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MOLTE SPIAGGE PUGLIESI POTREBBERO SPARIRE

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Tra le cause del fenomeno l’attività dell’uomo e l’innalzamento del livello medio del mare — L’idea: puntare sull’apporto artificiale di sabbia

 

A rischio erosione le spiagge pugliesi. Su 837 chilometri di costa ben 208 potrebbero svanire. Pari al 24,9 per cento. Un quarto del litorale, dunque, potrebbe diventare un semplice ricordo.

Uno scenario allarmante, ma possibile secondo gli esperti di tutto il mondo, convenuti a Lecce per il convegno internazionale di "Ingegneria delle coste".

Secondo uno studio presentato al convengo, il Molise è la regione con il tratto maggiore di costa in erosione (89,5 per cento). Seguono la Calabria (59,3), la Basilicata (51,1), l’Abruzzo (47,4) il Lazio (34,7), le Marche (29,1), la Puglia (24,9), la Campania (22,8), l’Emilia Romagna (16,5), la Liguria (15,4), la Sardegna (15,1), la Sicilia (14,2), la Toscana (13,7), il Veneto (10,2), il Friuli (6) In sintesi, in Italia, su 7.468 chilometri complessivi di coste, ben 1.704 sono oggetto di una sensibile erosione. Pari al 22.8 per cento.

Dallo studio emerge che le principali cause sono da addebitarsi all’uomo. L’estrazione di materiale dagli alvei, la costruzione di dighe di sbarramento, la sistemazione dei versanti dei bacini montani e la regimazione dei torrenti, se da un lato attenuano il degrado erosivo dei corsi d’acqua, dall’altro, però, riducono il ripascimento naturale delle spiagge. Tra le altre cause d’innalzamento del livello medio mare e la bonifica delle zone palustri. Senza dimenticare la costruzione selvaggia di insediamenti edilizi e infrastrutturali, molti dei quali realizzati su territorio demaniale, cioè in quella fascia di spiaggia attiva, sede delle naturali oscillazioni della linea di riva. Tutto questo comporta gravi ripercussioni anche sotto il profilo economico. Il fenomeno dell’erosione minaccia la realtà occupazionale e commerciale legata al turismo balneare che è pari al 49,2 per cento del movimento turistico generale e che da sola, con un fatturato annuo di 152.354 milioni di euro, concorre all’11,7 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Una ricerca realizzata da "Nomisma" indica che il ripascimento di una superficie di 100mila metri quadrati genera mediamente, per le sole attività di spiaggia, circa tre milioni di euro all’anno. Se si aggiunge anche l’indotto economico dell’area costiera, si può generare un valore economico annuo di cento milioni di euro. Per questo, in America, l’attenzione rivolta alla difesa dei litorali risale già agli inizi del secolo scorso, dunque, in largo anticipo rispetto all’Italia, dove i primi interventi risalgono al secondo dopoguerra. Ad un’iniziale diffusione delle strutture morbide (soft) protrattasi sino agli anni Cinquanta del secolo scorso, è seguito un maggior uso delle opere rigide (hard) esteso sino agli anni Sessanta. Poi si è avuta una nuova inversione con una maggiore dif-fusione dei ripascimenti, ossia l’apporto artificiale di sabbia. Ad oggi, rappresenta il mezzo di difesa più idoneo, anche se non risolve il problema alla radice. Occorre, infatti, che esso sia periodicamente ripetuto per equilibrare le perdite naturali di sabbia causate dalle onde.


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