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Gino Di Rodi: “Il problema dell’olio è la (troppa) concorrenza straniera

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I produttori locali di olio extravergine tutelano le specificità, peculiari, del proprio bene alimentare. Questo, in sintesi, l’incipit procedurale del titolare dell’oleificio Garganolii srl di Vieste, Girolamo Di Rodi. Il monito dell’imprenditore segue la recente modifica, apportata dall’Unione Europea, sul regolamento Ce 1019/02 (indicazioni relative a commercializzazione e confezionamento del prodotto alimentare).  Dal prossimo primo luglio 2009, tutto l’olio d’oliva presente su territorio nazionale andrà, infatti, differenziato, “per gusto e qualità nutrizionali”, a seconda “della diversa area di provenienza”. L’etichettatura è stata infatti considerata, dall’Unione, “strumento di fondamentale rilevanza”, per stabilire “una reale tracciabilità del prodotto”. “Le modifiche legislative — dice a l’Attacco Di Rodi — non cambiano, in alcun modo, il nostro, assodato, ‘modus operandi’ aziendale”. La ditta viestana fa, infatti, riferimento, per la produzione e la commercializzazione, annuale, del proprio Qlio extravergine d’oliva, “solo ed esclusivamente a coltivazioni locali”. “Già dal 1975 — spiega Di Rodi — utilizzavamo una apposita dicitura per indicare le zone di origini del nostro prodotto. Avevamo anche posto l’indicazione ‘Gargano’ ma abbiamo, in seguito, eliminato la dicitura per la presenza, attuale, nel Dop di altre colture (ogliarola, leccino, tra le altre ndr)”. Il signor Di Rodi compie una “panoramica globale” sull’attuale situazione del settore avicoltura nel Gargano: “la presenza sul mercato interno dei colossi spagnoli è evidente—dice l’imprenditore – ma lo stesso dicasi per altri grandi marchi come quelli olandesi o americani”. Grandi marchi a cui si contrappongono “numerose piccole e medie imprese a conduzione familiare”. L’attuale mercato, “ad intrinseco livello globalizzante”, dell’ovicoltura nazionale e regionale —dice ancora Di Rodi— ‘è come il classico mistero di Pulcinella”. Tutti, infatti, sarebbero consapevoli “del presente in numerosi assetti statutari del settore, ma nonostante questo “in diversi continuano ancora a mostrare una inconsapevole, incomprensione del fenomeno”. Quanto le modifiche, dell’Unione, sull’indicazione di provenienza delle colture d’extravergine, possono, pertanto, modificare l’attuale andamento commerciale dell’ovicoltura territoriale? “Non penso che l’attuale andamento di netta recessione produttiva del settore — dice Rodi – possa essere superato con la modifica legislativa dell’Unione”. Secondo il titolare garganico il problema principale consterebbe, infatti, “nella ideologia operativa di acquisizione del prodotto” da parte del consumatore finale. “L’utente medio del Gargano — dice Di Rodi – non può certo acquistare una bottiglia di extravergine a quasi 6 euro a confezione. Come, del resto, biasimarlo? Basta recarsi in qualche centro commerciale del territorio, per vedere, tra gli scaffali, bottiglie di extravergine variare tra3 ma anche 2 euro e 30 a confezione”. Il prezzo: è qui, direbbe Lubrano, nasce il problema. “Ancora non comprendo come certi produttori, specie dell’area di Manfredonia, riescano ad adottare determinati prezzi nonostante l’interminabile trafila di pre-confezionamento alimentare”. Da qui il passo verso i mercati esteri sembra, pertanto, naturale “I produttori spagnoli — dice Di Rodi — esportano in Italia prodotti al prezzo unitario di 1 e 90 – 2 euro a bottiglia. Inoltre — continua — le imprese italiane hanno la possibilità di pagare anche dopo 90 giorni. E qualcuno poi dice di voler tornare a politiche economie di stampo protezionistico”. “Le grandi cooperative dedite alla commercializzazione di beni alimentari (Ipercoop in primis) — dice Di Rodi — dovrebbero arrestare questa continua importazione di prodotti esteri”.
Motivo principale: “l’utente neanche immagina l’esatto quantitativo di deposito (residuo) presente nelle singoli confezioni. Anche noi produttori del Gargano — dice l’imprenditore – pur presentando un prodotto decantato nei silos, non possiamo evitare la presenza di tali rimanenze”. Quantitativi recuperati in seguito “da ditte del barese” per le rettifiche di pre-commercializzazione (vedi Oli rettificati, cosidetti ‘lampanti”). Il titolare della Garganoolii motiva anche la stretta relazione, attuale, tra grandi marchi nazionali e produttori iberici. “La mano d’opera in Italia ha un costo praticamente superiore del doppio rispetto a quello spagnolo. Inoltre — continua – in Spagna hanno adottato tecniche di raccolta di alta industrializzazione produttiva, beneficiano di spazi di misura, irrilevanti, fra gli arbusti” oltre a beneficiare di “importanti forme di assistenzialismo statale”. Infine, a differenza della terre del Gargano, “frazionate e miste nella loro morfologia territoriale”, nell’area spagnola “le zone di colture sono prevalentemente pianeggianti”.
GIUSEPPE DE FILIPPO

L’Attacco


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