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Ad ognuno il proprio “Grillo”

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Perché Grillo non dovrebbe avere la possibilità, se regolarmente iscritto, di candidarsi alla segreteria nazionale del PD?
Perché questo allarmismo ingiustificato, questa chiusura netta, questo ostracismo radicale nei confronti di un’eventualità del genere?

 

  Il Pd, fuori dalle logiche conservatrici di una ristretta cerchia di alti dirigenti, deve essere quel “tram” su cui deve poter salire anche chi, come il comico Grillo, ha manifestato più volte la propria critica alle classi dirigenti, al ruolo di opposizione fin qui svolto, alle tematiche affrontate o meno. Anche perché sindacare a priori sulla reale volontà di impegno serio, sui veri motivi di un’iscrizione, su un programma politico ancora da presentare compiutamente, davvero appare già irrispettoso verso “migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente”.
Niente di più concreto delle parole di Luciano Violante quando di Grillo dice: ”Non è solo un comico, interpreta uno stato d’animo. La sua candidatura è il frutto della crisi del sistema politico”.
La crisi del nostro sistema politico non è forse nell’alveo di una “Questione morale” mai risolta e che bisogna decidersi a mettere al centro del dibattito per fissare i nuovi paletti del giusto agire in politica?
 E sbaglia ancora Fassino quando, tornando a parlare della vicenda Grillo su Repubblica tv, dice: “Non c’è alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del PD…..è una boutade, una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo”. E se così non fosse?
 Proprio perché le regole che scandiscono la dinamica congressuale «sono cose serie e non meritano di essere irrise», vanno anche rispettate nell’ambito di ragionevoli deroghe, perché, tra l’altro, esse non sono state scritte da Grillo. E’ vero! Forse era il caso di pensare prima, e meglio, a cosa avrebbero potuto significare le primarie in un partito nuovo con vocazione maggioritaria con identità, anime, culture diverse?
Ma così come sono concepiti i regolamenti e strutturate le primarie è inimmaginabile fermare con qualche cavillo burocratico la candidatura di Grillo. Sarebbe innaturale, controproducente, antipopolare, un vero e proprio boomerang, giacché i sostenitori di Grillo sono per lo più elettori del centro-sinistra non sempre a torto disorientati. La candidatura di Grillo, se fatto serio, non venga ostacolata e sia consentito liberamente al variegato mondo del centro-sinistra di esprimersi, al di là e al di fuori delle devastanti strategie di “chiusura a riccio”.
 Ci sia, e sia libera e aperta, la discussione politica su ciò che Grillo, finora poco aperto a confronti e dialoghi e poco disponibile a mettersi in gioco, propone, quando parla di temi cari a tanti di noi, quali l’informazione libera, il ritiro delle concessioni governative ai politici, il parlamento pulito, il conflitto di interessi, il no al nucleare, il numero limitato di legislature, lo sviluppo di energie rinnovabili.
 Se Grillo possegga o no le capacità e le qualità necessarie per aspirare a guidare il PD, lo decida il popolo delle primarie. Perché con Grillo e il suo popolo bisognerà confrontarsi, nel bene e nel male, senza fastidi e senza paura, sapendo che potrebbe essere un rischio ma anche una formidabile opportunità per il PD di rilanciare un proficuo rapporto con masse di elettori e di cittadini sempre più sfiduciati dagli scontati e ormai vetusti luoghi comuni dell’agire in politica.
 Un partito che si prefigge di essere maggioritario nell’ambito della sinistra deve sapersi confrontare e relazionare con i sentimenti della cosiddetta “antipolitica”, spesso espressi genuinamente da chi non ha altri mezzi per gridare il proprio malcontento e il proprio dissenso.
Michele Eugenio Di Carlo
(Delegato regionale PD Puglia)


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