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Peschici/ Mancato recupero dell’abbazia Kalena le colpe della soprintendenza

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Si fanno sempre più pressanti le sollecitazioni al Comune di Peschici perchè predisponga gli atti amministrativi necessari al fine di procedere all’esproprio del complesso monastico di Calena, ubicato nella piana del cenfro garganico. Non si coniano più, infatti, le prese di posizione di associazioni e cittadini perchè, in tempi brevissimi, considerata l’urgenza, possano essere avviati i lavori di recupero dell’ex abbazia benedettina: un monumento che è tutt’uno con la storia del Gargano a partire alla fine dell’anno mille. L’indice va anche puntato nei confronti della Soprintendenza regionale, che non ha mai imposto (effettivamente e non solo sulla carta) ai proprietari le opportune misure di «conservazione» previste dalla normativa sui beni culturali nonostante le sollecitazioni del ministero. Il sovrintendente incaricò il tecnico di zona a contattare i proprietari per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli
la atti progettuali. Sembrava che si fosse imboccata la via giusta. Ifatti, a seguito di sopralluogo congiunto gli eredi Martucci si impegnarono a predisporre gli atti progettuali volti al risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione degli elementi lapidei della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali nel cortile della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari, bonifica dei vani della primitiva chiesa. C’era, quindi ottimismo più che giustificato, visto che il soprintendente rassicurava il Ministero dicendo che «qualora i proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo ufficio procederà immediatamente all’esproprio». Fu anche quantificato il costo del restauro dell’intero complesso per una cifra di un milione e mezzo di euro. La realtà è che quell’ottimismo si è poi dimostrato infondato, visto che a distanza di anni di quelle promesse il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti: il tempo sta consumando anche quel poco di credibilità che si deve avere nei confronti di chi per dovere istituzionale, ha l’obbligo di far seguire alle parole i fatti.
Francesco Mastropaolo


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