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Foggia: il processo alla mafia del Gargano

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I rapporti tra la vittima e uno dei suoi presunti assassini erano buoni, anzi si può dire che fossero amici, quindi non c’è alcun motivo per cui l’imputato avrebbe dovuto partecipare al delitto. Lo hanno dichiarato ai giudici della Corte d’Assise di Foggia tre testi della difesa di Costantino Folla, l’allevatore di Sannicandro Garganico accusato di concorso nell’omicidio di Michele Tarantino, ucciso con alcuni colpi di fucile la sera del 30 marzo del 2001 davanti a una sala giochi del paese. Dell’agguato mortale rispondono anche Franco Libergolis e Gennaro Giovanditto, quest’ultimo accusato di ben 13 omicidi nella maxi inchiesta sulla mafia garganica.
Costantino Folla, invece, avrebbe teso una trappola alla vittima, secondo l’accusa, chiamandola con una scusa fuori dal locale.
Il delitto rientra nell’ambito della sanguinosa faida tra le famiglie Tarantino e Ciavarrella, che dal 1981 ha fatto registrare 16 omicidi.
I tre testi citati dalla difesa hanno riferito che la sera del delitto era in programma una riunione tra allevatori, a cui era presente anche folla.
L’incontro, però, all’ultimo momento non si svolse.
In aula erano presenti anche Franco Libergolis e Gennaro Giovanditto, scarcerati tra fine giugno e metà luglio con la maggior parte dei 24 imputati per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
E’, invece, detenuto Armando Libergolis, ritenuto a capo della mafia del Gargano.
Lo scorso 8 agosto il presunto boss fu nuovamente arrestato per non aver rispettato l’obbligo di dimora lontano da Manfredonia.
Si tornerà in aula venerdì prossimo per l’esame di altri testi della difesa.


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