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Blogger: nessun diritto all’anonimato

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Lo ha stabilito un giudice inglese: chi fa informazione non può pretendere di mantenere segreta la propria identità. E’ anche il caso di OndaRadio….prendiamo a volo questa notizia per anticiparvi che ancora pochi giorni, il tempo necessario per l’aggiornamento del nostro sito e amche su OndaRadio chi vorrà potrà intervenire ma solo con la sua vera identità.

Dì la tua!

 

Il diritto all’anonimato in rete subisce un duro colpo nel Regno Unito. Con quella che potrebbe essere una storica sentenza per tutto il web, la Corte Suprema britannica ha rifiutato di proteggere l’identità di un ufficiale di polizia, attivo online come blogger in modo anonimo.

IL CASO – Come spiega il Times Online, il poliziotto 45enne Richard Horton era infatti autore del blog NightJack (ora sospeso), incentrato essenzialmente sulle indagini svolte dalla polizia, di cui Horton rivelava aneddoti e particolari che solo un insider conosce, talvolta anche criticandone aspramente l’attività. Talmente famoso nel Regno Unito (arrivava a collezionare oltre mezzo milione di visite a settimana), da essersi guadagnato, lo scorso aprile, l’Orwell Prize per la scrittura politica. Quando un giornalista del Times ha scoperto la vera identità dell’autore, il blogger ha immediatamente diffidato il giornale dal renderla nota, sottolineando come per lui fosse importante mantenere l’anonimato al fine di non incorrere in sanzioni disciplinari sul lavoro.

IL RIFIUTO – Ma per il giudice che ha seguito il caso “non c’è nessun valido motivo per restare anonimi”, poiché il postare messaggi su un blog è da considerarsi un’attività tutt’altro che privata. E comunque sia – ha spiegato ancora il giudice – la necessità di rivelare le generalità del blogger risponde in questo caso anche al diritto dei cittadini di conoscere l’identità di chi ha scelto di criticare pubblicamente l’attività della polizia. Quindi, in base a quanto stabilito dalla Corte, il semplice fatto che Horton avesse espresso il desiderio di restare nell’anonimità non rappresentava un obbligo per il quotidiano inglese a rispettarne la volontà. Perché in questo caso l’interesse pubblico ha la precedenza.

Alessandra Carboni

Corriere della Sera


Alcuni interventi dal blog del corriere

coraggio
17.06|19:43
filoberto

rispondo (se possibile) a il_fizu (che suppongo sia uno pseudonimo, quindi l’autore intende restare anonimo), in particolare perchè mi sembra sostenga opinioni che si riscontrano spesso in rete ma che ritengo (in parte) fuorvianti: il coraggio non può nè deve essere il metro di giudizio delle opinioni altrui. Si può avere simpatia o meno per chi ha il coraggio di esporsi, ma non è che un kamikaze sia da ammirare o imitare solo per il suo coraggio (quando e se questo c’è). Le "idee idealistiche" si scontrano con realtà come nei paesi di mafia, non un’invenzione letteraria… Come dicevo l’anonimato di per sè non è condannabile, ognuno può avere i suoi buoni o meno buoni motivi, più importanti sono le cose che si dicono. (esistono comunque molti libri, ad esempio di psicologia sulla rete, che spiegano cosa comporti l’uso dell’anonimato, che ha aspetti anche assai positivi). Comunque trovo interessante l’affermazione che l’anonimato abitui le persone a una diversa relazione con il modo di vita civile (forse è un’idea estremizzata, ma magari valida a livello di tendenza)
generalmente d’accordo…
17.06|19:00
il_fizu

il coraggio delle proprie azioni vuol dire no all anonimato. E’ vero che in alcuni paesi puo’ voler significare un costo molto alto, ma rappresenta sempre il costo delle proprie azioni, sia esso giusto o ingiusto… O si ha il coraggio di sostenerlo o non lo si ha… Internet genera tanti begli ideali di liberta’, ed in egual modo genera figure che pero’ non sanno o non vogliono sostenere il peso di tali ideali. La propria identita’ e’ il primo simbolo di liberta’, l’affermazione della propria identita’ e’ l’affermazione della propria liberta’, chi non e0 disposto a mettere in gioco la propria identita’, non e’ altrettanto motivato a difendere la liberta’.
diritto all’anonimato
17.06|18:32
filoberto

Mi sembra che si tendi a semplificare quel che così semplice non è. Il diritto all’espressione è un diritto assoluto? Secondo me si, salvo quando si lede il diritto altrui: ma comunque il diritto ad esprimersi è in primo piano, e gli interventi che si pongono a limitare questo diritto devono essere precisi e motivati. Il diritto all’anonimato può cadere solo dove questo contrasti con il diritto di altre persone (ad esempio, vengano pubblicati dettagli privati che non siano di pubblica utilità), ma se uno si mette ad enunciare le sue opinioni in un giardino pubblico vestito da clown con la maschera, se non commette apologia del nazismo o non diffami qualcuno ha, secondo me, il pieno diritto a restare anonimo. Ipotizzo che il blogger della notizia (a quanto ne ho capito), sarebbe forse dovuto essere trattato come una fonte anonima…
Per Lettore_737509
17.06|17:12
bluejay

Non ho ben capito la tua risposta – firmarsi in Cina o in Paesi simili (vedi cosa sta succedendo in Iran) può costare la vita – rinunciare a scrivere, invece, può costare la libertà. Altro che tirare il sasso e nascondere il braccio! Sei tu, mi sembra, che parli a vanvera! Il mondo non è tutto come l’Inghilterra, sai? Quando all’Inghilterra e agli USA, partecipo regolarmente a discussioni in quei Paesi, e quasi tutti gli interventi sono anonimi anche lì.
Appunto, le dittature.
17.06|17:08
Eagleman1971

Esempio? Iran. Se scrivi contro il regime sei passibile di pena di morte. Cina, come sopra. L’anonimato di internet in molti paesi equivale all’una finestra di libertà che sfruttano a costo della vita. A volte essere cresciuti qui in italia fa non vedere cosa è la realtà da altre parti. Io sono cresciuto in arabia saudita, so molto bene di cosa parlo. Senza contare altri fattori validi anche da noi. In molti ambienti lavorativi la delazione verrebbe pagata con pesanti conseguenze e non si può pretendere che ad esempio un’infermiera (che col lavoro ci mantiene i figli) metta tutto a rischio per poter dire a qualcuno gli aneddoti negativi del suo lavoro. E comunque un blog non è piu informazione di quanto non lo sia una chiaccherata al bar.
Le norme accettate vanno rispettate
17.06|16:45
LettoreQualunque

Quando si crea un account per scrivere blog è richiesto di accettare varie norme di condotta ed altre sulla privacy. Esse dovrebbero essere sempre rispettate. Purtroppo alcuni siti ‘furbi’ concedono inizialmente la privacy, ma col tempo sottopongono allo scrittore un nuovo contratto in cui le norme sulla privacy sono alterate. Personalmente scrissi un paio d’anni fa dei blog su un sito inglese. Originariamente le norme sulla privacy erano che non sarebbe stato reso noto il nome dell’autore. Circa un anno dopo mi fu chiesto di rinnovare il contratto. Allora notai che le norme sulla privacy erano state cambiate. Mi rifiutai di accettare il nuovo contratto e non scrissi più alcun blog in quel sito.
anche io sono un blogger
17.06|16:41
Raffaele Abbate

ma non uso l’anonimato, chi giudica e critica deve assumersi la responsabilità di quanto scrive. Non siamo al tempo di papa re e delle pasquinate
L’anonimato.
17.06|15:50
Lettore_737509

Bluejay parla a vanvera – se uno ha il coraggio di scrivere qualcosa lo deve fare con suo nome e cognome (vedi sotto). Quel che lui fa’ e’ tirare il sasso e nascondere il braccio. Tra parentesi, solo in Italia si amette l’uso di iniziali oppure di prendere per vero scritti anonimi. Qui da noi in Gran Bretagna lettere del genere vengono cestinate e la legge dice chiaramente che nessuno puo’ iniziare dei procedimenti giudiziali basati su tali scritti. Quando li beccano poi sono c…i loro: non e’ questione di ‘se li beccano’ ma ‘quando li beccano’. Cordialita’ da Londra, Ermanno Nuonno
E le dittature?
17.06|15:39
bluejay

Coloro che sono contrari all’anonimato per i blogger dimenticano che è questa l’unica difesa per chi vive sotto una dittatura e usa i blog per combattere per la libertà. Dato che il mondo è ormai interconnesso, l’anonimato lo perderebbero tutti, anche chi vive in un paese strangolato da una dittatura e rischia la vita per diffondere notizie. No, grazie: la libertà prima di tutto! (A proposito, com’è che tutti usano nicknames anche se sono contrari all’anonimato? :-))
impariamo ad essere democratici!!!!!!!!!!!!!!!!!
17.06|15:39
Lettore_735128

penso sia giusto essumersi le responsabilità;solo il voto deve essere segreto per ovvi motivi.Penso che il poopolo di Machiavelli difficilmente sarà d’accordo con quel giudice…………
Ma quando mai?
17.06|15:22
Stefano Radice

Scusate, ma Internet qui non c’entra nulla. La sentenza del giudice dice semplicemente che il blogger in questione non ha diritto a vedere protetta la propria identità per legge, così come non ce l’avrebbe se avesse scritto un romanzo di fantascienza o pubblicato degli articoli su una rivista di cucina. Parlare addirittura di "duro colpo" all’anonimato in rete è non solo esagerato, ma anche fuorviante.
anonimo = poco credibile
17.06|15:22
Febat

Se una informazione viene da una fonte anonima, il tutto fa pensare ad una fonte non attendibile, e da verificare, per cui non è informazione. Inoltree bisogna che la gente si metta in tensta di diventare rwsponsbaile di ciò che fa e che dice
Non si gioca col lavoro, ed attenzione alle leggi…
17.06|15:22
stegra50

Da qual "pulpito" venga l’informazione, nel caso in questione e per l’argomento particolare e le notizie "tecniche" diffuse, l’anonimato è negligenza. Direi di più: il nostro "delatore" incorre anche nel reato di diffusione di notizie riservate, ed il suo commento talora negativo sul proprio ambiente di lavoro lo rende un insider negativo, un "cavallo di Troia", un serpente nel petto del suo ambiente professionale. Bocciato il blog per inappropriatezza e rischio di licenziamento per Richard Horton!
Giustissimo
17.06|15:22
albertobari

Altrimenti si rischia di vedere impunito chi mette in giro false informazioni e si favorisce coloro che seguono questa strada! Già lo stanno facendo sui giornali e in TV con nome e cognome (vedi notizie su gossip berlusconiani e non), figuriamoci se garantiamo loro l’anonimato!
Corretto
17.06|14:44
Pietro_1234

Bisogna sempre poter risalire alla fonte e sopratutto evitare gli "infangatori". Dalle "vecchie" BBS ai "nuovi" Blog … non c’e’ nulla di nuovo.
È giusto
17.06|14:03
viviani

Credo che la sentenza sia giusta. Il blog e internet sono senz’altro votati a nuove forme di identità. Tuttavia, l’informazione non è una cosa nuova: risponde a regole più antiche e per nulla discutibili o criticabili nelle parti che riguardano il rapporto tra chi informa e chi viene informato. Tra questi elementi – frutto di annosi dibattiti e anche grandi conquiste – quello della trasparenza. La trasparenza, al contrario dell’oggettività o dell’obiettività, non è un falso mito giornalistico, è anzi indispensabile per un corretto uso dell’informazione. Chi si prende la responsabilità di informare, non può farlo costantemente in forma anonima. Ne viene meno la trasparenza, e perciò anche l’eventuale responsabilità. A quelli che blaterano di internet, di blog e di anonimato come fosse una nuova era, masticando un po’ di ciberpunk e un po’ anarchia posticcia, ricordo sempre che c’è un solo modo di produrre informazione pubblica degna di questo nome: amare la verità. A partire da sé stessi.


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