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Cera non conta un “cacchio” nell’UDC…Nino dixit

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La clamorosa sconfessione del parlamentare dopo la sortita su Pepe.

 

A pochi giorni dalle esternazioni di Angelo Cera, il deputato dell’Udc che ha sparato a zero contro l’amministrazione Pepe, il voto del bilancio in provincia fa ben sperare. La quiete dopo la tempesta ha i toni del capogruppo Nino Marinacci, in passaggio sintetico al momento del voto per esprimere gli orientamenti del partito: “Diamo massima fiducia a questo governo provinciale e votiamo a scatola chiuso questo bilancio. Nel prossimo saremo intransigenti, puntando sul Subappennino e sul Gargano, le aree popolate da anziani e da adolescenti”. Dopo le esternazioni del deputato di San Marco su in Lamis, spingere con le critiche al governo provinciale in carica rischiava di far riaprire il precedente. Tutti; invece, a cominciare dal segretario
provinciale Di Giuseppe, si sfilano da un‘ulteriore approfondimento di quanto avviene in casa loro, dal “drizzone”, mancato, al
centro destra ad opera di Cera. Sì certo, il deputato conta, si dicono i suoi colleghi di partito, ma non può sic et simpliciter
tagliare i ponti con il Pdl, bisogna saper essere “il deputato di tutti”. Nino Marinacci traccia il solco divisorio fra attività amministrativa del deputato e aspetto politico: “Il deputato è espressione di un’area territoriale, mandato a Roma per difendere il territorio stesso. A livello politico fa riferimento alle segreterie provinciali. Siamo un partito libero, non libertino”. Anche volendo far leva sul ruolo svolto alla Camera, in ogni caso l’uscita di Cera non è giustificata. Una stilettata del genere, tuttavia, apre squarci su altri fronti. La chiave interpretativa passa per l’impatto su Foggia, la volontà di “farsi sentire” nel capoluogo da deputato. Un’amicizia ancora in erba, ma che potrebbe dare i suoi frutti, è quella con Tito Salatto. Chi pensa male la butta così: “E’ inutile cercare di portare il partito verso il centrosinistra, non ci riuscirà”. A dire il vero il vulcanico deputato di San Marco ha fatto per anni il consigliere provinciale, conosce bene il territorio, ha fatto la sua opposizione all’amministrazione Stallone ed oggi si trova alla Camera. Insieme a lui, in Parlamento, nel ruolo di portaborse, c’è anche suo figlio, così raccontano ambienti a lui vicini. A Palazzo Dogana, invece, la richiesta delle agenzie e dei posti da occupare è uno dei crucci di Cera. Alza la voce, con il Pdl, certo, ma anche con i suoi colleghi di partito. Tira per la giacchetta il suo segretario che, a stento, non rimane soffocato, scalpita per continuare a tracciare la linea in provincia, sede a lui nota per averla a lungo frequentata. Deputato certo, ma senza perdere il contesto territoriale, timore che spingerebbe Cera, periodicamente, a calare da Roma per lanciare strali qua e là. Ma dove va Cera? L’idea baluginata a qualcuno, dopo uno strappo così violento, è che voglia andare in un altro partito. Conoscono tutti il suo carattere, ma non basta la sortita. Angelo ha ottenuto un posto di primo piano nel partito, gente come Sanza, suo omonimo, non è stata eletta. Una fatica recuperare con Casini e con Cesa, dopo essere stato ai fianco di Marco Follini per molto tempo si è orientato di nuovo in una Unione di Centro trasformata, almeno nella leadership. Un vulnus permanente in Capitanata è il suo scontro con Nino Marinacci, smentito, coperto dai sorrisi, ma evidentissimo. Foggia vuole dire la sua, a fare la piana paludosa mentre soffiano i venti non ci sta. Sicchè nel quadro a due Minacci/Cera- un quadro bellico, perla verità- si inseriscono Enrico Santaniello, la new entry alla presidenza del consiglio provinciale, e lo stesso Di Giuseppe, coinvolto, suo malgrado, quando l’uragano arriva e intento a difendere il ruolo di segretario provinciale. Cercando di restare al centro della contesa, in un’area di mediazione, quasi fosse un destino pre-politico.
PAOLA LUCINO
L’Attacco


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