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Feste patronali niente più Rock; la CEI: torni la musica sacra

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Basta con le feste patronali incentrate solo sulle pop star da hit parade. Stop ai concerti di rock satanico o di musica metal nelle ricorrenze dei santi protettori.
È forse un sogno, una utopia, ma i vescovi ci stanno provando a cambiare il modo di organizzare i festeggiamenti religiosi nelle 226 diocesi italiane invitando parrocie comitati dei festeggiamentia promuovere spettacoli sacri, musiche popolari tradizionali, concerti classici e sinfonici.

Quasi una silenziosa rivoluzione culturale con cui la Conferenza Episcopale Italiana punta ad elevare la qualità delle musiche nelle chiese ed evitare che gli spettacoli delle feste patronali non contrastino col sacro.
Ed i primi interessanti segnali già si vedono e portano la firma di importanti cantautori come Angelo Branduardi, in tournée con uno spettacolo su San Francesco ( Laude di Francesco e L’ Infinitamente piccolo) che ha presentato a Roma il 24 giugno scorso alla festa di S. Giovanni; e Ambrogio Sparagna, folksinger ed affermato etnomusicologo, che dopodomani all’ Auditorium di Roma presenterà uno spettacolo musicale su San Paolo con artisti arabi, ebrei, palestinesi e greci. È, in sostanza, l’ effetto Ratzinger che punta anche sulle feste religiose nelle piccolee grandi città, che ogni anno muovono affari per migliaia e migliaia di euro per concerti, luminarie, fuochi d’ artificio, addobbi ecclesiali.
Un effetto favorito non a caso da un papa, Benedetto XVI, che ama suonare al pianoforte Mozart e Beethoven, ma che ha annullato il concerto di Natale in Vaticano, dove per anni Giovanni Paolo II aveva invitato grandi nomi della musica pop internazionale.
«E’ vero, l’ assemblea Cei chiede alle diocesi di vigilare più attentamente sulle feste patronali. E i vescovi devono fare in modo che in queste ricorrenze ritorni a prevalere il sacro, anche nella musica», conferma il vescovo Domenico Sigalini, assistente dell’ Azione cattolica e segretario della Commissione Cei sulle migrazioni.
«È un importante recupero della pietà popolare e della tradizione grazie – specifica – al rilancio delle confraternite e dei comitati locali dove, però, a volte, si intrufolano personaggi senza scrupoli, persino vicini alla malavita, che sfruttano le feste per propri interessi. E la Chiesa questo non lo vuole».
In questa direzione va quindi il nuovo «Repertorio dei canti per la liturgia» approvato dall’ Assemblea dei vescovi di maggio, «una raccolta di più appropriati canti in italiano e in latino, scelti per meglio servire le varie celebrazioni», spiega monsignor Antonio Parisi dell’ Ufficio liturgico Cei. «Finalmente, condivido questo nuovo modo di concepire le feste patronali.
Sono contento che i vescovi stiano mettendo fine a forme musicali di basso livello durante le liturgie con schitarrate orride, testi banali e, non di rado, stonature», commenta Angelo Branduardi, che domenica prossimaa Itri (Latina) all’ avvio dei festeggiamenti della Madonna della Civita si confronterà al convegno «S. Francesco 800 anni dopo…» con la regista Liliana Cavani, autrice di 2 film sulla vita del Poverello. 

ORAZIO LA ROCCA


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