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Il Terremoto in Abruzzo/ Stupidario TV

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La seconda catastrofe: i giornalisti. Cronisti dalle domande e interventi inopportune, telecamere che disturbano il sonno e il dolore, che forzano “la lacrime”. E c’è chi addirittura si vanta del record degli ascolti in barba alla tragedia. Anche Napoletano s’infuria: “Non sono qui per farmi fotografare, non rompete…”

 

In mezzo ai terremotati, si aggirano inviati speciali, sciacalli particolare idioti esclusivi. Ecco il panorama dell’informazione che gravita intorno alla più grande tragedia di questo nuovo secolo: la scossa delle 3.32 di domenica notte a L’Aquila, che ha fatto registrare 28l morti e circa centomila sfollati.
In mezzo al dolore e alla disperazione, si aggirano cronisti che vanno contro qualunque regola della deontologia professionale. Più di qualcuno si è preso sonori «vaffa…» e accidenti vari, perché piombato con tanto di telecamera in contesti assolutamente privati. Ad esempio, mentre un uomo mezzo nudo provava a lavarsi come meglio poteva dopo giorni di disagio; oppure c’è stato anche chi ha svegliato una famiglia in piena notte solo per domandare: «È soddisfatto dei soccorsi o le è morto qualcuno?». Ma l’apice è stato toccato dal Tg1, che ha approfittato dell’atroce sofferenza di genitori sopravvissuti ai figli solo per appuntarsi sul petto la medaglia del record degli ascolti. In mezzo a tanta indelicatezza, c’è anche chi ha fatto registrare il primo vero episodio di sciacallaggio. Perché, in un contesto così complicato, ogni ora è scandita da notizie false e informazioni che una volta accertate hanno bisogno di un decisivo ridimensionamento. Il più delle volte queste “inesattezze” riguardano proprio presunti furti nelle abitazioni delle vittime del terremoto. Tuttavia, fino adesso, non ce ne sono stati. Gli unici furti confermati sono quelli messi a segno nella sala stampa. Nella stanza messa a disposizione dei giornalisti, all’intero della caserma degli allievi della Guardia di finanza, in località Coppito, sono spariti una telecamera, un trasformatore per computer portatile e un giubbotto di pelle. Eppure, l’ingresso in quella stanza è consentito solo agli addetti all’informazione e alle varie autorità che vanno a tenere conferenze stampa. Perciò, se si esclude che il premier, il presidente della Repubblica o un ministro siano potuti uscire indisturbati con una videocamera professionale sulla spalla, non rimane che credere che il furto sia opera di “infedeli” che fanno parte della stessa famiglia: quella dei giornalisti. Un siparietto davvero particolare lo ha messo in scena, l’altro ieri, un freelance. L’uomo, con tanto di mini macchinetta fotografica nascosta nella biancheria, si è travestito da prete ed è’ riuscito ad intrufolarsi nell’obitorio allestito dentro l’hangar
delle Fiamme gialle. Niente di male, se avesse osservato e raccontato ciò che aveva visto senza attirare l’attenzione. La guerra è guerra e, in questo mestiere come in altri, spesso l’importante è portare a casa il risultato. Ma lui si è fatto beccare “col sorcio in bocca” in modo inopportuno: scoppiando a ridere proprio mentre usciva, probabilmente vittima dell’incontrollabile soddisfazione di «avercela fatta». Peccato, però, che l’esplosione di ilarità sia avvenuta proprio davanti alle transenne dove i parenti delle vittime aspettavano in silenzio e con i volti rigati dalle lacrime di poter entrare per compiere quello straziante rito del riconoscimento. Il bizzarro sacerdote è stato quindi bloccato e identificato. Scoperto chi era veramente, è stato denunciato.
Diverse le incursioni inopportune fatte anche dai cameraman. Un’inviata della Rai è entrata in piena notte in una tenda degli sfollati, con il microfono in mano e il faro alle spalle, per chiedere com’era dormire sull’erba. La risposta è stata immediata: «Ma vai al diavolo, deficiente». Una sua collega, rivolgendosi a una mamma che aveva perso il figlio, l’ha sollecitata: “Signora, ci dia delle speranze”. E quella: “Semmai, me le dia lei.”.
Anche Matrix non è stato da meno, con la giornalista che ha svegliato i sopravvissuti del primo (concitato) giorno – che dormivano in macchina – per chiedere se avessero mangiato. E, alla risposta che «no, non siamo riusciti a toccare cibo», la sua replica è stata incalzare: «Perché, non avevate fame?».
Poi ci sono le gaffes d’autore, quelle firmate da giornalisti di un certo calibro. Lamberto Sposini, ex vicedirettore del Tg5 e adesso passato in Rai, che sollecita il responsabile dei vigili del fuoco: «Però, comandante, ci dica che cosa fate perché devo chiamare la pubblicità». E l’ingegnere, dall’altra parte: «Allora mi faccia una domanda e vi rispondo». Come a dire, vai al diavolo tu e gli spot. Ma la medaglia del cattivo gusto, più che quella dell’auditel, va al direttore uscente del Tg1 Gianni Riotta, che si è gongolato per gli ascolti. Martedì, il giorno dopo il disastro, la giornalista che conduceva in studio si è soffermata per un minuto e 9 secondi ad elencare il record di share che il notiziario aveva fatto durante per la drammatica vicenda.
Un monito alla stampa, infine, è arrivato anche dal presidente della Repubblica. Nel corso della visita ad Onna, ieri mattina,Giorgio Napolitano si è letteralmente trovato circondato dai fotografi. Visibilmente innervosito il capo dello Stato ha allargato le braccia ed è esploso: «Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte: non rompete!>>….E che dire della stampa locale…..meglio stendere un velo pietoso.

Roberto Catania 


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