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Il Federalismo è legge

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 E’ stato un cammino difficile, con battute di arresto e riprese faticose; non sono mancati i colpi di scena, non ultimo quello di ieri quando l’Anci, sostenuta da regioni e province, ha gelato tutti dicendo che non sarebbe andata al tavolo dell’Unificata bloccando l’iter del testo. Poi la tirata finale conclusasi con l’approvazione in cdm del provvedimento. Il ddl delega sul federalismo fiscale ora ha superato il primo esame importante. Ma è solo l’inizio. Se nel governo i toni sono di grande soddisfazione, le autonomie locali approvano ma con prudenza. Da un lato aspettano di vedere il testo del decreto legge con gli stanziamenti chiesti per coprire bilanci e altre spese legate alla sanità, condizione posta nella trattativa per andare avanti e frutto di due accordi distinti con il premier in persona. Dall’altro sanno che i principi contenuti nel testo andranno integrati con i decreti attuativi e molti nodi verranno al pettine a cominciare dalle risorse. Il primo commento, quello del presidente della conferenza delle regioni, Vasco Errani fotografa da subito la situazione: «Il varo del disegno di legge delega – dice – è solo il primo passo di un cammino lungo e impegnativo e i toni da propaganda allontanano dalla meta». E ricorda «le regioni vogliono il federalismo fiscale ma non vogliono bufale. È il momento di mettersi all’opera e sarebbe bene programmare questo lavoro, che deve concludersi in un arco di tempo limitato, 12 mesi sono sufficienti».

Gli fa eco Leonardo Domenici, presidente dell’Anci, il quale parla di «esito di un primo e fattivo confronto con i ministri Calderoli e Fitto. Ora inizia il confronto in Parlamento, una fase complessa durante la quale bisognerà entrare nel merito, avendo le necessarie assicurazioni per una attuazione condivisa dei decreti delegati e prevedendo un incardinamento parlamentare che contempli il costante coinvolgimento delle Autonomie. Crediamo – conclude – che il Federalismo fiscale sia il motore del Federalismo istituzionale, a cui è urgente porre mano».

Per Fabio Melilli presidente dell’Upi, l’approvazione del ddl è «indubbiamente un importante passo in avanti nel cammino delle riforme. Ma il vero lavoro comincerà con l’avvio della discussione in Parlamento. Siamo certi che insieme, Regioni, Province e Comuni- conclude Melilli – potranno contribuire ancora con proposte unitarie e condivise, al dibattito che si aprirà».

Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, avverte sul rischio di «illusioni»: che possa subito costare meno, mentre nella migliore delle ipotesi non costerà di più. Subito è impossibile, perchè dipenderà da come ognuno saprà gestire le proprie risorse. E che tutti avranno di più. Questo chiaramente è impossibile, perchè la coperta è sempre la stessa». E, ricorda, primo obiettivo del federalismo è il miglioramento dei servizi quindi non può essere che se io risparmio lo stato si prende i soldi». Per il collega Roberto Formigoni ora si potranno evitare «sprechi e diseconomie» mentre per Antonio Bassolino il lavoro più impegnativo comincia adesso, con l’elaborazione dei decreti attuativi. «Attenzione però – dice il governatore – regioni e enti locali non sono disponibili a scommettere al buio».

E per Nichi Vendola ora inizia un percorso a ostacoli perchè bisogna passare dalla «filosofia all’aritmetica». Vito De Filippo, presidente della Basilicata ricorda che «l’obiettivo è anche quello di riformare lo Stato centrale».

E Agazio Loiero consiglia di evitare «gli squilli di tromba. Siamo ai preliminari per realizzare una cornice e del quadro c’è solo un abbozzo in idea». Si stacca dal coro Gianni Alemanno, sindaco della capitale, che porta a casa un bel risultato: 500 milioni all’anno per Roma fino al 2010 e «dopo trent’anni» la possibilità «di dare uno statuto diverso alla città, sia dal punto di vista dei finanziamenti sia dei poteri».

Loredana Colace

Cosa prevede il decreto
Autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, città metropolitane e Regioni rispettando i principi di solidarietà e di coesione sociale, ma anche premi o sanzioni per un’amministrazione più efficiente e un fondo perequativo che colmi i divari nel Paese.

Sono questi i principi salienti del disegno di legge delega approvato questa mattina in consiglio dei ministri sul federalismo fiscale dopo una lunga fase di trattative con le autonomie locali.

La riforma, che il ministro Tremonti non ha esitato a definire «storica», dovrà concretizzarsi nei decreti attuativi che il governo si impegna ad approvare entro 24 mesi.
Con essi si concretizzerà il processo di riforma che oggi è stato delineato solo nei principi fondanti.

Dovranno innanzi tutto attribuire risorse autonome a Regioni ed enti locali secondo i principi di territorialità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e superare il riferimento alla spesa storica sostituendola nel tempo con i cosiddetti costi standard.

Tra i punti qualificanti del provvedimento, la correlazione tra prelievo fiscale e benefici; l’istituzione di tributi regionali e locali; la facoltà per le Regioni di far compartecipare gli enti locali al gettito dei tributi; garanzia del mantenimento di un adeguato livello di flessibilità fiscale tendenzialmente uniforme sul territorio nazionale; riduzione della imposizione fiscale statale in misura adeguata alla più ampia autonomia di entrata delle Regioni; territorialità dell’imposta; tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e di gestione; premi o sanzioni a comportamenti virtuosi o meno.
Per gli enti più virtuosi ci sarà la possibilità di modificare l’aliquota di un tributo erariale, mentre per quelli meno virtuosi è previsto il divieto di procedere alla copertura dei posti vacanti nelle piante organiche e sarà anche vietato la possibilità di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali.
Questo fino alla dimostrazione della messa in atto di provvedimenti correttivi.
Il meccanismo della legge sarà realizzato e verificato da una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e da una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.

REGIONI – è previsto che «dispongano di tributi e di compartecipazioni erariali in grado di finanziare le spese» delle loro competenze; della potestà di modificare le aliquote dei tributi. A evitare diseguaglianze sarà il Fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante.

ENTI LOCALI – la legge individua i tributi propri di Comuni e Province e stabilisce che gli introiti deriveranno dalla compartecipazione all’Irpef, da tributi propri e da un fondo perequativo. Le Regioni possono istituire nuovi tributi comunali e provinciali di cui i beneficiari possono aumentare le aliquote. Gli enti locali, infine, hanno piena autonomia per fissare le tariffe per prestazioni o servizi.
Sempre le Regioni devono istituire due fondi a favore di Comuni e Province per concorrere al finanziamento delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle città metropolitane avviene anche con tributi specifici e quello di Roma Capitale con specifici stanziamenti e quote aggiuntive di tributi erariali.


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