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Bari/ Fare sesso nell’auto di servizio non è reato ma se si fa in fretta

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Andare a lucciole con l’auto di servizio non è reato, a due condizioni: se si fa presto e se non si devia dal percorso autorizzato. Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe De Benedictis, che ha assolto «perché il fatto non sussiste» un dipendente dell’Università di 61 anni, particolarmente sensibile al fascino femminile, dalle accuse di peculato e di truffa a ente pubblico. Il gup ha accolto in pieno la tesi del difensore dell’indagato, avvocato Filiberto Palumbo. Di diverso avviso era stata la Procura della Repubblica, che attraverso il pubblico ministero d’udienza, Antonino Lupo, aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione. Nella motivazione della sentenza, il gup conferma la ricostruzione della pubblica accusa. Che cioè la mattina del 21 ottobre scorso il dipendente della facoltà di Agraria approfittò dell’incarico ricevuto, di andare a dare un’occhiata alle colture sperimentali in territorio di Valenzano, per incontrare una prostituta. È vero che il tecnico sessantenne ebbe un rapporto sessuale con la donna, all’interno dell’auto di servizio, ma anche questo comportamento rimane al di fuori del codice penale: «Non si può ritenere – scrive il gup – che l’imputato si sia appropriato del carburante necessario a una deviazione, non potendosi, oggettivamente, ritenere tale l’essersi appartato in un vicinissimo tratturo».
Il giudice rileva che non si può configurare non solo l’appropriazione ingiustificata della benzina ma nemmeno il «peculato d’uso» riferito all’utilizzo improprio dell’abitacolo. E spiega che la trasgressione durò «non più di una decina di minuti». Per analoghi motivi non c’è alcuna truffa.
Il tecnico dell’Università fu pedinato dai militari della sezione di pg dei Carabinieri.


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