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Monte Sant’Angelo gioca la carta dell’UNESCO

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Oggi il pellegrino non cammina più. Muove una manciata di passi solo quando è in vista del santuario. Il tratto finale, da percorrere in ginocchio o con appese al collo alcune pietre, appartiene inevitabilmente al passato. L’arte del camminare è un ricordo. Anche se la strada che porta alla grotta dell’angelo Michele, «il padre di tutti i santuari» europei nel Medioevo, è sempre tortuosa, ripida, scolpita dai tornanti. Restano però intatti il cinto per il santo guerriero, il fascino del Gargano, la montagna sacra, i silenzi e le suggestioni legati alla devozione. Sono 2 milioni i pellegrini del Terzo millennio che ogni anno si recano in visita al santuario, il più antico in una regione che di santuari ne ha 180. Così quella che era quasi una tappa obbligata nell’itinerario che dall’Europa centro settentrionale raggiungeva la Terra santa, gioca la carta dell’Unesco. Vuole diventare patrimonio dell’umanità. Candidatura seriale, l’hanno soprannominata gli esperti. Perché lungo la via sacra Longobardorurn, ci sono altri sette Comuni, da Cividale del Friuli a Benevento. Tutti sotto la protezione dell’ombrello del patrimonio mondiale.
E’ l’ultima, avvincente scommessa della montagna sacra. Ieri a Monte Sant’Angelo ci sono stati due eventi significativi. Il primo, l’arrivo dell’ispettore dell’Unesco, Andrea Boschetti
accompagnato dal funzionario del ministero dei Beni culturali, Angela Ferroni, incaricati di
valutare sul terreno la validità della candidatura. A luglio, a Siviglia, il responso. La seconda, la presentazione della mostra fotografica dedicata al santo guerriero che sarà inaugurata a Mont Saint-Michel lunedì prossimo e successivamente a Torino, nella Sacra di San Michele.
Nel monastero delle Clarisse, ristrutturato e adibito a centro congressi, si sono ritrovati alcuni dei protagonisti del progetto Custos (600mila euro messi a disposizione dai Por), realizzato per valorizzare il culto micaelico e le potenzialità ad i esso legato. C’erano, tra gli altri, Giorgio Otranto, direttore del Dipartimento di studi classici e cristiani dell’Università di Bari, Raffaele Nigro, giornalista e scrittore, Andrea Ciliberti, il sindaco, Luigi Vergura, il presidente della Comunità Montana, Attilio Vuga, sindaco di Cividale del Friuli, Cataldo Guaragnella, del Politecnico del capoluogo pugliese. Con loro, la  «squadra» che guarda all’Europa, 70 persone, tra collaboratori e studiosi. Gli Unescoboys. A prescindere dal risultato finale (se cioè la candidatura, che ha già superato la concorrenza di altri 42 siti, sarà accettata o meno) il connubio luogo di culto-Monte Sant’Angelo può rappresentare comunque il volano di un modo nuovo di guardare a
e questo spicchio di Gargano. Sulle ali dell’angelo si dovrà puntare alla valorizzazione del
patrimonio storico e ambientale, delle produzioni d’eccellenza. Senza dimenticare i nostri
e santi. Su tutti, San Pio e San Nicola. Studiare itinerari mirati, attualizzare la via Francigena del Sud, l’insieme di più percorsi sul territorio pugliese, è un’occasione da non perdere. I pellegrini del Terzo millennio hanno voglia di rimettersi in cammino. Lo dimostra quanto avviene a Santiago de Campostela, in Spagna, altra meta spirituale: aumenta infatti il numero di quanti ripercorrono a piedi una parte del percorso. La grotta garganica è soprattutto simbolo di accoglienza. Un’occasione impedibile da sfruttare.


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