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Peschici – Terza Triplice Cinta Sacra scoperta a Kalena

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Lo scorso 31 maggio, il Team Archeo – Speleologico A.R.G.O.D. ha organizzato una spedizione presso l’antico complesso abbaziale di Kaléna, con lo scopo di effettuare una prima mappatura delle incisioni e simbologie parietali presenti sui muri del sito, e di realizzare un reportage video – fotografico della struttura. Tali simboli e graffiti erano già stati studiati da tempo, da vari studiosi tra cui lo storico dell’arte Gianfranco Piemontese che in un articolo presente in “Chiesa e Religiosità a Peschici” , curato dalla prof.essa Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, del Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici, presenta una prima stesura di immagini riportanti questi segni.

Tra questi, avevamo già notato la presenza di due cosiddette Triplici Cinte Sacre, graffite sull’architrave dell’ingresso all’absidiola laterale destra. Considerato che lo studio di tale simbolo ci impegna già da diversi anni, non potevamo perdere l’occasione di indagare più a fondo sulla questione, anche per ricercare ulteriori simboli che potessero fare maggiore chiarezza sulla loro collocazione all’interno della struttura e per completamento della nostra ricerca.

Grazie alla collaborazione di Armando Quaglia, dell’Associazione “Rimboschiamo Peschici”, che ci ha fatto da intermediario con il proprietario del sito, nonché il sig. Martucci, abbiamo avuto la possibilità di visitare parte del complesso, in special modo la cosiddetta Chiesa Nuova. Dopo aver effettuato la nostra mappatura video – fotografica nei limiti di tempo e spazi che ci sono stati concessi dal Sig. Martucci, abbiamo effettivamente potuto constatare la presenza delle due Triplici Cinte Sacre indviduate dal Prof. Piemontese, inoltre abbiamo rilevato, a fianco di esse, due centri sacri, spesso associati simbolicamente alla stessa triplice cinta.

A completamento del nostro lavoro, abbiamo perlustrato le mura perimetrali esterne dell’Abbazia, e con grande sorpresa ci siamo imbattuti in una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Nello specifico, ad accorgersene per primo è stato Giovanni Barrella, Presidente del Team A.R.G.O.D., studioso di simbologia, che si accorse immediatamente delle implicazioni di tale scoperta: innanzi tutto la Triplice Cinta scoperta appare parzialmente coperta dal rivestimento d’intonaco e risulta profondamente incisa; due aspetti che denotano una certa antichità. Ma ciò che ci ha lasciati sbalorditi è la sua collocazione, cioè sul muro esterno della Chiesa antica (cioè il nucleo più antico del complesso) orientata perfettamente sull’asse Est – Ovest, coincidente con il verso e la direzione della freccia incisa accanto (verso ovest, appunto).

Ma cos’è la Triplice Cinta Sacra? E soprattutto perché è così importante?

Il triplice quadrato concentrico è noto alla stragrande maggioranza di persone, in tutto il mondo, per essere uno schema ludico, che fece il suo ingresso nella storia in epoca imprecisata. Ad esempio, sappiamo che i Romani già lo conoscevano e vi giocavano.

Bisogna dire, però, che il primo esempio in Italia, di Triplice Cinta, è stato documentato su di un masso rinvenuto in depositi epigravettiani (13.000 – 12.000 a.C.), presso Riparo Tagliente (località Stallavena, frazione di Grezzana – VR). Il prof. Ausilio Priuli descrive la presenza di cosiddetti “filetti” in due sue opere, “I Graffiti rupestri di Piancogno” e “Il linguaggio della preistoria”, trovate su pareti in verticale e in numerosissimi contesti rupestri prealpini e alpini, isolato o associato ad altri simboli.

A conferma della sua antichità e universalità possiamo ancora citare la sua presenza in un’antica iscrizione dell’antica Dacia, dove è ben distinguibile con altri simboli sacri spesso riscontrati anche sul Gargano. La Triplice Cinta è stata rinvenuta dall’Irlanda all’Afghanistan, in tutto il territorio europeo e parte del vicino oriente, e in nessun’altra parte del mondo. La si trova graffita nel 90% dei casi su luoghi considerati da sempre sacri, non solo per il Cristianesimo. Alcuni studiosi come Reneé Guenòn, affermano che tale simbolo rappresenti una specie di Omphalos (ombelico del mondo o centro sacro), dove si pensa che le energie telluriche della Terra raggiungano una certa intensità, tale da coinvolgere a livello mistico la mente dell’uomo. Spesso infatti in questi luoghi sono presenti sorgenti, fiumi sotterranei e pozzi d’acqua, e sono sempre al centro di numerose leggende. A suscitare maggiore scalpore è la presunta correlazione con i famigerati Cavalieri Templari, che effettivamente incisero tale simbolo (insieme ad altri) in due prigioni della Francia, tra cui la famosa prigione di Chinon. Questo è l’unico collegamento documentabile tra il Sacro Ordine del Tempio e la Triplice Cinta Sacra, tutto il resto è un insieme di ipotesi più o meno plausibili.

Il nostro studio verte principalmente sulle motivazioni della sua collocazione in territorio garganico e sui parametri comuni che tali siti sacri presentano, come ad esempio l’epoca storica, risultante essere sempre medievale. Attualmente siamo a conoscenza di ben 15 Triplici Cinte Sacre solo sul Promontorio Garganico, numero che pensiamo sia sottostimato per via di alcuni indizi indiretti da noi individuati. Ma altre Triplici Cinte sono disseminate in altro località della Capitanata. Per il Gargano possiamo citare San Nicandro G.co, Apricena, Vieste, Monte S. Angelo, Manfredonia e Peschici.

Il Team A.R.G.O.D. aveva già individuato, sullo stipite sinistro dell’ingresso alle segrete del castello di Peschici, una presunta triplice cinta sacra dipinta, che necessita però di ulteriori approfondimenti.

In seguito alla lettura di un articolo di una recente scoperta, riferita ad una Triplice Cinta Sacra individuata sopra una delle pietre megalitiche dell’Acropoli di Alatri (Lazio), il dott. Andrea Grana, studioso di Archeoastronomia, e Direttore scientifico del Team A.R.G.O.D., non esclude l’ipotesi di una correlazione tra il simbolo e alcuni fenomeni celesti. In effetti, l’incisione scoperta ad Alatri sembra possa essere un cronografo solare di un tempo ciclico, incardinato sul flusso temporale degli equinozi e dei solstizi, ed infatti è attualmente posta all’attenzione di illustrissimi scienziati nel campo dell’Antropologia e dell’Archeoastonomia, tra i quali Don Giuseppe Capone, Giulio Magli e Antony Aveny. Il dott. Andrea Grana, infatti, insieme al resto del Team è intenzionato ad approfondire l’aspetto archeoastronomico del simbolo.

Il nostro studio ha messo in evidenza un particolare curioso: in Italia le due regioni più ricche di tale simbolo, di epoca medievale, sono il Lazio e la Puglia.

Che cosa vuole realmente rappresentare la Triplice Cinta Sacra? I simboli difficilmente possono essere identificabili in maniera univoca, e probabilmente non si scoprirà mai la loro vera natura. Un dato, però, emerge chiaramente, nessun simbolo sacro viene inciso per caso, e i luoghi scelti sono generalmente fulcro di profonda sacralità ed antiche leggende. Per noi uno stimolo in più per continuare le ricerche.

Andrea Grana
Team Archeo – Speleologico A.R.G.O.D.


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