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Coltivazione di super droga Puglia in testa

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Le mafie italiane partecipano al commercio degli stupefacenti non più solo nella distribuzione «all’ingrosso», ma anche nella produzione. E quanto emerge dalla relazione 2008 della Direzione centrale per i servizi antidroga del Viminale. L’Italia è ormai uno snodo cruciale e strategico, un punto nevralgico per le rotte del narcotraffico internazionale, nonché uno dei principali mercati di destinazione e di consumo dell’intera Unione Europea: sempre più però le mafie stanno iniziando a produrre stupefacente.
La vera novità dell’anno è stata la scoperta in Puglia di un campo coltivato a «super skunk», erba con un principio attivo del 15 per cento maggiore della cannabis classica, fino ad oggi commercializzata solo nei coffee shop di Amsterdam.
Negli ultimi 12 mesi, l’81,07% dei sequestri delle piantagioni di canapa indiana è avvenuto al Sud: centinaia di ettari, un numero un precisato di vivai e decine e decine di serre sparse tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, terre ideali per le favorevoli condizioni ambientali al- la crescita della pianta. La cannabis, dalla quale si producono marijuana e hashish, sta diventando, per il «capitalismo del crimine» l’oro verde del Meridione.
Proprio recentemente, ricorda il rapporto del Dcsa, un collaboratore di giustizia di mafia ha dichiarato che dietro il proliferare delle piantagioni di canapa indiana c’è la mano di Cosa Nostra. Parecchie tonnellate di marjjuana: la coltivazione diretta offre maggiori guadagni e meno rischi per il trasporto.
Lo scorso anno nella Valle dello Jato, in provincia di Palermo, fu sequestrata la più grande piantagione di cannabis indica mai scoperta in Europa (quasi un milione e mezzo di piante).


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