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Le Cenerentole d’Italia, le donne della nostra provincia ancora mortificate dal mondo del lavoro

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Una provincia ancora fortemente distante dal resto d’Italia, in cui le donne hanno poca possibilità di contribuire allo sviluppo e alla produttività, restando, alle soglie del 2009, ancora incatenate ad un modello di donna-madre che cura la famiglia, mortificando l’ambito lavorativo.  E’ questo il dato, di per sé drammatico, che emerge in provincia di Foggia relativamente al tasso di occupazione femminile, illustrato questa mattina a Palazzo Dogana nel corso del convegno “Che Foggia generiamo?” promosso da Euromediterranea, l’Agenzia di Pianificazione e Sviluppo locale, con il sostegno di Regione Puglia e Unione Europea, e in collaborazione con vari enti, a partire dalla Provincia, che si occupano di promuovere le pari opportunità. Sebbene qualcosa negli ultimi anni si sia mosso, le donne foggiane restano le meno inserite nel mercato del lavoro nel panorama regionale, già di per sé poco felice, come lo è sostanza in tutto il meridione. Una doppia discriminazione, dunque, sia in quanto donne, che in quanto donne meridionali. In particolare, se si fa riferimento ai dati di appena un anno fa,e si considerano quelle d’età compresa tra i 25 e i 44 anni – periodo, questo, di loro maggiore produttività ma anche dedicato alla cura dei figli- lo scarto con il resto della regione e d’Italia in generale, si fa più netto. Segno di una bassissima capacità di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, a favore di un modello -purtroppo mai superato- che le vuole esclusivamente madri e mogli. Una visione che la Capitanata cerca di sorpassare attraverso progetti come Netting ed Upload: il primo incentrato sulla ricerca di strategie che incoraggino l’armonizzazione tra i tempi di casa e lavoro. Il secondo, invece, promuovendo l’imprenditorialità femminile, asse portante non solo dell’economia ma di una completa emancipazione.


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