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VIESTE RIAVRA’ UNA BANCA VIESTANA?

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Come insegnava Gian Battista Vico, l’evoluzione della società vive di corsi e ricorsi storici. Il che pare valere spesso anche in economia. Ora anche a Vieste si sta verificando un evento del genere. Ma torniamo al 29 dicembre 1937. Mentre l’Italia vive l’epopea dell’impero d’Etiopia, a Vieste, in Piazza Vittorio Emanuele n.20, dinanzi al notaio Nicola Pepe, sono convenuti i rappresentati della Banca Popolare Cooperativa di Vieste e quelli del Banco di Napoli.

Si sta per sottoscrivere l’atto di fusione per incorporazione dell’istituto di credito viestano con quello di Napoli. Per la banca di Vieste ci sono il cavalier Andrea Medina fu Michelangelo ed il dottor Ferdinando Nardella fu Domenico, rispettivamente presidente e componente del consiglio di amministrazione.I due sono stati incaricati di formalizzare la fusione per incorporazione a seguito di un’assemblea straordinaria della banca viestana, che aveva un capitale sociale di lire 246.950, tenutasi il 23 ottobre 1937. Si chiude così l’esperienza della banca viestana.
Ora, a distanza di 72 anni, c’è l’idea di ritentare con un’esperie4nza analoga. In questi primi giorni del 2009 circolano con insistenza delle voci sull’interessamento di un folto gruppo di viestani, imprenditori e commercianti, a far nascere un istituto di credito viestano. Per ora c’è stato un primo incontro interlocutorio per sondare le reazioni e le proposte su questo progetto. Sembra che dalla riunione sia venuto una sorta di via libera ad approfondire la questione. Si preannunciano perciò altri incontri per definire un percorso di valutazione dell’idea.
L’idea, peraltro sfiorata ogni tanto negli scorsi anni, al di là delle valutazione tecniche di merito, non è affatto cattiva. Realizzare una banca tutta viestana che avrebbe come priorità il sostegno allo sviluppo dell’economia locale sarebbe un gran bella cosa. I soldi dei viestani usati per finanziare l’economia dei viestani. Con la difficoltà di accesso al credito che a Vieste hanno spesso avuto le aziende ci potrebbe davvero essere una svolta. Un sogno? Staremo a vedere.
La vicenda – simile dal punto di vista dell’innovazione sociale ed economica della città al dotarsi di un aeroporto, un porto, un ospedale – riprone un classico del modus operandi viestano: si discute solo oggi su un qualcosa che si sarebbe dovuto fare o avere da anni. Troppo spesso di nota una carenza di visione futura. Si vive alla giornata, non si fa programmazione se non per imitazione di quello che fa il vicino o il concorrente. A Vieste su tante questioni si arriva a prendere delle decisioni non tanto per convinzione ma piuttosto per consunzione. E così si fanno passare gli anni, i decenni, per dire sì su un qualcosa su cui sarebbe stato assentire. Basti pensare alla realizzazione di un aeroporto a Vieste: lo proponeva decenni fa Michele Di Marca e fu preso per visionario. Lo stesso vale per altre questioni.
Che questa voglia di banca sia il segnale di un’inversione di tendenza? Lo speriamo, o meglio, non disperiamo.

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Cosa ne pensate su questa opportunità per Vieste?

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A tal proposito nei prossimi giorni si organizzerà una trasmissione con un rappresentante della Banca d’Italia. 

 


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