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QUANDO PER L’INFORMAZIONE UNA PIOGGIA DIVENTA UN MONSONE…

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Riceviamo e pubblichiamo

Egregio direttore,
come Lei ben sa i mass-media hanno il compito di diffondere le notizie in tutto il mondo eliminando le distanze e rendendo la cultura e l’informazione non più patrimonio di pochi privilegiati, ma a disposizione di chiunque. Se la funzione primaria di questi mezzi è quella di trasmettere informazioni in modo obiettivo e completo, perché non accorgersi che la stessa funzione, se mal gestita, può essere deleteria, provocando condizionamenti e facili allarmismi, con inevitabili ripercussioni negative.

In questi giorni si sta delineando uno scenario preoccupante sul fronte dei flussi turistici che interessano il Gargano, con un calo delle prenotazioni anche in aree non interessate in modo diretto dal maltempo. Titoloni del tipo, "Piogge alluvionali sul Gargano», o ancora »Torrente esondato turisti tratti in salvo dai vigili del fuoco», «Turista disperso» ed altro stanno contribuendo alla diffusione di un allarmismo ingiustificato, generalizzando e fornendo indicazioni approssimative che penalizzano erroneamente l’intero Gargano.
Che la disinformazione nell’ambito della meteo oramai sia diventata incontrollabile è vero ed ecco che una settimana di piogge diventa "Piogge monsoniche o alluvionali", una settimana calda diventa "clima sahariano". Tutte queste cose in ogni servizio nei tg si trasformano in "Milioni di euro di danni, stato di calamità, stagione turistica a rischio". Ma la cosa che lascia perplessa è che i titoloni ingiustificati o troppo enfatizzati dei mass media all’immagine del Gargano, sono ormai diventati una costante all’inizio di ogni stagione turistica: alghe rosse, avvistamenti di squali, mare infestato di meduse, spiagge inaccessibili, abusivismo, ecc.. Perché questi attacchi? La concorrenza, si sa, nel mercato turistico mondiale è spietata ed è probabile che il Gargano non abbia una protezione politica adeguata. Che gli stessi mass media territoriali abbiano al posto di una informazione corretta altre priorità quali la tiratura delle copie del giornale. Eppure in tutto il Gargano attività degne di attenzione ci sono state e ci saranno: vedi ad esempio la rievocazione storica del Dragut Rais a Vieste o il prossimo concerto di Bennato a Peschici o altre attività previste nell’arco della stagione estiva a Vico, Rodi, in Foresta Umbra, ecc.
Senza poi considerare lo sforzo affrontato dalle associazione di categoria e dal Consorzio degli operatori turistici per promuovere al meglio non il proprio campanile ma l’intero Gargano sia in Italia che all’estero. Ma da imprenditrice capisco che questo per i mass media non è importante… fa vendere poco e tutti  dobbiamo mangiare. Che interessa poi se per far mangiare alcuni si deve mettere in difficoltà l’economia del territorio?
Mi piacerebbe immaginare una promozione e quindi una difesa all’unisono del Gargano. E’ il momento di rispolverare e rinvigorire quel brand Gargano che negli anni ’90 è stato di grande richiamo. Sarebbe opportuno per esempio investire energie e mezzi finanziari anche per avere un ufficio stampa che aiuti a promuovere le tante risorse che abbiamo e corregga le notizie fuorvianti che ci ledono. Dobbiamo capire che solo operando tutti  insieme possiamo superare le criticità delle nostre aree e non utilizzare le stesse per affossarci.
Vittoria Vescera, presidente
Consorzio operatori turistici «Gargano Mare»

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Ecco, giusto, ottima proposta la Sua, egregio presidente, l’istituzione di un ufficio stampa ad hoc che curi l’informazione «vista» del nostro Gargano. E sarebbe ora! Concordo con Lei e aggiungo che non se ne può più. Gli esperti, della comunicazione si giustificano asserendo che stiamo vivendo «un’epoca di plastica». In contrapposizione a quella di qualche decennio addietro dove ci si sforzava di «raccontare» quello che si vedeva» e non quello, come oggi, che si immagina di vedere. Giustifichiamo gli americani che sostengono che «bisogna dar da mangiare la bestia». Si sa i «mezzi» di comunicazione sono onnivori, ma si ha l’impressione che sia stato oltrepassato abbondantemente il limite. E questo a tutti i livelli. Basta sfogliare la stampa nazionale per inorridire. Non solo non si racconta e si scrive più quello che si vede. Oggi si va anche oltre la propria opinione emettendo veri e propri giudizi. Ritengo che sia la cosa più disdicevole… e pericolosa. Sono con Lei, bisogna porre rimedio. C’è bisogno di un freno, uno sforzo che vada oltre la consapevolezza di chi dirige lo «strumento» di comunicazione. C’è bisogno di «una seria indignazione» di chi usufruisce degli stessi mezzi: del lettore, dello spettatore che troppo spesso annuisce a questo tipo d’informazione quasi bramandola. Ce lo confermano la maggior parte dei commenti postati sotto le notizie del sito di Ondaradio. Quasi mai una proposizione o una contro proposta. Quasi sempre delazioni.
E’ il nostro sogno nel cassetto fare un giornale con solo notizie «buone», ma gli scarsi mezzi ci pongono seri limiti. Troppo spesso ci costringono ad attingere ad altre agenzie. Tecnicamente è il pericolo numero uno di questa informazione globalizzata di oggi. Un mondo intero che ripete quello che forse ha visto quell’unico corrispondente. Così se invece di raccontare d’aver visto deragliare un treno che andava a 100 km all’ora, scrive che oltrepassava i 200 km, tutto il mondo ripete che quel treno andava a 200 km.
Tornando alla nostra Vieste, scherzando con gli amici in redazione, amiamo ripeterci che «oggi chi non sa comunicare muore di fame». E’ il nostro grido d’allarme. E’ tempo che il nostro territorio ne prende seria consapevolezza altrimenti quel treno finirà per deragliare anche a 5 km/h e non ci sarà più bisogno che qualcuno lo scriva…
ninì delli Santi


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