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Filippo Fiorentino, la “Città Gargano” e ……. la politica che muore

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Le parole di Filippo Fiorentino, “Il Gargano in fondo è una città dove i nostri paesi non sono altro che i quartieri”, portano alla mente per scivolare subito nell’anima, il ricordo di una grande personalità racchiusa nella veste di un intellettuale vero, di un uomo schivo e riservato, forse perché più di ogni altro consapevole che del suo “Gargano segreto” si stavano consumando le coste, il mare, le montagne, i boschi, i paesaggi, oltre che le molteplici identità culturali.
     Oggi, ci si chiede quale dei sindaci dei comuni del Gargano Nord abbia meglio operato lunga la via maestra indicata da Filippo Fiorentino. Certo, per affinità ideale e culturale, anch’io concordo con i risultati del sondaggio di OndaRadio.

 Ma, la domanda che mi viene spontanea e ricorrente alla mente, percorrendo i meandri infiniti dell’inconscio, da quando la giovane e brava giornalista Antonella Soccio mi ha chiesto un parere, è un’altra: “ Chi, nella politica e nelle istituzioni garganiche, ha operato nel senso contrario alla strada indicata da Filippo Fiorentino?”
Si dirà che la domanda è retorica, vuota e priva di valenza, ambigua nella sua formulazione. Forse, ma non ne sono pienamente convinto.
     Solo qualche mese fa, Teresa Maria Rauzino, lanciava solitaria l’allarme che il sogno di Filippo Fiorentino di un Parco Letterario del Gargano, già varato con un progetto dalla Comunità Montana del Gargano e dalle Fondazioni “Ippolito Nievo” e “Pasquale Soccio”, si era infranto, vittima dell’insensibilità burocratica e di una fredda e lucida indeterminazione politica.
Il Parco Letterario del Gargano, presentato in una memorabile serata a Vico del Gargano da Filippo Fiorentino, presente Sergio Zavoli, che doveva attivare i nuovi itinerari della storia, della religione, della cultura, i sentieri dell’anima e del gusto, per ammaliare il viandante colto, attratto dalla letteratura e dall’archeologia, dalla botanica e dall’entomologia, dal sapore dell’olio e dal profumo delle zagare, dallo spirito dei luoghi in stagioni non sospette, volano della destagionalizzazione al di fuori della semplice e scontata attrattiva agostana, rimaneva utopia.
     La riflessione quotidiana, fatta anche l’altro giorno leggendo la prima pagina de “l’Attacco”, e che riguarda gli strumenti da mettere in campo e le strategie sociali e culturali da attivare per evitare che il nostro patrimonio naturale, artistico e storico venga ulteriormente e irrimediabilmente compromesso, mi parla di istituzioni deboli con i forti e forti con i deboli, di partiti in mano ad oligarchie e potentati nuovi e vecchi, organizzati e gestiti in maniera tale da rendere impossibile affrontare la immensa, e mai risolta, “questione morale” che li investe come un ciclone, rassegnando la storia dei luoghi e delle città ad un futuro incerto e precario.
Partiti in cui la resistenza umana e intellettuale delle minoranze che ricercano, chiedono e rivendicano la risoluzione delle problematiche che riguardano il “bene comune” è messa sempre più a dura prova.
Partiti e istituzioni che non selezionano le parole giuste destinate a operare fatti e che non si curano di chiudere il cerchio tra parole e fatti allargandolo alla partecipazione e al coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni.
Partiti e istituzioni dalle decisioni spesso subite, non aderenti alla realtà, non condivise e sicuramente non efficaci.
     Emblematico il caso di “Chiancamasitto” a Monte S. Angelo, tentativo legalizzato seppur maldestro di cancellazione di un luogo della memoria dei montanari, quasi a voler dimenticare la storia, negare le tradizioni, umiliare la natura, ferire il paesaggio, quasi a voler sfidare il creato che è nella storia, nella tradizione, dove si rispetta l’uomo e il suo ambiente.
Un rischio per il patrimonio culturale dell’umanità che il gruppo associativo montanaro di Legambiente, Arci e “Diario Montanaro” ha saputo limitare, coinvolgendo cultura e associazionismo dell’intero Gargano, costringendo finalmente istituzioni e partiti, la sera del 17 dicembre al Museo Tancredi, ad un processo partecipativo ed informativo prima negato. Una serata da sogno in cui ha vinto la democrazia partecipativa, un incontro che può fare scuola di come, unendo le forse della cultura autentica, dell’associazionismo vero, dell’informazione libera, si possano difendere le peculiarità dell’intero territorio garganico, sottraendole a speculazioni affaristiche ed interessi privatistici.
     Sono convinto che anche questo è stato un sogno non realizzato da Filippo Fiorentino, un sogno per il quale vale la pena di impegnarsi anche per onorare il Suo impegno, sicuramente per rispettare la Sua memoria.

Michele Eugenio Di Carlo


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