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Peschici/Esclusione restauro Càlena dai finanziamenti “Area Vasta Capitanata 2020”

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Lettera della professoressa Teresa Maria Rauzino, presidente centro studi Martella di Peschici, al governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola.

 

In seguito all’esclusione del restauro dell’abbazia di Santa Maria di Calena dal primo stralcio dei finanziamenti di ‘Area Vasta Capitanata 2020’, la professoressa Teresa Maria Rauzino, presidente del centro studi “Giuseppe Martella” di Peschici, ha inoltrato questa lettera al governatore e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: «Gentile presidente – è scritto nella missiva – le scrivo per porre alla sua attenzione le sorti neglette di un monumento medievale pugliese che, giorno dopo giorno, e nella più totale indifferenza delle istituzioni locali, regionali e nazionali, sta crollando:
l’abbazia di Santa Maria di Càlena, in agro di Peschici». “Salviamo Kàlena da un’agonia di pietra” fu, infatti, l’appello lanciato lo scorso 8 settembre 2002 nel primo convegno organizzato a Peschici dal centro studi Martella.
L’appello rappresentò «l’avvio di una battaglia civile mai arenatasi». Mai «neanche in un tribunale» dove la delegazione peschiciana venne, infatti, «trascinata, suo malgrado» per aver difeso «il diritto dell’abbazia di Càlena ad esistere». Tante promesse delle istituzioni per una risoluzione del caso, ma di concreto «il nulla». Càlena ha continuato, infatti, ad «agonizzare», nonostante le migliaia di firme raccolte per sollecitare gli enti preposti ad intervenire, anche mediante l’esproprio. Una petizione sottoscritta anche dal «presidente Vendola».
In base a quanto scritto dalla professoressa Rauzino, se non si interverrà, pertanto, a breve per una risoluzione del caso, la copertura lignea dell’abside dell’abbazia «è destinata a crollare», mentre il campanile a vela, ospitante un prezioso bassorilievo di Madonna orante risalente al 1393, è destinato alla «disgregazione». La chiesa antica dell’XI secolo, segnalata da Emile Bertaux all’inizio del Novecento per una rara tipologia di cupole in asse, oggi divisa in due ambienti fatiscenti, continuerà ad «ospitare» attrezzi agricoli e trattori, mentre «l’umidità cancellerà, definitivamente, le tracce dei residui affreschi».
La speranza del centro di studi peschiciano, inoltrata tramite missiva alle istituzioni territoriali, era pertanto quella che «l’avvio della rinascita di Càlena avvenisse all’inizio del 2009». Con quali, però, finanziamenti? «Eterno dilemma» a cui il centro studi Martella volesse data «celere risposta istituzionale».
Una risposta «affidabile e non menzognera». Una risposta distante, pertanto, dagli scorsi provvedimenti adottati a livello nazionale: si pensi ad esempio ai «350mila euro stanziati, nel 2005, dal Governo e mai spesi dal Comune di Peschici» o ai «500mila euro promessi nel 2007 da Rutelli, ma azzerati dalla finanzaria di Berlusconi».
«Non si può continuare a lottare contro i mulini a vento e contro i muri di gomma», scrive la professoressa Rauzino. Per porre il monumento di Calena all’attenzione nazionale, per sensibilizzare l’opinione pubblica, il centro Martella ha, pertanto, pubblicato testi e scritto numerosi articoli su stampa e web, oltre all’avvio di petizioni e raccolte firme, convegni e dibattiti pubblici.
Per una «risoluzione al caso» il centro studi di Peschici si augura, pertanto, che il restauro di Càlena venga attuato tramite l’utilizzo dei fondi europei di ‘Area Vasta Capitanata 2020’. Lo scorso 29 settembre 2008, proprio per «concretizzare» l’inserimento del restauro di Calena nella progettualità regionale/europea di Area Vasta, fu firmata una convenzione tra i «possessori» di Càlena e il Comune di Peschici.
Una convenzione che se da qualcuno fu interpretata come una «possibile resurrezione» per l’abbazia, per altri rappresentò non altro che «una mera debacle» per le sorti del monumento. In considerazione della durata quarantennale dell’accordo, il restauro dell’abbazia andava, pertanto, avviato, secondo il presidente del centro Martella,«nel più breve tempo possibile».
Per una risoluzione del caso, andavano, infatti, banditi qualsiasi propositi di «deroghe o campanilismi di sorta» indegni per quella ‘Città Gargano’, oggi da tutti ritenuta come «tappa principale» per il rilancio del Promontorio. Sindaci, istituzioni (Provincia, Parco del Gargano) e quanti nella “cabina di regia” erano preposti alla scelta delle idee progettuali migliori, da proporre alla regione per l’accesso ai finanziamenti europei, avrebbero, pertanto, «ignorato», secondo il centro Martella, «la priorità» del restauro di Calena: «un solo centesimo di euro è stato stanziato per l’abbazia nel primo stralcio di finanziamenti di Area vasta Capitanata 2020», dice la professoressa Rauzino.
I ondi per la provincia di Foggia dovrebbero essere infatti, destinati «quasi interamente» al progetto di treno-tram che dovrebbe attraversarla. Un intervento destinato ad avere «bassa incidenza» nelle logiche di sviluppo del territorio («meglio ottimizzare i collegamenti già esistenti»), e con un impatto ambientale «discutibile».
Ma per la professoressa Rauzino, dietro il progetto si celano gli interessi di «diversi imprenditori e politici», anche perché «determinati finanziamenti si stabiliscono solo in previsione di business straordinari». Questi gli interrogati della professoressa Rauzino: «vorremo comprendere le reali motivazioni alla base dei finanziamenti di Capitanata 2020, sul Gargano, per la difesa della costa o la rete anticendio», finanziamenti che «nel resto d’Italia sono a carico della fiscalità generale».
«Perchè queste opere non sono state tenute fuori dal parco progetti? Perché non si è trovato il modo di farsele finanziare dallo Stato». Critiche anche sui fondi per la rete Wi-Max: «non crediamo possa configurarsi come un intervento strategico per i cittadini foggiani»; un interevento, infatti, utile solo per coprire provvedimenti «strategici mirati».«Siamo sconcertati – scrive ancora Rauzino – ci aspettavamo un cambio di mentalità in chi era preposto alla scelta finale e speravamo in un aiuto della Regione per dare a Càlena un binario prioritario, così come promesso a Menuccia Fontana, presidente di Italia Nostra Gargano».
Nel proseguimento della lettera la professoressa Rauzino sottolinea come «il luogo del cuore segnalato dal Fai come monumento da salvare non è soltanto un monumento di Peschici ma una delle più antiche abbazie europee (872 d.C)». Un bene che appartiene «alla Puglia intera» e che va restituito alla pubblica fruibilità dei residenti e dei turisti italiani e stranieri.
«Un bene culturale di pregio Inopinatamente dismesso. Rimosso, per troppo tempo, dalla memoria collettiva, mai tutelato dall’organismo preposto: la Soprintendenza di Bari». Un monumento importante, l’abbazia di Santa Maria di Càlena, visitata da Emile Bertaux, uno dei più importanti storici dell’arte del mondo, che nel volume
“L’art dans l’Italie meridionale” (1904) le dedicò alcune pagine, inserendovi anche i prospetti e i disegni della “chiesa nuova”, costruita secondo modelli architettonici esportati dalla Borgogna nei regni crociati, e riportati dalla Terra Santa in Europa da maestranze itineranti di scalpellini che percorrevano la “Via Francigena”.
Càlena possedeva consistenti beni immobili nell’intero Gargano; controllava oltre ai pascoli, i diritti di pesca sul lago di Varano, mulini sui piccoli corsi d’acqua nella zona di Rodi e Vico del Gargano, e alcune saline nei pressi di Canne; tutti elementi di fondamentale importanza nell’economia medievale.
Le testimonianze di questa presenza monastica nel territorio del Gargano Nord sono oggi un patrimonio di memorie sconosciuto ai più, su cui è necessario intervenire con urgenza, per evitarne la scomparsa.
«Come l’abbazia di Càlena, tutte le più antiche abbazie garganiche da essa dipendenti versano oggi in uno stato di totale abbandono e decadenza – scrive la Rauzino – solo un intervento tempestivo potrebbe salvarle da un regrado irreversibile».
Questi i monumenti da salvaguardare nel territorio: Santa Trinità di Monte Sacro a Mattinata, San Nicola Imbuti sul Lago di Varano, l’abbazia di Montenero in agro di Vico, san Pietro in Cuppis in agro di Ischitella».
Per la professoressa Rauzino, si potrebbe creare un nuovo itinerario storicoreligioso- naturalistico (titolo ipotetico “Andar per abbazie”), un itinerario che partendo da Peschici si inoltrerebbe sino a Mattinata, con tappe lungo le antiche abbazie del Gargano. Un itinerario con tappa finale tramite una mini-crociera a Tremiti, dove sorge l’abbazia madre di Càlena: Santa Maria a Mare.
«E’ questa la nostra idea di Città Gargano – dice la professoressa Rauzino – la cultura e la storia dei luoghi che si riattualizzano, nel terzo millennio, come volàno di rinascita dell’intero territorio».
Partendo dal restauro di Càlena e delle abbazie ad essa collegate, abbazie che sin dal lontano Medioevo incivilirono le popolazioni del Promontorio all’insegna del motto «Ora et labora». Pertanto, il centro studi Martella confida nel pesidente Vendola «affinchè il sogno di veder restaurata l’abbazia di Calena si concretizzi al più presto».

Il Grecale


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