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Regione, oltre ai portaborse rimborsi per spese telefoniche

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Si va avanti, con il supporto di maggioranza e opposizione e con qualche distinguo. Non di merito, ma di metodo: sulla nuova legge che riordina i gruppi politici della Regione istituendo i portaborse, i consiglieri pugliesi non hanno condiviso la lettura che la stampa ha dato del provvedimento. Tanto da approvare, all’unanimità, un documento per «chiarire gli obiettivi della proposta di legge». Ieri la riunione congiunta di prima e seconda commissione, svolta come di consueto a porte chiuse (ma chiedendo cortesemente ai giornalisti di allontanarsi dal corridoio), ha deciso di andare avanti. Ci saranno soltanto poche modifiche che – è stato chiarito – erano già state concordate. La più importante pone un limite di spesa: non si potrà spendere più di quanto si spende oggi. L’altra modifica prevede che il nuovo assetto entrerà in vigore con la prossima legislatura.
«Nel frattempo – fa notare Arcangelo Sannicandro (Mps), uno dei più convinti sponsor della nuova legge – la Regione risparmia, perché diminuisce la dotazione di personale dei gruppi e contemporaneamente si riduce la spesa per i missionari». Con la regoletta del 30%, ciascun gruppo (e ciascun assessore) potrà prendere dall’esterno un terzo dei collaboratori cui ha diritto: ecco i portaborse. «Nell’attività politica – dice il rifondarolo Piero Manni – esiste la necessità di un rapporto fiduciario con i collaboratori: chi viene da fuori può non avere un riferimento a Bari, quindi nasce la necessità di avere un proprio segretario».
Nel testo di legge, che istituisce il budget per i gruppi politici, viene riconosciuta una certa somma mensile in base al numero di consiglieri: con 7 consiglieri (An e Forza Italia) spetterebbero ad esempio 7.540 euro al mese, di cui 2.353 a titolo di «aggiornamento culturale e scientifico». La legge ha pensato anche al caro-bolletta: a ciascun gruppo andranno 2.353 euro annui di spese telefoniche, la stessa somma riconosciuta a ogni consigliere. «Soldi che copriranno a malapena le spese telefoniche che ciascun gruppo sopporta ogni anno», dice Rocco Palese (Fi).
Originariamente il ddl era nato per risolvere il problema dei missionari, i 140 dipendenti regionali distaccati presso i gruppi che, essendo in maggioranza residenti fuori Bari, oggi ricevono un rimborso chilometrico e un super-buono pasto da 20 euro: un extracosto di circa 17mila euro a dipendente (chi è di Bari non prende nulla più che lo stipendio). L’accordo prevede che fino all’avvio della prossima legislatura, ai missionari venga riconosciuto un buono pasto di soli 8 euro, ma il rimborso chilometrico sarà erogato per 220 giorni contro gli attuali 200: questi risparmi saranno «facoltativamente» usati per «stipulare contratti di collaborazione di tipo subordinato di natura privatistica a tempo determinato».
Sia a destra che a sinistra, i consiglieri respingono le accuse di promuovere sprechi. Fanno notare di aver deciso la riduzione del 15% delle proprie indennità (siamo tra i 15 ed i 17mila euro al mese) e di non avere alcun benefit, e dicono che la Puglia è già oggi una delle Regioni con la più bassa spesa per consigliere. Ma per i portaborse? «Se la proposta di legge venisse approvata così com’è – promette Palese – il gruppo di Forza Italia non procederà ad alcuna integrazione dall’esterno».
Prima di licenziare la proposta attraverso il voto, le commissioni ascolteranno in audizione i sindacati che già lo scorso anno bocciarono la proposta. Il segretario regionale della Cgil, Gianni Forte, giudica il testo «in contraddizione con le difficoltà che i lavoratori pugliesi vivono per effetto della crisi», e dice che quei soldi potrebbero essere utilizzati «in favore di coloro che perdono il posto di lavoro e delle famiglie in difficoltà». Anche la rappresentanza aziendale della Uil annuncia una nota di «forte contrarietà». L’unica voce critica che si alza dalla politica è quella di Mimmo Magistro (Psdi): parla di «schiaffo al buonsenso» e osserva che «Vendola è uno specialista nel creare precarietà, assumendo liberamente collaboratori che richiedono, giustamente, la stabilizzazione dopo qualche mese».


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