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La società italiana è già da alcuni anni multietnica, multiculturale e multi religiosa….

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è questo un dato di fatto che contraddistingue tutte le società occidentali ed europee. Il mito della omogeneità etnica e culturale era uno dei capisaldi della visione ideologica del secolo XIX, all´epoca della nascita e del consolidarsi dello Stato – Nazione, ma si era venuto sfaldando con il consolidarsi della realtà della globalizzazione, nella quale noi, volenti o nolenti, ora siamo immersi. La volontà di voler conservare alcune società (ad esempio quella italiana) in uno stato ibernato di mono etnicità, di monocultura e di omogeneità religiosa, è prettamente ideologica ed è chiaramente funzionale a mantenere a tutti i costi un serbatoio elettorale, fomentando le “peggiori paure”, non ultimo quelle legate al tema della “sicurezza”: temi questi che sono di attualità anche in Italia, e che suscitano, a volte, deviazioni culturali che rasentano lo squallore di un razzismo d´altri tempi.
Ma quello che più preoccupa è che vengano proposte ed accolte come “affermazione di buon senso” posizioni ideologiche, che non tengono minimamente conto che le migrazioni in Italia costituiscono un “fenomeno strutturale” della società italiana stessa.
Così, vengono bollati come “comunisti” o di “sinistra”, con una chiarissima connotazione negativa, tutti coloro che invece cercano di gestire le differenze esistenti nella realtà delle nostre società multietniche, multiculturali e multi religiose di fatto, e, quindi, di inventare e perseguire percorsi di incontro interculturale, interetnico e interreligioso, al fine di costruire una società coesa e pacifica. E tra i comunisti e la “sinistra” in queste ore ci sono anche l´Osservatore Romano e la Conferenza Episcopale Italiana, in compagnia con moltissime associazioni del terzo settore.
Per questo la Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS), braccio operativo dei missionari scalabriniani in Europa, intende sottolineare quanto segue:
Non bisogna confondere il discorso del contrasto all´emigrazione clandestina, combattendo prima di tutto e con forza le filiere criminali che lo alimentano, con il dato di fatto che le nostre società sono “meticciate” e pluraliste, giustificando, così, una disattenzione se non un vero e proprio ostacolo al perseguimento di una politica di coesione sociale e culturale, che deve essere primaria ed ineludibile nella politica interna italiana.
Non si deve nemmeno confondere il fenomeno vasto e complesso dell´emigrazione clandestina, per altro in parte causata anche dall´attuale legislazione migratoria, con il fenomeno dei richiedenti asilo: se non altro almeno a livello numerico, visto che i clandestini in Italia sono dell´ordine di centinaia di migliaia, mentre i richiedenti asilo sono alcune decine di migliaia. In effetti, i canali dell´immigrazione clandestina sono diversi e molto più sicuri di quelli ai quali sono sottoposti e si sottopongono i “disperati” delle carrette del mare: per costoro si potrebbe e si dovrebbe parlare di “casi umanitari”.
Come osservava anche il Presidente della Camera, On. Fini, l´operazione di rinvio delle “carrette del mare” ai porti libici, realizzata in queste ultime ore e salutata come la ”panacea” delle problematiche dell´immigrazione illegale, impedisce che si verifichi se, tra i disperati delle carrette del mare, vi siano proprio persone che hanno diritto di richiedere asilo.
E´ necessaria una verifica politica sugli aiuti e la collaborazione dell´Italia e dell´Europa con il governo libico nell´azione di contrasto, considerando le palesi violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate proprio in Libia lungo tutto il vero e proprio calvario al quale vengono sottoposti i migranti che fuggono da situazione di miseria, di dittatura, di persecuzione: di fatto l´Italia finanzia campi di detenzione e sostiene la prassi discriminatoria e vessatoria delle forze dell´ordine libiche.
Vorremmo che i migranti vengano considerati, prima di tutto, come persone umane titolari di doveri, ma anche di diritti a livello internazionale e, quindi, anche a livello italiano e che le problematiche relative all´immigrazione vengano affrontate non in modo ideologico e funzionali alla propaganda elettorale, quanto piuttosto promuovendo una politica di coesione, di dialogo e di incontro delle diversità che compongono la attuale società italiana.
Vorremmo che il contrasto all´immigrazione clandestina venga affrontato alla radice: lotta alle filiere criminali che la frettano e gestiscono; espulsione degli irregolari (che oggi appare la forma quasi esclusiva di contrasto); una legislazione che permetta ai migranti di entrare concretamente in modo “legale” in Italia, rivedendo alcune norme legislative a questo riguardo.
Vorremmo che, seguendo la filosofia garantista della giustizia italiana, non venga respinto nessuna persona umana che abbia diritto di usufruire del diritto di asilo, contrastando la prassi, attualmente in aumento, del respingimento senza verifiche.
Vorremmo che l´azione politica del governo e degli enti locali, come pure l´azione della società civile italiana investa le migliori energie economiche, sociali e culturali per promuovere percorsi di comunicazione, di incontro, di inclusione e di coesione sociale: promuovendo quella che viene comunemente chiamata “politica di integrazione”.
P. Beniamino Rossi c.s.
Presidente ASCS


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