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PER LA DONNA VIESTANA MORTA A PESCARA ANCORA TANTI GLI ASPETTI DA CHIARIRE

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Marco Basile, il chirurgo di Pescara accusato di omicidio colposo e falso rimane indagato con un’accusa gravissima che, dopo la "ricomparsa" del rene sparito, potrebbe persino aggravarsi. Costanza Vieste, la donna viestana di 74 anni venne operata tre volte e morì 45 giorni dopo l’ultimo intervento. Sono queste le uniche certezze di un caso che dire complicato è poco. Non hanno facilitato, gli errori dei periti del pubblico ministero, Gennaro Varone, che durante l’esame necroscopico hanno rilevato a sinistra un grosso grumo di sangue credendo di non trovare il rene nella sua sede.
Secondo questi ultimi il rene non c’era. Una stranezza poiché gli interventi effettuati al Santo Spirito avevano interessato la parte destra dell’intestino. I consulenti eseguirono l’esame senza avere documenti e cartelle cliniche e pare non conoscessero nei particolari la situazione della donna deceduta poiché vi furono ritardi nella consegna dei documenti da parte della direzione dell’ospedale.
L’esame necroscopico venne redatto nel convincimento che quel rene mancante era stato asportato ma non conoscendo il trascorso ospedaliero della donna i periti si convinsero che le patologie avessero riguardato anche la parte sinistra dell’addome.
Nel secondo esame eseguito alcuni mesi fa, dopo l’apertura dell’inchiesta, però si è potuto appurare che in realtà il rene che si credeva essere stato asportato era nel corpo della donna ma in una posizione anomala ed atrofizzato.
La relazione dei periti del gip è stata depositata alcuni giorni fa mentre a gennaio è stata fissata l’udienza dove gli stessi dovranno fugare ancora i dubbi rimasti in piedi.
Il primo dubbio da chiarire è capire che cosa non ha funzionato nel primo intervento.
Secondo quanto emerso dalle indagini un punto di sutura non avrebbe tenuto ed avrebbe favorito la fuoriuscita dall’intestino di materiale fecale che avrebbe generato una infezione.
I periti del Gip dalla loro ricognizione hanno dedotto che la seconda operazione è stata effettuata con notevole ritardo, 35 giorni dopo il primo, questo ritardo sarebbe stato letale per la signora Vieste che fu attaccata da una infezione molto invasiva.
Qualche settimana dopo vennesottoposta al terzo intervento ufficialmente per asportare un grumo di sangue ma il verbale non dice cosa si è fatto e dove si è intervenuti (a destra o a sinistra?).
Bisognerà capire perché si sia formato il grumo e se di solito è prassi operare in tali casi.
C’è poi quella lastra effettuata nell’imminenza del ricovero nella quale si vedrebbero «due reni in buone condizioni», dicono i periti del pubblico ministero.
Ma il rene sinistro può essersi atrofizzato in meno di due mesi per colpa di errori nelle operazioni?
Un terzo nodo da sciogliere è quel verbale della operazione falsificato dallo stesso Basile, dice la procura.
Con la ricomparsa del rene la posizione del medico potrebbe non mutare sostanzialmente mentre appare alleggerita quella del collega Ciarelli, finito nell’indagine solo in seguito, per una intercettazione nella quale la procura ha intravisto una volontà di coprire presunte responsabilità.
Basile si dice sollevato e pronto a dimostrare la sua totale innocenza, mentre i familiari di Costanza Vieste attendono di sapere cosa ha ucciso la donna.


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