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Turismo – «LAVORARE SOLO CENTO GIORNI E POI FARE VACANZA? LO POSSONO FARE SOLO I PETROLIERI»

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Giuliano Turcato, ex direttore del Dipartimento Turismo del Veneto

Come sono stati costituiti i Sistemi Turistici locali (STL) in Veneto, in che ambiti e con che finalità?

«Sono stati costituti in base alla legge n. 33 del 4/11/2002. Sono stati, in pratica, sanciti quelli che erano già dei prodotti turistici esistenti: mare, montagna, città d’arte, laghi, ecc. La Regione non ha fatto altro che trovare un «vestito» con cui sancire e legalizzare quelli che erano prima definiti aiuti di stato. Adesso, invece, si opera con un apporto economico paritario fra pubblico e privato. Come due direttori d’orchestra, uno pubblico ed uno privato che fanno andare un’unica orchestra su un’unica sinfonia, tutti e due d’accordo sul tempo, sui modi e su come i suonatori devono operare. Questo è un STL che funziona e che mettendo assieme i soldi pubblici e privati si può proporre a tutti i livelli».

In che forma giuridica si sono costituiti questi STL e con che proporzioni fra pubblico e privato?

«Sono consorzi privati che sono stati recepiti per legge, beneficiari di un riparto molto striminzito, non le cifre che ho sentito girare in Puglia… sono circa 8-10 milioni di euro le provvidenze che vengono ripartite nell’anno, sulla base delle presenze dichiarate… quindi anche con un’azione di emersione dell’eventuale non dichiarato. Questi consorzi beneficiano poi, sulla base di programmi predeterminati, che si decidono tutti insieme, di quelle risorse. Si aggiungono altrettante risorse, di origine privata, mettono in atto i programmi e rendicontano alla Regione».

Per quanto riguarda gli obiettivi, un STL fa solo promozione o, concentrandosi sul prodotto può sfociare anche in un discorso commerciale?

«La promozione è la base perchè far conoscere il proprio prodotto è la caratteristica fondamentale di un STL. Negli STL ci sono i privati che vivono di proventi propri. Così, la promozione in senso generale la fa un STL, mentre la commercializzazione spetta assolutamente ai privati. Ma questo non impedisce che i componenti di un STL partecipino alla promozione con i loro biglietti da visita, con le loro cose… Perché la finalità della promozione, è inutile scandalizzarsi, è quella di riempire gli alberghi, per tirar fuori dei danari da reinvestire per migliorare le strutture e per ristorare i bisogni degli imprenditori che alla fine hanno investito in capitali fissi che sono proprio le loro aziende».

Quali differenze ci sono fra STL ed i «Club di Prodotto« realizzati in Emilia Romagna?

«Ci sono differenze sostanziali in chiave di concezione ed anche normativa. I «Club di Prodotto» erano un aggregazione che serviva più per mettere insieme le mentalità che per vendere concretamente un prodotto. L’Emilia Romagna aveva una realtà fortissima che gravitava intorno a Rimini ed alla sua Apt, la diversità è stata vista sempre con diffidenza. Negli ultimi anni l’Appennino ha preso una sua identità e sta cominciando a comminare. L’unica esperienza che c’è oggi in Italia ed in Europa in cui una diversità di prodotto si muove all’unisono per essere promossa in tutto il mondo è proprio quella del Veneto cui ritengo ci si debba ispirare. Lì l’uomo è al centro dell’interrese. Lì le strutture, i servizi, il turismo è fatto per l’uomo, per far star ben l’uomo. I «Club di Prodotto« non avevano l’uomo come centro di interesse bensì le strutture».

Quale limite ha il prodotto-Gargano dal punto di vista della vendibilità?

«Credo che sia un limite che si può porre solo nella mente di chi lo vende. E’ un prodotto unico al mondo… ha un’accessibilità… al di là della polemica sull’aeroporto qui o altrove… in poco più di un’ora da un aeroporto anche più lontano ci si può arrivare. Secondo me non ha limiti, può essere proposte in tutto il mondo con due riserve. Primo, un’attenzione quasi maniacale alla qualità… questa è un’educazione che dobbiamo avere tutti quanti, ad iniziare dai turisti, poi gli Enti pubblici… perché ad esempio i nostri centri storici devono essere puliti, sicuri e dotati di una serie di servizi. Non credo che il Gargano abbia dei limiti obiettivi. Penso che ci siano però delle cose migliorabili. Oggi, ad esempio, il turismo è sempre più fatto da persone che hanno un po’ più di anni per cui una sicurezza sanitaria è fondamentale assicurarla… cosa che mi pare non sia la centro delle attenzioni del sistema-Gargano. Così anche fornire internet diffuso a tutti… e non mi pare che il wireless brilli per essere presente all’interno delle aziende. Ci vuole quindi un’attenzione antropocentrica, dobbiamo pensare che l’uomo che viene via da casa per stare qui, deve stare almeno un po’ meglio. Così, se ha una certa età, è giusto cha abbia un medico a portata di mano, se è venuto via con i bambini bisogna che ci sia qualcuno che li assista… Bisogna che i centri storici… cosa tremenda che non avete ancora pensato di fare… che anche una viuzza sia pedonabile… anzichè fare delle vie bellissime a doppio senso dove non passerebbe neanche una carriola… Queste follie non si possono più fare, perché la gente oggi è abituata in tutte le capitali del mondo ad avere piazze e spazi enormi dove l’uomo è il centro, non l’auto… E non è vero che muore il commercio, accade il contrario».

Il prezzo, troppo sproporzionato sul periodo di agosto, può essere un limite per la realtà del Gargano, oppure si può tramutarlo in vantaggio in relazione al contesto?

«Il rapporto prezzo-qualità è sempre la base su cui si sceglie una vacanza. Sempre di più. In questo la prospettiva di crisi sarà molto importante. Offrire un buon rapporto qualità-prezzo è determinante. Secondo me quello che potrebbe fare l’operatore turistico del Gargano è quello di far bene la sua promozione cominciando ad offrire anche settembre ed ottobre, così come anche aprile, maggio e giugno. Così, aumentando le presenze, potrebbe abbattere un po’ i costi fissi, diluire un po’ di più quelle che sono le percentuali di ammortamento e cominciare ad avere dei rapporti qualità-prezzo molto competitivi. Se invece concentriamo, diciamo così, lo «sfruttamento» in pochissimo tempo, per forza il rapporto qualità-prezzo ne soffre, perché altrimenti non riesce ad andare avanti. Non si può pensare più che con cento giorni di stagione si possa fare poi il resto dell’anno di vacanza, credo che sia un bellissimo sogno che ormai solo i padroni del petrolio possono permettersi di fare».

In cosa consiste la qualità?

«In un’attenzione maniacale ai particolari. La nostra è una vite fatta di sfumature, non è fatta né di bianco né di nero, ma di varie tonalità. Alla mia clientela devo dare un po’ di più, sempre un po’ di più, ogni anno qualcosa di più. Bisogna dare attenzione ai bisogni emergenti del cliente, da qui verrà fuori naturalmente una qualità percepita».

Antonio Troia


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