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POVERTA’: ACCORDO CEI E ABI PER PRESTITI ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

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Le modalità pratiche di questa iniziativa sono state illustrate dal segretario generale della Conferenza episcopale.

 

Un’iniziativa messa in campo dalla Chiesa Italiana insieme all’Associazione Bancaria Italiana si occuperà concretamente delle famiglie in difficoltà. Non si tratta di opere caritatevoli ma dell’istituzione di un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro in grado di generare prestiti bancari per 300 milioni.
Le modalità pratiche di questa iniziativa sono state illustrate dal segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Mariano Crociata, nella sala stampa Vaticana durante la conferenza stampa per la conclusione dei lavori della Commissione permanente della Conferenza episcopale italiana.
Il fondo sarà finanziato con una colletta nazionale che si terrà in tutte le chiese italiane domenica 31 maggio, ma vi si potrà contribuire anche per altre vie, per esempio attraverso conti correnti bancari da istituire ad hoc, in modo da favorire "azioni di solidarietà dentro e fuori dalla comunità ecclesiale".
Nessun altro fondo verra’ intaccato dall’operazione, ma non c’e’ ancora una risposta sulla possibilita’ di utilizzare i fondi dell’8 per mille.
"Il fondo per la Caritas nazionale non viene intaccato – ha spiegato monsignor Crociata – viene interamente erogato e non si tocca. I capitoli che sono stati utilizzati finora non verranno utilizzati. Noi speriamo di raggiungere il tetto dei 30 milioni. Confidiamo nella generosita’ degli italiani".
Potranno accedervi, attraverso i centri Caritas delle parrocchie, le famiglie regolari, anche straniere e non cattoliche.
L’importante e’ che siano famiglie. I destinatari del fondo hanno questa caratteristica, oltre che le difficolta’ economiche in cui versano. "Le famiglie non ricevono un’elemosina – ha affermato il segretario generale della Cei – ma un aiuto di cui si servono per tornare sul mercato del lavoro. Quello che e’ importante che si tratti di famiglie fondate sul matrimonio anche civile, quindi anche stranieri".
Potranno farne richiesta di accesso le famiglie regolari con tre figli o malati e disabili a carico, che abbiano perso ogni fonte di reddito.
"Non è un’elemosina ai poveri – ha tenuto a sottolineare il segretario della Cei – ma un intervento nel rispetto della dignità delle persone che potranno restituire quanto percepito, a tassi contingentati da definire e nei tempi loro possibili, quanto ricevuto".
Se ciò non fosse possibile, interverrà il fondo di garanzia che, in caso di mancato utilizzo, sarà invece distribuito tra le diocesi per aiuti diretti.
L’iniziativa – è stato anche chiarito – si affianca a quelle già avviate in molte diocesi italiane, i cui benefici non saranno cumulabili a quella nazionale, ed è tesa, fra l’altro, a sottolineare l’immagine "di una Chiesa unita impegnata nell’annuncio del Vangelo anche attraverso una costante attenzione alle necessità concrete di chi ha bisogno". "La richiesta di restituzione vale dal momento in cui la famiglia che ha ricevuto il contributo ritorna a lavorare e ad avere un reddito da lavoro – ha spiegato Crociata – A partire da quella data il prestito viene previsto in restituzione lungo un tempo di 5 anni. Il tasso viene fissato sotto un termine massimo concordato e che ogni banca decidera’ autonomamente".

Da 20 mila a 30 mila sono le famiglie che secondo le prime stime potranno accedere al fondo.
L’aiuto sara’ di 500 euro al mese, per un anno. Esteso anche al secondo se le condizioni di necessita’ rimangono tali.
"Un prestito – ha spiegato monsignor Crociata – che rida’ la speranza alla famiglia di arrivare alla ripresa del lavoro".
Limitato il target per ragioni legate alla previsione della consistenza del fondo stesso.
Il fondo sara’ indirizzato alle famiglie con almeno tre figli a carico oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilita’, o che abbiano perso ogni fonte di reddito e permettera’ loro di ottenere un prestito bancario mensile per dodici o ventiquattro mesi da restituire a condizioni di favore quando le stesse persone avranno trovato un’occupazione.
"Le caratteristiche principali di questo fondo- ha detto ancora monsignor Crociata – sono date dal suo carattere e finalita’ ecclesiale che si esprime nel primato della colletta, del suo essere frutto di un congiungimento delle chiese, dei fedeli e delle comunita’ ecclesiali di tutta Italia. Un fondo che fa da garanzia alla erogazione di un contributo destinato alle famiglie, per aiutarle a superare la fase di crisi e consentire di tornare sul mercato del lavoro senza essere cadute al di sotto della soglia di povertà".
Per ulteriori informaizoni
www.agenziami.it
www.dire.it

Fabio Quitadamo
 


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