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A Vieste servono pesce in freezer da 10 mesi

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Viaggio nella ristorazione viestana, dopo il sequestro da parte dei Nas di 50 kg di pesce avariato. Le testimonianze.

 

Duro colpo per il sistema della ristorazione garganica. Infatti, i Carabinieri del N.AS. di Bari, nell’ambito dei controlli finalizzati alla vigilanza sul settore ittico disposti dal Comando Carabinieri per la tutela della salute, hanno sequestrato mezzo quintale di prodotti ittici (pesce e cefalopodi) in un ristorante di Vieste. L’operazione è stata effettuata a seguito di un’ispezione, e sono stati sottoposti a sequestro 50 chilogrammi di pesce{tra pesce azzurro e cefalopodi) che il titolare teneva in cattivo stato di conservazione, nonchè in parte congelato abusivamente con attrezzature non idonee ed in parte con T.M.C. scaduto. Al termine del controllo al responsabile è stata contestata l’infrazione penale di cui all’art. 5 lettera B all’art della Legge 283/1962, nonché violazioni di carattere amministrativo. A confermare la notizia all’Attacco sono sia l’Asl locale che il Comandante dei Nas di Bari, il Tenente Antonio Citarella. “Nel corso dei controlli di routine-afferma Citarella-, abbiamo trovato 50 kg di pesce in cattivo stato di conservazione, tenuti in un friogo congelatore non in regola, ossia quei frigo adoperati l’estate dai bar per i gelati”. Massimo riserbo sul nome del ristorante per via del proseguimento delle indagini. Pertanto l’Attacco ha contattato qualche ristoratore viestano, per conoscere reazioni e pareti in merito alla vicenda di questo sequestro. “E’ legittimo che vengano fatti questi controlli-chiosa Nicola Palumbo, titolare de ‘La Teresina’-. Non si può mettere a repentaglio la salute del cliente, né va anche della nostra reputazione. Comunque il problema dell’alterazione e della contraffazione dei cibi è di natura economica, in quanto c’è una concorrenza sleale tra i ristoratori, che va sì a vantaggio delle tasche del cliente, ma assolutamente a svantaggio della loro salute-aggiunge-. Il campanello d’allarme della scarsa qualità del cibo, è il prezzo troppo basso. E’ una follia pensare di mangiare sano con l5euro, quindi bisogna diffidare dai locali che presentano prezzi stracciati. Per mangiare sano, non si scende sotto i 25euro”. Una battaglia personale, Palumbo, la sta combattendo soprattutto sulla tracciabilità dei prodotti alimentari. “I tumori non si sconfiggono con le manifestazione e le chiacchiere morte, ma con il mangiare bene-spiega il ristoratore viestano-. Bisogna controllare i prodotti in tutto il loro processo produttivo. Come si fa a vendere il vino nei supermercati a 1 euro con tutti i costi che ci sono oggigiorno?Quei prodotti, e me ne assumo la responsabilità, sono alterati con sostanza chimiche nocive(vedi il metanolo). Un comportamento sleale, che va a discapito della salute di molte gente ignare di questi pericoli. Io stesso ho combattuto con un pericolosissimo tumore al fegato, e mi batterò per la sicurezza alimentare – conclude-. Il pesce viene congelato, o perché dopo4\5 giorni rimane invenduto o perché si vogliono riciclare gli avanzi. E’ ovvio che in entrambi i casi, il prodotto andrebbe gettato perché è gravemente dannoso perla salute umana”. Neanche il signor Matteo, proprietario del ristorante Box l9 usa mezze misure per condannare tali comportamenti. “Sono pratiche che, a persone civili e responsabili, non dovrebbero passare neanche per l’anticamera del cervello. Purtroppo tutto questo accade perché c’è troppa improvvisazione e poca professionalità tra i ristoratori – sottolinea. Il prodotto viene comprato già congelato, e comprano fresco per poi congelarlo in un secondo momento, è una follia, anche dal punto di vista economico. Comunque non capisco come mai sia stata trovata una partita di pesce congelato in questo periodo in cui il nostro mare trabocca di pescato”.
In una brutta avventura è incappato anche il proprietario del ristorante ‘La Pentola’. “Martedì i Nas sono venuti a fare controlli anche da me, e mi hanno fatto un verbale da mille euro perché stavo mangiando due mormori (che a loro dire non erano a norma) e perché avevo un vasetto di alici salate fatte in casa. Si sono attaccati a devi cavilli, d’altronde quando i Nas vanno in ispezione non escono mai a mani vuote- prosegue-. Comunque non c’è da meravigliarsi del congelamento del pesce, perché, a causa della scarsa quantità, tutti sono costretti a fare le scorte quanto è possibile. D’altronde il pesce congelato non è dannoso, purchè non si congeli più di una volta. I pesci di grande taglia (come il pesce spada), nel Mar Adriatico, e quindi devono destare sospetto sulla dubbia provenienza. Meno problemi con quelli di piccola taglia (spigole, orate, calamari, triglie, anche d’allevamento), che dovrebbero essere freschi”.

Perché serviamo pesce vecchio di 10 mesi
Vario: “Noi ristoratori siamo vittime di un diabolico meccanismo”….

“Nolenti e volenti, i ristoratori viestani devono far ricorso al pesce congelato perché manca il prodotto fresco del nostro mare e c’è anche un accordo
tra pescatori e pescherie al quale non ci si può sottrarre per restare nel giro che conta”. J’accuse perentorio quello di Antonio Vario titolare del ristorante ‘La Scogliera di Vieste, che a l’Attacco parla a cuore aperto del sistema ristorativo locale Rivelazioni shock, fatte da una persona che è da trent’ anni nel settore, ed è stanco di certe situazioni poco limpide e professionali, che mettono a repentaglio la salute dei clienti e l’immagine e l’economia di un intero territorio a forte vocazione turistica. “L’ultimo sequestro effettuato è un fatto certamente spiacevole-chiosa Vario-. Ed è altrettanto sgradevole da parte nostra commentare e ribattere su tali vicende. Noi che facciamo seriamente questo mestiere, sappiamo benissimo che l’approvvigionamento di pesce fresco in questa zona è difficilissimo, e il prodotto che proponiamo ai clienti dipende dalle pescherie. Quindi è a monte che vanno fatti i controlli, perché nelle pescherie succedono fatti strani, pesci che hanno dubbia provenienza-aggiunge-. Seppur non giustificando l’operato del mio collega colpito dal provvedimento dei Nas, vorrei spezzare una piccola lancia a suo favore. Nel contesto del periodo estivo, data la massiccia affluenza di gente, ele relative richieste, ci sono forti problemi legati all’approvvigionamento del pesce. Noi ristoratori viestani siamo vittime di un infernale sistema. Mi spiego. In piena estate ci vengono fatte richieste di ogni tipo, e noi per non perdere il cliente, siamo costretti a proporre pesce congelato, come ad esempio i mormori, dentici, orate che si trovano solo nei mesi di ottobre e novembre. Ecco perché si ricorre al sistema del congelamento”. Ma quello del congelamento, non è l’unica ‘legge’ alla il quale i ristoratori viestani devono piegarsi. “Siamo costretti a soccombere alle richieste delle pescherie-denuncia Vario-. C’è un vero e proprio monopolio da parte delle strutture dedite alla vendita del pesce, che attraverso
un tacito accordo con i pescatori, conferiscono loro tutto il pescato. Quindi, i ristoratori per non restare fuori dal giro che conta, devono assecondare le richieste delle pescherie e accontentarsi dei prodotti da esse offerti. Quindi, tirando le somme non c’è la possibilità di rivolgersi ad altri fornitori, e quelli che ci sono non offrono grandi garanzie di qualità del pesce – prosegue -. Il ristoratore è diventato un lavoro difficile. Tante sono le attività ricettive e poco il pesce a disposizione sul mercato. Per questo, in inverno si fanno approvvigionamenti massicci di materia prima locale (anche per i costi inferiori del prodotto), e si mette in atto l’escamotage del congelamento. A proposito di questo vorrei dire che il pesce fresco, doviziosamente pulito e lavato può congelare, e tale prodotto proposto nei ristoranti, è cento volte migliore di quello che la gente acquista nelle pescherie, dove ormai arriva merce da mete esotiche e con scarsissime garanzia di qualità-sottolinea-. Io sfido chiunque a provare che il pesce fresco ben congelato fa male alla salute. Il problema so n gli standard esagerati delle autorità predisposte al control lo. Purtroppo le analisi di qualità i possono fare poco a confronto della Legge. Quindi, credo che il collega ristoratore, non sia i del tutto un truffatore ed avvelenatore, piuttosto ritengo che, viste tutte le problematiche che ho illustrato, i Nas dovrebb ero venire incontro alle nostre oggettive difficoltà. Ho visto poca attenzione e sensibilità verso la valorizzazione dei prodotti locali”. Infine, Vario, sposta la questione prettamente sul campo lavorativo. “Non ci possono dire chiudete e andate via, perché sappiamo fare solo questo nella vita e siamo entrati in un vortice al quale non possiamo più sottrarci. Inoltre, è altamente . rischioso mettere un cartello della città con su scritto ‘In questo paese è impossibile trovare pesce fresco’. Il vero problema sta alla base, perché sono saltati gli equilibri per tenere in piedi un’azienda. La concorrenza è eccessiva e crea danni-conclude-. Com’è possibile che a Vieste ci siano 1200 attività ristorative? Pur di ‘lavoricchiare’ sono pronti a fare di tutto. Il bello è che tantissime attività fanno al massimo due\tre coperti al giorno. Come si fa a sopravvivere in questa situazione? Siamo alle prese con un’inutile guerra dei poveri scatenata dalla cattiva programmazione politica”.

Matteo Palumbo
L’Attacco
 


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