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Riceviamo e pubblichiamo/ Randagismo canino quali soluzioni?

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Amici della redazione,
solo oggi ho potuto ascoltare ( in versione streeming ) la trasmissione che avete brillantemente tenuto ai vostri microfoni e riguardante il randagismo. Mi rammarico davvero di non aver partecipato. Nini’ aveva provveduto ad invitarmi, ma poiché da oltre un anno non sono più il Responsabile della gestione di questo “fenomeno”, ho ritenuto inopportuno il mio intervento. Tuttavia, per essere stato uno dei pionieri negli sperati tentativi di arginare il diffondersi di  questa piaga, ritengo che è giusto dare comunque un mio contributo. Inizialmente, con una ordinanza sindacale, si recuperarono tanti cani per occupare tutti i cinquanta posti a convenzione. Fummo tutti presi dall’illusione di debellare subito il fenomeno ma si era solo all’inizio di questa avventura.
Solo per poco tempo si notarono i benefici effetti: la sera non si sentivano più latrati di cani, soprattutto quelli provenienti dal bacino portuale dove più vistoso era il fenomeno.
Per la scarsa sensibilità di alcuni cittadini restii a microchippare i loro cani, o di chi  ha abbandonato con estrema facilità i cuccioli non desiderati o  forse per la scarsa disponibilità di denaro da parte del Comune che per molto tempo ha tergiversato sulla proposta di aumentare i posti di ricovero nel canile rifugio dai cinquanta agli attuali settanta, la situazione è precipitata diventando per alcuni versi insostenibile ed ingovernabile.
Bisogna dare merito ai soci dell’Anpana per quello che fanno. Però, se le mie reminiscenze universitarie lo consentono, non posso essere troppo d’accordo con alcune cose  sostenute dal Signor Grandi. Il dar da mangiare ai cani, se da una parte coadiuva per il contenimento del randagismo e delle aggressioni, dall’altra lo incrementa.. I cani sono animali gregari e vivono bene in branchi. E vivono ancora meglio se hanno a disposizione chi li accudisce.Se ci sono maschietti e femminucce non ancora sterilizzati per svariati motivi, con estrema facilità nascono gli amori e gli accoppiamenti. Quando i cani vivono da soli perché non accuditi, spontaneamente si allontanano per procacciarsi il cibo e ciò li distoglie dalle altre preoccupazioni. La scarsa alimentazione non consente di prolificare con tanta facilità perché non sempre si hanno le condizioni necessarie per portare avanti la gravidanza: praticamente sono più facili gli aborti!
Lungi da me l’idea di non dover dar da mangiare ai randagi. Ma se sono scandalose le “immissioni”, bisognerebbe evitare anche le reimmissioni, pur se previste e consentite dalla Legge Regionale. E’ necessario far fronte al problema con la detenzione dei cani in ambienti adatti a loro che non sono sicuramente la spiaggia o i marciapiedi anche se sono stati prelevati da questi luoghi. Dovrebbero essere favorite la creazione di mega strutture di accoglienza – affidandole ai volontari – in attesa che vengano accolti nei canili sanitari e nei rifugi: l’attuale duecento unità dei canili rifugi è ridicola perché la contenzione così drastica dei numeri non potrà mai debellare il problema ma solo lenirlo. Quale incidenza negativa avrebbe un aumento consistente di posti quando il loro benessere non viene intaccato?
Gli Enti Regionali – con proprio decreto – dovrebbero favorire le sterilizzazioni in modo gratuito e nel contempo seguire, attraverso i servizi veterinari ed i Comuni, le gravidanze delle cagne. Chi non ricorre alle sterilizzazioni, dovrebbe essere obbligato – a suon di multe – a denunciare le gravidanze e le successive nascite. Le soppressioni con eutanasia presso centri autorizzati per i cani malati in modo irreversibile, o per gli aggressivi accertati, o per i cuccioli appena nati, dovrebbero poter essere valutate serenamente senza incorrere facilmente in rinvii a giudizio. I nostri genitori usavano dire che il medico pietoso provoca la piaga verminosa: non vale questo anche per il randagismo?

Grazie per lo spazio che mi avete concesso e spero di non aver turbato le idee di nessuno.
Dr. Bartolo BALDI


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