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Olivicultura in crisi: non brilla più l’oro verde di Puglia

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L’oro di Puglia non luccica più. Sembra aver perso il suo fascino, tra costi di produzione sempre più elevati, siccità, concorrenza straniera, sofisticazioni. Così si alza il grido di dolore del comparto olivicolo-oleario. «Non ce la facciamo più», urlano con rabbia gli agricoltori baresi mentre attraversano le strade di Bitonto, una delle capitali pugliesi dell’olio d’oliva. Saranno 10mila, come annunciano al microfono gli organizzatori. 7mila, come dicono le forze dell’or – dine. Poco importa. Perché la manifestazione è stata comunque imponente. Nel corteo, lungo tre chilometri, gli amministratori di 27 Comuni baresi, i rappresentanti delle organizzazioni di categoria, Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri, i parlamentari, i consiglieri regionali. Tutti insieme. «Senza colori politici», è stato precisato. In questa protesta destra, centro e sinistra sono uniti. È una battaglia per il territorio. In prima fila, il popolo delle campagne, plasmato dai sacrifici e dal duro lavoro. Difronte ai cartelli dei gruppi industriali, che dettano i prezzi, facendoli crollare, loro rischiano di essere stritolati. Di finire in miseria.

Ormai non bastano il riconoscimento comunitario per cinque oli Dop, la produzione di 11 milioni di quintali di olive e di 2,2 milioni di quintali di ollio. Il mercato ha le sue, di leggi. Ogni anno vengono importati 160 milioni di litri di olio di oliva da miscelare con quelli di casa nostra. Nonostante l’incidenza della produzione olivicola pugliese su quella nazionale rispecchi il 36 per cento e il 12 per cento di quella mondiale. Il prezzo dell’olio, crolla, sfiorando i 2,7 euro al chilo. Il costo delle olive ha toccato i 35 centesimi al chilo, al punto che è meglio non raccoglierle. La Cia segnala come su 9 bottiglie che dichiarano di contenere olio extravergine solo 7 lo contengono veramente e 2 non dicono la verità. Delle 7 bottiglie, poi, solo 4 sono di olio extravergine italiano e 3 di olio extravergine estero. I conti non tornano. L’immagine neanche.

Come si esce dalla crisi? Alla politica si chiede di difendere il territorio. I rappresentanti della Lega hanno un pregio: si battono – e ottengono – per il Nord. Basti pensare al parmigiano. Il governo è stato costretto ad intervenire. «Si comporti così anche da noi – dice Giusi Servidio che con Giovanni Procacci era in piazza – e ritiri dal mercato 200mila quintali di olio extravergine. Purtroppo nella finanziaria licenziata alla Camera sono stati bocciati gli emendamenti riferiti alle agevolazioni previdenziali per il settore agricolo nelle aree sotto utilizzate del paese».

La Coldiretti incalza. Pietro Salcuni sollecita «il tavolo di confronto regionale che deve rappresentare la volontà di trovare una linea comune di sviluppo». Oggi una delegazione incontrerà il presidente, Nichi Vendola e l’assessore all’ag ricoltura, Enzo Russo. Mentre giovedì, appuntamento ad Andria per pianificare le richieste da presentare unitariamente a Roma. La Puglia ha le potenzialità per far bene. Massimo Gargano, presidente dell’Unaprol, non ha dubbi: «L’olivicoltura pugliese, più di un miliardo di euro in valore a prezzi base, può trasformarsi nel vero generatore di energia del Mezzogiorno. Il prodotto migliore non può essere mortificato». L’europarlamentare Luciano Lavarra, tra l’altro, chiede l’intensificazione dei controlli antifrodi: «Vogliamo il riconoscimento della risonanza magnetica nucleare quale metodo riconosciuto di lotta alle sofisticazioni».


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