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Puglia a rischio sisma ma la mappa è monca

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Elaborata nel 2004 è stata aggiornata nel 2006, ne rientrano solo 10 Comuni. Per adeguarsi serviranno mesi. I costi dell’operazione, valutabili nell’ordine di alcuni milioni di euro, sono un’incognita. La mappatura lucana, invece, non è mai stata aggiornata, nonostante la presenza di un centro integrato di geomorfologia. Soltanto dieci Comuni su 258 ricadono nella zona di massimo rischio sismico. Ma il fatto è che dovrebbero essere parecchi di più: la Puglia, come tutte le altre regioni del Mezzogiorno, non ha infatti provveduto ad aggiornare la mappatura del territorio: la carta del rischio è ferma al 2004, ma la Protezione civile – tramite l’Ingv – ne ha pubblicato un aggiornamento due anni dopo. Non si tratta di un adeguamento soltanto formale, perché il sistema prevede ora la microzonatura: il territorio viene diviso in «quadratini », ciascuno dei quali viene classificato sulla scala che va da «1» (rischio massimo) a «4» (rischio inesistente). Maggiore è il rischio, più stringenti sono i requisiti da seguire nella progettazione di edifici e opere pubbliche, soprattutto con l’e n t r at a in vigore (dal 1° luglio) delle nuove norme antisismiche.

«Ma la Protezione civile nazionale deve ancora emanare le linee guida per la microzonatura – dice l’ingegner Angelo Lobefaro, dirigente del Genio civile di Bari – e nel prossimo bilancio della Regione sono stati stanziati i fondi per realizzare la nuova mappa ». L’ordinanza di Protezione civile che ha adottato la nuova classificazione sismica (Opcm 3519/2006) non obbligava il recepimento da parte delle Regioni.
«Le differenze rispetto alle mappe del 2004 – fanno notare dall’Ingv – sono minime, e comunque sono molto più importanti per i Comuni a bassa pericolosità, proprio perché in queste zone non è mai stata fatta protezione antisismica».

Ma come vanno usate le mappe? In due modi: per il passato, sono utili a indicare le priorità di adeguamento sismico degli edifici e per guidare interventi di preparazione ai terremoti. Per il futuro, invece, la classificazione deve essere utilizzata come guida per le nuove costruzioni. La Puglia aveva già deciso che si sarebbe adeguata. Ma comunque, serviranno mesi: in alcune zone saranno sufficienti rilievi superficiali, in altre potrebbero essere richiesti studi più approfonditi. Anche i costi dell’operazione, valutabili nell’ordine di alcuni milioni di euro, sono ancora un’incognita: la Regione ha già avviato un progetto per la conoscenza del rischio in Capitanata (dove del resto sono concentrati i 10 Comuni a rischio «1»), ma servirà comunque un’analisi approfondita del Subappennino.


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