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Parco del Gargano, più vicino alla gente

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Lo svantaggio delle aree interne montane e come aiutarle, per metterle alla pari della pianura e della costa, è un tema dibattuto da sempre. Il legislatore creò le Comunità Montane quali Enti di sostegno straordinario per colmare le difficoltà di vita alle popolazioni che vi risiedono; tentativo lodevole e pratica di giustizia sociale se fossero state amministrate con competenza e onestà. La storia, quella scritta e praticata, della Comunità Montana del Gargano si chiude tristemente fra fallimenti, saccheggi di risorse e aule di tribunali. Bene ha fatto la Regione Puglia a chiudere questo capitolo. Quale cammino percorrere ora, dopo lo scioglimento di questi Enti? Se la risposta rimane incerta e difficile per le Comunità Montane dei Monti Dauni settentrionali e meridionali, quella della Comunità Montana del Gargano dovrebbe,e potrebbe, trovare immediata risposta nel trasferire tutte le funzioni e personale al Parco Nazionale del Gargano. I motivi non sono solo, e non trascurabili, di ordine pratico e logistico a costo zero, ma certamente politici e istituzionali. In diversi incontri e dibattiti è stato più volte sostenuto il peso politico e burocratico di una sovrapposizione di enti e competenze che svolgevano lo stesso lavoro sullo stesso territorio: ambiente, difesa del suolo, piani di sorveglianza antincendi, promozione del territorio e, per ultimo, il costo della politica; ricordiamo tutti la vergognosa nomina di 14 assessori alla Comunità Montana del Gargano.
Il Parco Nazionale del Gargano, investito delle funzioni esercitate prima dalla Comunità, potrebbe svolgere un ruolo diretto, più incisivo e più vicino ai bisogni della gente del Gargano, con una assunzione di responsabilità e competenze meno burocratica e costosa per tutti. Questo renderebbe meno alieno, agli occhi di molti, l’importante ruolo di un Ente Nazionale.

Michele Angelicchio


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