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L’olio di Capitanata è a rischio

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Si teme l’estinzione, le olive non si raccolgono.

 

L’olio d’oliva di Capitanata rischia seriamente di estinguersi. L’allarme arriva direttamente dagli addetti ai lavori che confermano la tendenza del 40% degli agricoltori di non procedere alle operazioni di raccolta delle olive, dovuto al fatto che le spese superanodi gran lunga i guadagni.
Il continuo ribasso della quotazione del prezzo dell’olio extravergine di oliva sta determinando una situazione ormai insostenibile per le aziende olivicole pugliesi. Ieri la Borsa Merci di Bari non ha quotato gli oli di oliva, il cui andamento è risultato ‘sospeso per tutto il comparto — recita una nota della Camera di Commercio — in attesa di chiarimenti. Ancora più drammatico il costo delle olive, sceso drasticamente fino a toccare i 30 centesimi di euro al chilogrammo. Di contro sono aumentate del 3O% le importazioni di prodotto dall’estero, tanto che sugli scaffali dei supermercati è straniero l’olio di oliva contenuto in una bottiglia su due. Vi sono diversi elementi che inducono a ritenere che ci si trovi al cospetto di una vera e propria speculazione, con pericolosissimi rischi di esasperazione di tensioni, sufficientemente alimentate da una situazione congiunturale negativa. “Non ci resta che piangere-afferma Roberto Budrago, assessore all’agricoltura di Vico del Gargano-. La situazione è più nera della crisi dell’olio che ci ha colpito la scorsa primavera. Il prezzo è infimo, e non ci sono margini di miglioramento, perché ci sono i colossi internazionali che fanno il cartello della vendita e che quindi tengono in mano il mercato. Senza contare la stagnazione generale dei consumi-continua-. E’ anche vero che la nostra agricoltura ha prezzi altissimi rispetto ai competitor Spagna, Cile e Australia, che hanno piantagioni più giovani che sono potate meccanicamente (e non manualmente come da noi) fino a 5 ettari al giorno(contro i nostri 1,30), con un abbattimento delle spese pauroso. Il Gargano è penalizzato dalla conformazione del territorio, che è molto montuoso a dispetto delle pianure dei competitor, e dagli ulivi secolari”. A proposito di questo tema Budrago fa un appunto. “E’ da un anno che la Regione ha fatto la legge sugli ulivi monumentali, per aiutare, anche finanziariamente questo territorio, ma noi stiamo ancora aspettando gli ispettori che vengono a fare i censimenti nelle nostre campagne. Questi ritardi potrebbero aggravare irreparabilmente il gap che separa noi dal resto del mercato-aggiunge-. La UE, il Governo e la regione devono capire che la produttività è sterile da troppi anni, e che se ancora si produce è perché lo si fa più per orgoglio e dignità più che per reddito. Se si abbandonano le campagne, come sta già avvenendo, per il Gargano ci sono i rischi desertificazione, incendi e dissesto idrogeologico. Se questo territorio è appetibile turisticamente è anche merito degli agricoltori che curano il decoro e la sicurezza del paesaggio. Le alte Istituzioni si devono muovere”. Budrago fa capire concretamente i termini della crisi. “Più del 50% degli agricoltori quest’anno non sta raccogliendo le olive, e il motivo è che un imprenditore guadagna al giorno 54 euro netti (senza contare gli imprevisti di rotture di attrezzature), e deve pagare 55 euro al giorno un operaio che raccoglie al massimo 1,30 quintali di olive – Per il futuro sono poco ottimista, anche alla luce dell’assenza in loco di soluzioni per fare massa critica (consorzi) e per trasformare ed imbottigliare direttamente l’olio. C’è troppo frazionamento del settore”. Anche ai piedi del Gargano la situazione è al limite del collasso. “E’ un disastro-dice Vito Armillotta, dell’omonimo oleificio sito sulla Piana di Macchia-.Il mercato dell’olio è peggio della borsa, è imprevedibile e scende sempre più in basso. Siamo partiti ad inizio stagione con il prezzo di 3,40 euro e siamo precipitati a 2,40-sottolinea-. Se la situazione rimane questa, l’olio locale rischia proprio di estinguersi. Non si può competere con una concorrenza con costi di produzione molto inferiori ai nostri, e che quindi riesce a proporre al consumatore un prezzo vantaggioso. Ormai il mercato dell’olio si è ridotto ad un gioco in mano di pochi-conclude-. Io l’olio riesco a pagano agli agricoltori 3,40 euro perché ho un target di clienti che vogliono l’alta qualità, e quindi mi posso permettere questa linea imprenditoriale. Ma sono solo una formica nel grande mondo della globalizzazione”. Preoccupazione viene anche da una storica produttrice d’olio di Mattinata, Antonella Bisceglia. “C’è una concorrenza sleale da parte dei produttori spagnoli, che hanno acquistato grandi marchi italiani, come ad esempio la Bertolli, e spacciano in giro per il mondo il prodotto made in Italy che tale non è – continua-. Quest’anno ci si
è messa pure la siccità, che ha fatto sì che le olive fossero piccole e rinsecchite. Al momento non è possibile fare previsioni sul futuro andamento del mercato dell’olio (noi lo vendiamo a 8 euro a bottiglia da 0,75), ma il nostro punto di forza deve essere la qualità, sulla quale nessuno ci può battere conclude -. Forse non tutti i mali vengono per nuocere, perché la concorrenza sleale spagnola ci può svegliare e accelerare l’iter legislativo sulla tracciabilità di filiera”.

Matteo Palumbo
L’Attacco


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