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Il sindaco di Vico. “progetti concreti, non sogni”

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L’aeroporto del Gargano utile, ma complicato.

 

Luigi Damiani, sindaco di Vico del Gargano, ha il dono – rarissimo in politica – di dire sempre quello che pensa, aldilà della diplomazia. E di saper argomentare quello che dice, senza limitarsi a battute da consegnare al cronista alla ricerca di una qualsiasi visibilità. Per questo abbiamo conversato con lui di area vasta, alla fine del primo tour de force e prima della classica “contrattazione” con Bari, per portare a casa quanti più progetti e quanti più finanziamenti. “Abbiamo presentato 23 schede, gran parte delle quali mirate alla riqualificazione della costa – San Menaio – attraverso una serie di infrastrutture”. Per lui fondamentale è la restituzione alle Ferrovie del Gargano di un ruolo all’altezza dei tempi, visto che saremmo pure nel terzo millennio, anche se non molti se ne sono accorti. “Sono state il simbolo del nuovo che avanzava negli anni Cinquanta, ed hanno avuto il merito di unire la periferia al centro. Ma oggi occorre restituire loro un senso, vista la desolazione di quel vagone che viaggia per gran parte dell’anno immancabilmente vuoto”, spiega Damiani. Il quale pensa ad una nuova rete di collegamento che “rappresenti non solo un transito, ma una vera e propria esperienza turistica e naturalistica”. Attraverso mezzi più moderni e nuovi percorsi, con il prolungamento fino a Vieste non dall’attuale ultima fermata di Calenella, ma da Ischitella per arrivare alle spalle di Vico e poi continuare fino a Mandrione. L’obiettivo – e speranza al tempo stesso – è quello di salvare il lungomare di San Menaio, “la stazione paralizzata dai binari praticamente sulla spiaggia: un percorso alternativo sarebbe un’idea virtuosa”, sottolinea ironico. Uno spettacolo d’altri tempi, che hanno potuto ammirare la scorsa estate (ormai) i numerosi turisti arrivati sulle tracce delle manifestazini dedicate ad Andrea Pazienza, costretti a confrontarsi con infrastrutture anni cinquanta e disagi e traffico post Biade Runner. In quest’ottica, un prolungamento della strada ferrata da Catenella gli appare altrettanto disastroso: “Bucare Monte Pucci, uscire nella piana di Peschici, attraverso la parte di sotto del paese non mi sembra una grande idea, francamente”. Gli illustriamo allora il progetto di treno-tram appena presentato a Foggia, la “città globale” prossima ventura nella fervida fantasia dei progettisti, manager ed amministratori a vario titolo coinvolti nell’area vasta. “Certi progetti sono affascinanti, ma vanno contestualizzati: a mio parere, ci andremmo a complicare la vita ed i costi sarebbero di gran lunga superiori ai benefici. Continuo a preferire la tradizionale ferrovia, mi sembra meno impattante, data la necessità di elettrificazione di una rete tranviaria”, è la sua risposta. La ‘sua’ area vasta è piuttosto figlia della concretezza, meno ambiziosa e più legata ad ottenere risultati: un discorso che ci porta dritti al sogno dei sogni, l’aeroporto del Gargano, sostenuto dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi. “Sull’utilità non mi sembra ci sia da discutere, ma sulla praticabilità di questa richiesta ho molte riserve, ad essere sincero”. Per questo preferisce puntare sul sistema di mobilità su gomma, “ma che sia più agile, snello, non la classica e triste corriera blu. Anche in questo caso abbiamo un marchio storico da difendere e restituire ad una nuova valorizzazione”.
Il Damiani che ti aspetti, insomma, con i piedi per terra e che agli effetti speciali preferisce le luci di posizione. Capace di pensare al futuro senza prescindere dal passato, e di dare un senso anche ad un presente che non vuol essere un semplice transito, ma la base per lasciare una traccia al di là di progetti e finanziamenti.

Claudio Botta 

L’Attacco


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