fermarsi “Pillola” diseducativa in Puglia record di aborti

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L’Italia è il Paese più vecchio e col più basso indice di fertilità al mondo. Mancano politiche familiari serie, troppo spesso confuse con le politiche sociali o con quelle di lotta alla povertà: occorre investire in servizi, asili-nido, conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro, tutelando in particolare la figura femminile, troppo spesso compressa fra esigenze lavorative e necessità familiari. La Regione Puglia ha compiuto in questi anni alcuni passi interessanti, anche sul piano legislativo. Oggi, alla vigilia della discussione in Consiglio regionale del suo Piano sanitario 2008-2010, ha l’occasione per farne di ulteriori; in particolare per quanto riguarda la tutela della salute sessuale e riproduttivo delle nuove generazioni. È costante in Italia l’aumento dell’incidenza dell’infertilità di coppia, e di quella maschile in particolare: siamo ormai a circa una coppia su quattro. E ad incidere su tale trend sono fattori sociali, ma anche motivazioni. mediche, chiaramente individuate dalla letteratura scientifica internazionale. Tra queste, le cattive abitudini alimentari, soprattutto le Malattie Sessualmente Trasmesse. Sono quelle situazioni morbose la cui incidenza epidemiologica è strettamente correlata ad esordi
– sessuali molto precoci, alla promiscuità sessuale, alla mancanza di educazione alla affettività ed alla fecondità responsabile.
Tali infezioni sono in costante crescita in tutti i paesi europei e l’Italia non ha neanche un
i sistema di rilevazione e monitoraggio dell’incidenza della Chilamydia.
Il British Medical Journal ha recentemente scritto: «l’educazione alla pianificazione familiare dovrebbe prefiggersi di tutelare la futura fertilità e non solo di prevenire la gravidanza indesiderata»). Sappiamo che il tasso di abortività delle adolescenti pugliesi tra i 15 ed i 19
anni continua ad essere tra i più alti di Italia; oltre mille teen-ager di questa regione ricorrono ogni anno alla IVG- E se questo è già in sé un dato molto preoccupante, sconcertano politiche di prevenzione basate sulla diffusione della «pillola del giorno dopo).
Come è noto, si tratta di un farmaco a forte contenuto ormonale, da assumere entro 72 ore da. un rapporto non protetto, in grado di agire con diverso meccanismo d’azione, a seconda della fase del ciclo femminile in cui viene assunta: può cioè agire sia prevenendo l’ovulazione, sia alterando la mucosa endometriale, mettendo in atto un meccanismo inibente l’annidamento in utero dell’embrione già formato: meccanismo anti-nidatorio, in grado di essere considerato un aborto precocissimo.
In Italia si vendono annualmente almeno 350.000 confezioni di tale farmaco: più del 55% delle donne che hanno fatto ricorso a questo farmaco sono ragazze al di sotto dei 20 anni, che la usano come unica forma di contraccezione, rinunciando ad altre forme di protezione. Non esiste un registro ove possa essere annotata l’assunzione del farmaco da parte di adolescenti e giovani donne, la cui salute riproduttiva può essere danneggiata da reiterate assunzioni del farmaco.
Sostenere questi comportamenti, così come la Regione Puglia si appresta a fare con il suo Piano Sanitario, che prevede la distribuzione nei Consultori nelle Guardie Mediche e nei Pronto Soccorso, significa rinunciare a qualunque forma di prevenzione delle morbosità sessualmente trasmissibili, anzi agire per aumentarne l’incidenza e la perniciosità.
Il Piano Sanitario, infine, prevede che si faccia educazione sessuale, – presumibilmente nelle scuole, sulla base di protocolli d’intesa fra Assessorato regionale alla Salute ed Ufficio Scolastico regionale, escludendo da tale fondamentale momento decisionale ed operativo i genitori e le famiglie.
Ludovica Carli
Presidente del Forum


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