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Un esercito di randagi in Puglia sono 70mila

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Sterilizzati sì, ma immediatamente dopo reimmessi nel territorio. La lotta al randagismo, in Puglia, è orientata alla progressiva limitazione della capacità degli animali di riprodursi. Ma gli esemplari catturati, una volta sterilizzati, non vengono custoditi nei canili. No, tornano in strada. E intanto che si procede con le azioni di limitazione, il fenomeno randagismo conta comunque su cifre che, a leggere le statistiche più aggiornate (risalenti comunque al 2006), appaiono enormi. Di più: secondo le tabelle pubblicate sul sito Internet del ministero della Salute, la Puglia sarebbe (con uno scostamento di approssimazione comunque apprezzabile) la prima in Italia per popolazione di cani randagi. Si tratta di stime, perché un censimento vero dei cani randagi non si può fare e probabilmente gli esperti del settore neanche ci si avventurano. Ma le stime parlano comunque di una situazione nettamente differente tra il vero e proprio esercito (ricordiamo che il dato statistico è aggiornato al 2006 e da allora non sappiamo se i cani randagi sono diminuiti a seguito del rafforzamento della campagna di sterilizzazione) della Puglia e lo 0 della Lombardia. Come dire che al Nord, secondo queste stime, non ci sono cani per strada. E anche nei canili (37, poco più della metà di quelli pugliesi), la popolazione ospitata è intorno alle 4000 unità. Uno squilibrio evidente.

In questo quadro di fredde cifre, la lettura del fenomeno randagismo rischia ovviamente di essere traviata dagli ultimi episodi di cronaca accaduti in Sicilia. L’onda della «cinofobia» potrebbe tornare ad essere cavalcata. E se ieri le soluzioni proposte consistevano nella schedatura dei cani «pericolosi », oggi arrivano nuove linee guida dal ministero.

E intanto c’è chi sull’onda emotiva ci specula. parliamo di tutti quelli (e sono tanti) si stanno inventando di essere stati assalti dai cani o di aver avuto un incidente a causa dei cani per ottenere risarcimenti dal Aziende sanitarie locali e Comuni. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha stabilito infatti che spetta a questi due enti occuparsi del fenomeno al punto che sono ritenuti responsabili davanti al giudice civile (e quindi tenuti al risarcimento) ogni volta che capitano incidenti alle persone causati da cani randagi. Anche questo succede nella nuova stagione del randagismo che fa notizia. Il randagismo che non fa notizia, invece, e con il quale gli operatori (medici veterinari, operatori della nettezza urbana, esperti dei tavoli tecnici, servizi regionali e comunali) si misurano quotidianamente dice che in Puglia va messa a regime la rete dei canili sanitari pubblici e che la rete di associazioni di volontari per la protezione degli animali ha operato per anni in regime di supplenza rispetto alle inadempienze degli organismi pubblici. E a proposito di azione degli enti pubblici, proprio la Regione questa mattina riunisce la commissione speciale sul randagismo.

«La Puglia – spiega il presidente della commissione e vicepresidente del gruppo dell’Udc, Carlo Laurora – è una delle poche Regioni che avverte la preoccupante questione del randagismo. Nella seduta di domani (oggi, ndr) continueremo a far fronte alla situazione con provvedimenti concreti e risolutivi concertati con le Asl territoriali, con i comuni e con professionisti in campo veterinario».


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