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Bari, 5 in condotta per i cellulari in aula

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Risse in classe, violenze, bullismo, aggressioni verbali rivolte agli insegnanti, disturbo continuo delle lezioni con l’uso del telefonino usato anche per scattare foto non autorizzate ai compagni, ingressi regolarmente in ritardo, atteggiamenti scorretti gravi. E sulla pagella del primo quadrimestre fioccano i 5 in condotta. Ne sono stati dati dieci al geometri, nautico e aeronautico Euclide, quattro al tecnico commerciale Romanazzi, due al tecnico industriale Marconi. LA SOSPENSIONE – La legge di riforma varata dal ministro Gelmini ha i primi effetti. Il decreto ministeriale numero 5 del 16 gennaio 2009 introduce la novità: alle medie e alle superiori torna il voto in condotta in decimi (da 1 a 10) e che fa media con le altre materie. Alla fine dell’anno un giudizio inferiore alla sufficienza, ovvero al 6, comporta la bocciatura. Ma in merito ai criteri di valutazione, i presidi non sono concordi. I tre dirigenti che hanno sanzionato gli alunni non hanno applicato alla lettera la normativa, ma ne hanno interpretato il senso. Tanto è vero che soltanto uno degli studenti intemperanti è stato sospeso: l’allontamento per due settimane dalla scuola figura nel decreto fra le voci da tenere in considerazione per applicare il 5. Ma si dice pure che i princìpi e i criteri del decreto hanno carattere generale e che ogni scuola, in virtù della legge sull’autonomia, può determinare ulteriori criteri e iniziative finalizzate alla prevenzione.

I PRESIDI – Spiega Michele Roberti, preside del Marconi: «Per gli atti gravi di cui i due alunni sono colpevoli la sospensione sarebbe stata una punizione ipotizzabile. La scuola ha però il compito di educare: costringere i ragazzi a restare a casa per un lungo periodo potrebbe avere come conseguenza l’abbandono definitivo della scuola. Insieme ai docenti abbiamo invece deciso di dedicare particolare cura e attenzione a questi ragazzi difficili ». È della stessa opinione il dirigente dell’Euclide Enzo Fiorentino, che guida tre istituti da 1.670 alunni: «Alcuni comportamenti dei giovani sono intollerabili. Abbiamo chiamato i genitori, ma gli studenti non hanno cambiato modo di fare. Qualcuno ha collezionato più di una nota disciplinare, ma il “confino” a casa non è rieducat ivo». Definisce il 5 in condotta come un campanello d’allar me per gli alunni e le famiglie la preside del Romanazzi Cecilia Pirolo: «Qualche studente è stato sospeso, qualcun altro ha commesso azioni gravi. Sono state coinvolte le famiglie e successivamente il consiglio di classe ha preso provvedimenti. La conseguenza è il voto negativo sulla pagella». La dirigente chiarisce: «Non si tratta di una punizione fine a se stessa, ma di un invito a rispettare le persone e l’istitu – zione scolastica. Gli studenti hanno a disposizione tutto il secondo quadrimestre per migliorare, dimostrare di essere cresciuti e evitare la bocciatura».
 
IL DIRETTORE DELL’USR – Gli altri capi d’istituto hanno preferito la strada della cautela. Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Lucrezia Stellacci, è però favorevole a una interpretazione elastica della normativa: «La sospensione non è vincolante. In questa fase di transizione il ministro ha fornito le indicazioni, ma sono i consigli di classe a decidere. Certamente il 5 non va dato con superficialità, ma può rivelarsi un utile deterrente per ricondurre la scuola a un clima di serietà».

GLI STUDENTI – Intanto gli studenti annunciano battaglia. «Abbiamo ricevuto segnalazioni di abusi – racconta Maria Teresa Tanzarella, portavoce dell’Uds – e siamo pronti ad avviare una campagna contro le punizioni non fondate. Il rischio è che i presidi si servano del 5 in condotta non frenare il bullismo, ma per dare una lezione agli studenti riottosi agli obblighi. Ci opponiamo al bavaglio ai ragazzi quando chiedono spazi di dialogo o mettono in scena forme di proteste seppur motivate. È utile formulare una casistica per scongiurare le ritorsioni».

ANTONELLA FANIZZI


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